AFGHANISTAN, ALPINO MUORE IN UN ATTENTATO -FOTO

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KABUL – Ennesimo lutto per il contingente italiano in Afghanistan. Il tenente Massimo Ranzani è morto nell’ovest del paese asiatico, mentre altri quattro militari sono rimasti feriti a Shindand. I cinque erano a bordo di un veicolo blindato Lince, saltato su un ordigno improvvisato, ed erano nel corso di un pattugliamento. L’attacco è stato rivendicato dai talebani. In un comunicato di due righe pubblicato sulla loro pagina web gli insorti hanno reso noto che «una mina terrestre collocata da un mujaheddin nell’area di Company del distretto di Adar Sang ha sventrato un automezzo in pattugliamento dell’Isaf», la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza sotto comando Nato. L’esplosione, si dice infine, «ha ucciso o ferito tutti gli invasori che si trovavano al suo interno alle 14:00» locali (le 10:30 italiane).

Nato il 24 marzo 1974, Ranzani era celibe, originario di Ferrara e in esercito dal 1999. Il giovane tenente era arrivato in Afghanistan il 12 ottobre scorso. Ranzani abitava a Santa Maria Maddalena, nel comune di Occhiobello in provincia di Rovigo, dove aveva la residenza con i genitori, il papà Mario di 62 anni e la mamma Ione di 58. Massimo Ranzani è il primo militare del Quinto Alpini di Vipiteno a perdere la vita in Afghanistan. Lo ha detto il capitano Paolo Rinaldi, alla caserma Morbegno di Vipiteno dove il tenente era di stanza. Tutto il reparto ha una lunga esperienza di missioni all’estero di peace keeping. Il tenente rimasto ucciso prestava servizio dal 1999 ed era ufficiale di fanteria alpina. Da alcuni anni, nei periodi in cui non era impegnato all’estero, viveva a Vipiteno. Il comandante del reparto, colonnello Giovanni Coradello, attualmente si trova impegnato sul campo in Afghanistan.

Le condizioni dei quattro militari ricoverati presso l’ospedale da campo di Shindand, sottolinea lo Stato maggiore della Difesa, «non destano ora preoccupazioni e nessuno di loro è in pericolo di vita».«I militari, appartenenti alla Task Force Centre, hanno riportato traumi e fratture in particolare agli arti inferiori», ed è ora in corso un intervento chirurgico finalizzato a ridurre le fratture – presso la struttura sanitaria di Shindand – per due di loro, con traumi alla gamba e alla caviglia. Per uno dei quattro militari – che necessita di un intervento oculistico – sarà successivamente necessario il trasferimento presso l’ospedale da campo di Kandahar. 

LA SALMA RIENTRA MERCOLEDI’ A quanto apprende l’ADNKRONOS da qualificate fonti militari, la salma del tenente degli alpini Massimo Ranzani, ucciso oggi in Afghanistan, dovrebbe rientrare in Italia mercoledì. Le esequie del militare in servizio presso il V Reggimento Alpini di Vipiteno (Bz), dovrebbero essere celebrate giovedì, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, a Roma.

FORMIGONI: VICINO AI FAMILIARI Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, esprime il suo cordoglio per la morte del tenente Massimo Ranzani, vittima di un attacco in Afghanistan. E, a nome suo e di tutto il governo regionale, rivolge un pensiero di vicinanza «ai familiari del nostro valoroso soldato, impegnato con grande dedizione, professionalità e spirito di sacrificio per ideali di pacificazione e di positiva convivenza sociale». Agli altri militari italiani feriti, il governatore lombardo esprime la sua solidarietà, la sua ammirazione e l’augurio «di una pronta guarigione».

