Yara uccisa da sei coltellate la sera del rapimento: “Ha tentato di difendersi

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Un ciuffo d’erba stretto in una mano. L’ultimo gesto disperato per difendersi. E’ morta così la piccola Yara. E sono proprio quei fili d’erba stretti nel pugno della giovane a provare che ha tentato di liberarsi dal suo aggressore. Mentre probabilmente il suo assassino stava cercando di abusare di lei.

Yara è morta per aver resistito al suo assassino dunque. Sei colpi. Al collo, al polso e alla schiena. Una lotta durata forse pochi minuti, per poi essere abbandonata nel campo dove è stata ritrovata il 26 febbraio. Vicino a lei i suoi oggetti personali. Il suo l’iPod e le chiavi di casa. I capelli legati con lo stesso elastico rosso. I suoi vestiti: la sua giacca di Hello Kitty, la felpa azzurra, i leggins neri. Tutti elementi che proverebbero che la giovane sia stata uccisa la stessa sera della scomparsa.


Yara, il paese la ricorda

UNA FURIA BESTIALE – Una furia bestiale si è accanita su di lei. Lo dicono i primi rilievi sul cadavere effettuato all’Istituto superiore di medicina di Milano in attesa dell’autospia. Il corpo presenta infatti una ferita di arma da taglio alla gola, quattro alla schiena e una a un polso. Una violenza che secondo i primi riscontri si potrebbe spiegare con la volonta’ dell’assassino di bloccare la ragazzina che cercava di difendersi, e che prima sarebbe stata colpita alla gola, poi al polso e infine ripetutamente alla schiena.


Ritrovato il corpo di Yara – Olycom
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“E’ STATA UCCISA DA UN BRANCO”- “Io credo che sia stato un branco, questo non è il lavoro di una sola persona”. Il capo della protezione civile di Brembate Sopra Pietro Valsecchi ha portato dei fiori questa mattina, 28 febbraio, sul luogo del ritrovamento di Yara Gambirasio, in mezzo al campo incolto di Chignolo d’Isola, via Bedeschi. Nel terreno si nota un piccolo avvallamento, non più alto di una ventina di centimetri. Valsecchi ha pregato per pochi minuti proprio lì davanti, dove ha deposto dei fiori. Il tutto in mezzo al fango, a circa 130 metri dalla stradina sterrata che si stacca dall’asfalto della zona industriale di via Bedeschi, dove fino a ieri c’era il cordone della polizia che impediva ai giornalisti e ai curiosi di passare. Per 130 metri il corpo di Yara è stato trascinato in mezzo agli arbusti e al fango. “Per questo credo che non possa aver agito un uomo solo”, conclude l’anziano volontario, impegnato da tre mesi e ora in lacrime. Proprio ieri, 28 febbraio, Pietro Valsecchi aveva dichiarato: “Qualcuno sapeva e chi sa parli”. “Volevo solo dire che secono me qui qualcuno ha visto mentre portavano la povera ragazza. Non si poteva non vedere. Non volevo accusare nessuno di Brembate Sopra, della mia comunità. Vediamo”. Certo proprio da qui le ricerche erano passate più volte: a quanto pare le avevano condotte i gruppi di protezione civile di Filago e Palazzago. “Ma non si può non vedere niente, dice Valsecchi, anche un ragazzino avrebbe visto. Voglio capire chi è passato e andare a fondo”.

ATTESA PER L’AUTOPSIA – L’autopsia dovrà cercare di accertare anche da quanto tempo il cadavere si trovava nel punto in cui è stato trovato. Secondo gli inquirenti, viste le condizioni, potrebbe essere stato lì fin dall’inizio, mentre secondo i volontari che hanno partecipato alle ricerche e hanno perlustrato tre volte proprio quell’area sarebbe stato impossibile non vederlo, in mezzo ad arbusti secchi alti al massimo 80 centimetri. Intanto la strada in cui è avvenuto il ritrovamento è stata riaperta al traffico, mentre resta transennata con una fettuccia solo la parte del campo in cui si trovava il cadavere.