CORDOGLIO SCHIFANI «Ancora una volta l’Italia piange un suo figlio impegnato in una missione contro il terrorismo e a favore della libertà e della sicurezza dell’Afghanistan. Desidero esprimere, a nome mio personale e dell’Assemblea di Palazzo Madama, i sentimenti del più profondo, affettuoso e sincero cordoglio alla famiglia del caduto e alle Forze Armate e un pensiero di vicinanza ai soldati feriti». Così il presidente del Senato, Renato Schifani, nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Biagio Abrate, dopo l’attentato contro i militari italiani in Afghanistan, nei pressi di Shindand, in cui ha perso la vita il tenente degli Alpini, Massimo Ranzani, e sono rimasti feriti quattro militari del 5° Reggimento Alpini di stanza a Vipiteno.

GENITORI: ORGOGLIOSI DI LUI Chiusi nel dolore, ma orgogliosi del loro figlio: accanto a Mario e Iole Ranzani, i genitori di Massimo Ranzani, nella villetta a Occhiobello ci sono alcuni familiari e rappresentanti dell’esercito, tra cui il comandante del 5/o Reggimento Artiglieria Contraerea di Rovigo e Padova. Mamma Iole ha saputo le prime notizie della morte di un militare in Afghanistan mentre stava guardando un telegiornale e quando ha sentito suonare alla porta e ha visto i militari ha intuito che qualcosa poteva essere accaduto al figlio in missione. Nella villetta c’è anche il cappellano militare del comando logistico Nord di Padova, don Luigi Goldin, oltre al parroco di Occhiobello. Quello che ha colpito tutti, riferiscono fonti militari, è la forza con cui i genitori hanno reagito «sono orgogliosi del loro figlio». Ranzani, riferiscono sempre fonti militari, era un militare esperto e aveva compiuto missioni in Kossovo, in Afghanistan nel 2008 e da dicembre ancora in terra afghana. La missione doveva concludersi il prossimo 16 aprile.

COLPITO DA ORDIGNO RUDIMENTALE Era al rientro da una missione umanitaria dopo avere consegnato medicinali ed avere prestato cure mediche assieme ad alcuni commilitoni il tenente Massimo Ranzani, rimasto ucciso in Afghanistan. Lo ha confermato il capitano Paolo Rinaldi, alla caserma Morbegno di Vipiteno dove l’ufficiale era di stanza. «Da quanto abbiamo saputo – ha affermato il capitano Rinaldi – Ranzani si trovava sul terzo mezzo di un convoglio, un Lince, contro il quale è stato esploso un ordigno rudimentale. Per Ranzani, purtroppo, non c’è stato nulla da fare ed è morto praticamente all’istante. Gli altri quattro che erano con lui sul Lince sono stati portati all’ospedale di una vicina base.

CORDOGLIO DI NAPOLITANO E BERLUSCONI Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena saputa la notizia del gravissimo attentato in cui Ranzani ha perso la vita, ha espresso ai familiari del militare i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore, e un affettuoso augurio ai soldati feriti. Anche il presidente del Consiglio Berlusconi ha commentato l’attentato, definendolo «un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna il parlamento con voto unanime e tutto il popolo italiano ad essere lì in un paese ancora medioevale sia uno sforzo che andrà in porto». Berlusconi ha quindi precisato: «dobbiamo andare avanti». 

COMANDO ALPINI: NON E’ PRIMO ATTENTATO DEL GENERE «Non si tratta del primo attentato di questo genere». Lo ha detto il Capo ufficio stampa del Comando truppe alpine Maurizio Paissan, commentando la dinamica dell’attentato al mezzo corazzato Lince costato la vita a un militare italiano in Afghanistan. «Il Lince – ha detto – è uno dei migliori mezzi che abbiamo a disposizione, ma questa volta ciò purtroppo non è bastato a proteggere i suoi occupanti. L’esercito italiano sta in continuazione mettendo a punto i mezzi e le procedure per ridurre il più possibile ogni rischio per i nostri soldati».

VICINO DI CASA: L’HO VISTO BIMBO «L’ho visto bambino; l’ho visto crescere»: sono le parole miste al pianto dette da una vicina di casa di Massimo Ranzani, il tenente degli alpini ucciso in Afghanistan, nella frazione di Santa Maria Maddalena a Occhiobello (Rovigo). La notizia della morte del militare ha gettato nel dolore le persone che lo conoscevano e che avevano una frequentazione quotidiana di vicinato con i genitori dell’alpino. Tra le lacrime, parole di disperazione e critiche anche verso il governo. La villetta bifamiliare è meta incessante dell’arrivo di militari dell’esercito impegnati anche nell’opera di conforto ai genitori del commilitone ucciso nell’esplosione di un ordigno.

AMICA: NON VOLEVA SPOSARSI «Non voglio sposarmi perchè facendo questo lavoro non vorrei complicare la vita alla mia famiglia». Così si era confidato ad un’amica di Santa Maria Maddalena (Rovigo), Massimo Ranzani, il tenente ucciso oggi in Afghanistan. A raccogliere queste parole era stata Paola Guerzoni che aveva incontrato Ranzani proprio lo scorso Natale, quando il tenente era tornato a casa per salutare i genitori. «La mia vita è la carriera militare, se mi sposassi mi sentirei legato troppo alla famiglia», diceva Massimo che, nonostante i pericoli che la missione in Afghanistan poteva nascondere, si dimostrava determinato. «È il mio lavoro, la mia passione, voglio andarci». In paese molti amici, come Roberto Catozzo, lo ricordano ancora quando da piccolo faceva parte del gruppo scout: «Era un ragazzo d’oro, che si prendeva cura degli altri, ma già da piccolo diceva di voler fare il soldato, ci mancherà tantissimo».

CUGINA: ERA BUONO E ALTRUISTA «Massimo era una persona buona, altruista, coraggiosa, sempre pronto per gli altri. Gli piaceva il suo lavoro, amava farlo, purtroppo è capitato a lui». È il ricordo commosso di Erica Rizzi, cugina di Massimo Ranzani, il militare ucciso oggi in Afghanistan. «Lui doveva tornare il 16 aprile – dice – ed era in Afghanistan da dicembre. Voleva sistemarsi, voleva mettere su famiglia, purtroppo non ce l’ha fatta, mi dispiace sia successo e ora chiedo un pò di rispetto per il dolore dei miei zii». Alla domanda dei giornalisti se quando tornava diceva qualcosa della sua esperienza, «io – risponde – non chiedevo nulla, lui non mi parlava di quello che faceva, forse per riservatezza. Ho saputo della tragedia al cellulare stamattina, ero a un concerto a Rovigo. Mia mamma mi ha chiamato piangendo e ha detto Massimo è morto».

CORDOGLIO A VIPITENO «Abbiamo perso un amico, oltre che un collega. Siamo profondamente colpiti». Lo dice il capitano Paolo Rinaldi, del Quinto reggimento Alpini al quale apparteneva Massimo Ranzani, il militare rimasto ucciso in Afghanistan. La notizia della morte è appena arrivata alla caserma Morbegno di Vipiteno dove il militare era di stanza. «Il nostro dolore è grande, anche se, naturalmente, siamo preparati a dover gestire lutti come questo». «Ranzani – racconta il capitano – aveva una grandissima esperienza ed era al suo secondo impegno in Afghanistan. Avrebbe dovuto rientrare in Italia ad Aprile, assieme agli altri militari feriti».

SI DIMETTE GOVERNATORE KABUL Il governatore di Kabul, Zabihullah Mujaheddi, ha rassegnato le sue dimissioni in segno di protesta per gli ostacoli trovati nel governo del presidente Hamid Karzai al suo progetto di ricostruzione della capitale afghana. Intervistato dall’agenzia di stampa Pajhwok, Mujaheddi ha detto di aver inviato ieri le sue dimissioni a Karzai che «in un primo tempo le ha respinte ma poi le ha accettate». Senza entrare nei dettagli della sua decisione, il governatore ha spiegato che «non me la sento più di svolgere il semplice ruolo di uomo di paglia governativo». Mujaheddi ha comunque ammesso che la ragione fondamentale risiede nel fatto che il suo progetto di ricostruzione della provincia di Kabul non è stato appoggiato nè dal palazzo presidenziale nè dalla Direzione indipendente della amministrazione locale (Idlg). Designato nel 2009 il governatore, che è rimastoin carica per 21 mesi, abbandonerà le sue funzioni fra 21 giorni con l’inizio del nuovo anno afghani.