MAZZI DI FIORI SUL SUO BANCO – Un mazzo di fiori sul banco vuoto e ancora tanti messaggi d’affetto. Così questa mattina i compagni di Yara Gambirasio hanno voluto ricordare la tredicenne di Brembate Sopra (Bergamo) uccisa e abbandonata in un campo a pochi chilometri da casa. Ad accogliere alunni e genitori all’entrata della scuola media delle Orsoline, sotto una pioggerella autunnale, c’era la preside, suor Carla Lavelli: «Ci troviamo a gestire un lutto – ha detto – ad imparare ad affrontare la morte, la nostra e quella di Yara. Dobbiamo convincerci che fa parte della nostra vita». E sull’aggressore o sugli aggressori di Yara, la suora ha detto: «Chi ha commesso un atto del genere dovrebbe ritrovare la propria umanità, che in questo momento vuol dire legalmente costituirsi e riconoscere il proprio errore. Parlare di perdono adesso vuol dire banalizzarlo». «Il perdono – ha proseguito la preside – bisogna costruirselo dentro». Riprendendo poi le parole di ieri mattina del parroco di Brembate Sopra che durante la messa ha parlato della presenza di un orco nella comunità, suor Carla ha aggiunto: «Io parlerei piuttosto della banalità del male. Il male è in mezzo a noi e dentro di noi. Non basta colpevolizzare qualcuno bisogna lavorare perchè questo male che è dentro di noi non sfoci in atti di questo genere».


Ritrovato il corpo di Yara – Olycom
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CRIMINOLOGI: MOVENTE DI NATURA SESSUALE, E’ UNO DEL POSTO – Un impulso irrefrenabile, il rifiuto della piccola Yara, la rabbia e infine l’omicidio. Il Tg5 ha interpellato quattro criminologi, e tutti concordano sul movente dell’assassinio di Yara Gambirasio: è di natura sessuale. “Eliminata la pista dell’estorsione e della vendetta, quello sessuale è il movente più accreditato nelle ultime ore”, ha detto Massimo Picozzi. Secondo il criminologo Vincenzo Mastronardi, si tratterebbe di un omicidio “di natura sessuale, non un semplice tentativo di approccio, ma convintamente sessuale”.

Per il prof. Carmelo Lavorino, l’aggressore “ha perso il controllo, ha cercato di effettuare un’aggressione sessuale nei confronti della piccola, ma quando ha capito di essere andato oltre, ha temuto di essere denunciato e di perdere il rispetto e la dignità e di vedere infangata la propria situazione sociale: così è passato all’atto distruttivo aggressivo”. “E’ un’aggressione premeditata volta ad avere la disponibilità sessuale di Yara e poi a liberarsene”, concorda la criminologa Roberta Bruzzone. Sulla base delle prime informazioni successive al ritrovamento del corpo della tredicenne di Brembate, i quattro criminologi hanno tracciato un profilo del possibile assassino.

“L’ipotesi più probabile è che possa essere un predatore sessuale – ha detto Vincenzo Mastronardi – giovane, ma non eccessivamente, intorno ai 30 anni. Si muove agevolmente perché abita in quella zona. Il corpo lo ha rilasciato mosso da un rigurgito di ‘pietas’ cristiana”. La tesi del criminologo Carmelo Lavorino è che si tratti del “classico soggetto insospettabile, di buona famiglia, con dei figli della stessa eta’ della vittima e che gode della sua fiducia, proprio perchè era considerato soggetto non pericoloso e che ha potuto abbattere le difese della vittima grazie al rapporto di frequentazione, di conoscenza e di fiducia”. Per Roberta Bruzzone si tratterebbe di “una persona che Yara conosceva e di cui probabilmente seppur minimamente si fidava, abbastanza da seguirlo senza particolari problematiche”. “L’ipotesi – conclude Massimo Picozzi – è che si tratti di una persona che conosceva la ragazza e che sul suo corpo aveva delle fantasie perverse oppure qualcuno di occasionale che sempre per queste fantasie ha prima adescato e poi aggredito Yara Gambirasio”.


INDAGINE SU CELLULARI PRESENTI IN ZONA LA SERA DEL RAPIMENTO – Dopo quelli condotti nei mesi scorsi a Brembate e Mapello, nuovi accertamenti telefonici saranno effettuati dagli inquirenti che indagano sul rapimento e l’uccisione di Yara Gambirasio. Nei prossimi giorni saranno infatti acquisiti i dati registrati dalla cella telefonica che copre il campo di Chignolo d’Isola, dove e’ stato trovato il cadavere della ragazza. Lo scopo e’ quello di capire quali cellulari siano passati dalla zona del ritrovamento del corpo la sera del rapimento e nei giorni successivi (l’ipotesi investigativa e’ infatti quella che il corpo, viste le condizioni in cui e’ stato trovato, sia stato abbandonato a Chignolo tre mesi fa), e se uno di quelli fosse a Brembate Sopra la sera del rapimento. 

fonte:affaritaliani.it

Yara uccisa da sei coltellate la sera del rapimento: “Ha tentato di difendersiultima modifica: 2011-02-28T13:42:55+01:00da michelepositano
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