SINDACO: OCCHIOBELLO SOTTO CHOC Daniele Chiarioni, sindaco di Occhiobello, non sa darsi pace per la morte in Afghanistan del tenente Massimo Ranzani, originario di questa terra così come in questa cittadina era cresciuta la prima vittima rodigina caduta in Afghanistan il 28 luglio dello scorso anno, il maresciallo Mauro Gigli. «Contrariamente a Gigli conoscevo bene Massimo – spiega all’ANSA Chiarioni – anche se lo avevo perso un pò di vista da quando aveva intrapreso la carriera militare. Era un bravo ragazzo, figlio unico di due giovani pensionati Mario, di 62 anni, e Ione, di 58. Un giovane disponibile che si era messo in luce impegnandosi nel gruppo scout». Ranzani era tornato in Polesine durante le vacanze di Natale. Il sindaco rileva che la notizia della disgrazia è stata portata ai genitori che vivono nella frazione di Santa Maria Maddalena dal comandante dei carabinieri di Castelmassa e dal comandante della stazione locale. Nelle prossime ore l’amministrazione comunale deciderà sul lutto cittadino. La notizia ha accentuato il dolore anche dei genitori del maresciallo Gigli, ucciso a Herat l’estate scorsa. Originari dell’Umbria, i genitori di Gigli vivono da 24 anni a Occhiobello. Gigli, nato in Sardegna, lasciò la moglie e due figli di 19 e 7 anni, che vivono a Villar Perosa (Torino).

4MILA ITALIANI NELLA ZONA Sono circa 4.000 i militari italiani che partecipano alla missione Isaf in Afghanistan. Quello attuale è il numero massimo raggiunto per quanto riguarda l’impegno nazionale nel Paese. Solo nei prossimi mesi ci sarà un graduale disimpegno. La quasi totalità degli italiani – una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione con incarichi di staff – si trova nella regione occidentale del Paese: ad Herat vi è la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c’è un’area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Sotto il comando degli italiani – proprio in questi giorni è in corso il passaggio di consegne tra gli alpini della brigata Julia e i parà della Folgore – c’è un contingente di militari provenienti da 12 nazioni. La componente principale delle forze nazionali è costituita dal personale proveniente dall’Esercito; è presente inoltre un significativo contributo di uomini e mezzi dell’Aeronautica, della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Quattro le task force costituite dai militari italiani in altrettante aree della regione ovest, mentre nella provincia di Herat è attivo un team di ricostruzione provinciale (Prt) che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di una rilevante componente aere costituita da velivoli C-130, caccia AMX (che non sono autorizzati a bombardare), aerei senza pilota Predator, elicotteri d’attacco Mangusta e da trasporto di vario tipo. Sul versante dell’addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afgani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali soprattutto nell’ambito della Nato Training mission Afghanistan.

007: RISCHIO ATTACCHI E’ CONCRETO Il rischio di nuovi attacchi è «concreto e reale» anche in considerazione delle «accresciute capacità offensive dell’insorgenza». I servizi segreti, nella relazione consegnata al Parlamento solo qualche giorno fa, avevano avvertito che nell’ovest dell’Afghanistan – dove oggi si è verificato l’ennesimo attacco in cui ha perso la vita un militare italiano e altri 4 sono rimasti feriti – la situazione era particolarmente a rischio. Quelle province, scrivevano gli 007, «saranno esposte al crescente rischio di attacchi». Ed infatti, l’avvicinarsi della fine dell’inverno e la pressione delle forze Isaf sempre più costante ha spinto l’Aise – l’Agenzia per la sicurezza esterna – a diffondere negli ultimi mesi diversi warning: 1.509 solo nel periodo tra maggio e settembre 2010, a fronte di 741 azioni ostili effettivamente verificatesi. Informative più o meno circostanziate su progetti di attacchi agli uomini del nostro contingente che hanno determinato un innalzamento delle misure di sicurezza poste a protezione dei militari e che hanno permesso di sventare diversi attentanti. Ma non sono riuscite del tutto a neutralizzare la minaccia degli Ied, gli ordigni esplosivi artigianali su cui oggi è saltato il Lince a Shindand. È per questo che nei warning e nelle relazioni ufficiali gli uomini dell’intelligence continuano a ripetere che proprio le bombe artigianali e le imboscate lungo le strade interessate dal transito dei mezzi della colazione, restano le tecniche «privilegiate» dalla guerriglia, così come il lancio di razzi verso le basi avanzate di Isaf. Nè si può escludere che nei prossimi mesi, avvertono gli 007, possano esserci «rapimenti di personale occidentale» e che nei principali centri urbani – dunque a Kabul ma anche ad Herat dove c’è la base del nostro contingente – è possibile che gli insorti, alla ricerca di visibilità, possano «condurre azioni che contemplino l’utilizzo contemporaneo di attentatori suicidi e gruppi di fuoco». Nell’analisi inviata al Parlamento i servizi ribadivano dunque che l’Afghanistan è tutt’altro che pacificato: un paese, anzi, con un «quadro istituzionale destinato a permanere instabile per le lacerazioni interne e per la difficoltà di reinserire la componente moderata Taliban nella vita politica del Paese». E per questo, nel «breve-medio termine il personale straniero, militare e civile, permarrà notevolmente esposto al rischio di azioni ostili». Un rischio che per i nostri militari è rappresentato soprattutto dal «riposizionamento in area di miliziani» provenienti dalla province meridionali dell’Afghanistan dove, dicono gli 007, le operazioni di «contro-insorgenza» avviate nel 2010 dalle forze di sicurezza dei reparti afghani assieme all’Isaf sono state particolarmente intense.

37 MILITARI MORTI IN MISSIONE Con il militare ucciso oggi a Shindand – il secondo morto del 2011 – salgono a 37 le vittime italiane dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore ed uno si è suicidato. Il 2010 è stato fino ad oggi l’anno più sanguinoso, con 13 vittime.
Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004 ad oggi: Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO – 3 ottobre 2004 Capitano di fregata BRUNO VIANINI – 3 febbraio 2005 Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO – 11 ottobre 2005 Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI – 5 maggio 2006 Tenente colonnello CARLO LIGUORI – 2 luglio 2006 Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO – 20 settembre 2006 Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA – 26 settembre 2006 Agente Sismi LORENZO D’AURIA – 24 settembre 2007 Maresciallo capo DANIELE PALADINI – 24 novembre 2007 Maresciallo GIOVANNI PEZZULO – 13 febbraio 2008 Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO – 21 settembre 2008 Maresciallo ARNALDO FORCUCCI – 15 gennaio 2009 Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO – 14 luglio Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO – 17 settembre 2009 Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO – 15 ottobre 2009 Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO – 26 febbraio 2010 Sergente MASSIMILIANO RAMADÙ e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO – 17 maggio 2010 Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO – 23 giugno 2010 Capitano MARCO CALLEGARO – 25 luglio 2010 Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS – 28 luglio 2010 Tenente ALESSANDRO ROMANI – 17 settembre 2010. Primo caporal maggiore GIANMARCO MANCA, Primo caporal maggiore FRANCESCO VANNOZZI, Primo caporal maggiore SEBASTIANO VILLE, Caporal maggiore MARCO PEDONE – 9 ottobre 2010 Caporal maggiore MATTEO MIOTTO – 31 dicembre 2010 Caporal maggiore LUCA SANNA – 18 gennaio 2011 Tenente Massimo Ranzani – 28 febbraio 2011

fonte:leggo            

AFGHANISTAN, ALPINO MUORE IN UN ATTENTATO -FOTOultima modifica: 2011-02-28T18:51:43+01:00da michelepositano
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