LIBIA, SITO DI GHEDDAFI JR: 27 MORTI, A FUOCO SEDE RADIO IMPICCATI 2 POLIZIOTTI VIDEO

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TRIPOLI – Almeno venti persone sarebbero morte a Bengasi e altre 7 a Derna, in Libia, durante le manifestazioni degli ultimi due giorni. Lo riporta il sito del figlio di Gheddafi, Quryna, che racconta anche dell’impiccagione di due agenti di polizia ad Al Baida. Oggi, sempre secondo quanto riportato dal sito Quryna, una processione di migliaia di persone ha partecipato a Bengasi ai funerali delle 13 persone morte ieri.

Tutto questo mentre la televisione di Stato continua a mostrare immagini di Gheddafi applaudito dalla folla, mentre tutte le informazioni riguardanti le proteste in piazza e le vittime degli scontri sono state censurate.

Sono almeno quattro le città in cui sono in corso manifestazioni contro il regime corrotto di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce la tv araba ‘al-Jazeerà, le città interessate sono Bengasi e al-Bayda, nella parte orientale del Paese, e Tobruk e al-Marj, nella zona occidentale. A Bengasi diverse migliaia di persone hanno sfilato dopo i funerali delle vittime di ieri. Secondo i siti Internet delle opposizioni, si contano decine di vittime nelle varie città del Paese negli ultimi tre giorni di proteste, con bilanci contrastanti e difficili da verificare. Si susseguono, inoltre, voci di gruppi di poliziotti e uomini dell’esercito che starebbero solidarizzando con i manifestanti, in particolare a Bengasi dove la scorsa notte è stata incendiata la sede della polizia e dove è in corso un sit-in permanente contro Gheddafi davanti al tribunale.

EVASIONE DI MASSA DA CARCERE DI BENGASI Evasione di massa da un carcere di Bengasi, città della Libia settentrionale, dove anche oggi sono state organizzate proteste contro il colonnello Muammar Gheddafi. «Un gran numero di prigionieri», riferisce l’agenzia di stampa ufficiale tunisina ‘Tap’, è fuggito dalla «prigione di al Kuifiya». L’agenzia cita Ramadhna Briki, direttore del quotidiano libico ‘Qurynà, vicino alla famiglia Gheddafi. Dopo l’evasione, secondo il racconto di Briki, gli ormai ex detenuti hanno dato alle fiamme l’ufficio del procuratore della città, una filiale di una banca e una stazione di polizia. Al momento non si conosce il numero dei prigionieri che sono riusciti a fuggire dal carcere.

A FUOCO LA SEDE DELLA RADIO DI STATO Un gruppo di manifestanti ha dato fuoco alla sede della radio di Stato della Libia a Bengasi. Lo riferisce la tv araba ‘al-Jazeerà. Secondo l’emittente qatariota, nell’ambito delle proteste in corso oggi nella città orientale libica un gruppo di manifestanti ha preso d’assalto la sede dell’emittente.

BAHREIN, ESERCITO SPARA SULLA FOLLA
Non si placa il vento della rivolta che da settimane soffia su molti Paesi arabi e più di recente in particolare sul Bahrein, dove oggi l’esercito ha aperto il fuoco contro i manifestanti; o sullo Yemen, dove diverse persone sono morte in scontri tra manifestanti pro o contro il presidente Saleh; e anche sulla Giordania, dove in una situazione simile sono rimaste ferite otto persone. A Manama diverse persone sono rimaste ferite quando – secondo quanto ha raccontato un ex parlamentare sciita – l’esercito ha sparato contro un gruppo di manifestanti che tentavano di raggiungere la centrale Piazza della Perla. Per evitare che si ripetesse lo scenario egiziano, proprio quella piazza è stata sgombrata con la forza dalla polizia la notte di ieri, in un blitz che ha causato la morte di almeno tre persone e che oggi è il più rispettato alto religioso sciita del Bahrein, Sheikh Issa Qassem, ha definito «un massacro», che ha chiuso la porta al dialogo. Anche se il principe ereditario Salman Ben Hamad al Khalifa ha voluto assicurare che, una volta tornata la calma, il dialogo con l’opposizione ci sarà. Ai funerali delle tre vittime, che si sono svolti in un villaggio nel sud-est del Paese, hanno partecipato migliaia di persone, che hanno urlato nuovamente i loro slogan per affermare che «il popolo vuole la caduta del regime» e del governo presieduto da 40 anni da Khalifa bin Salman al Khalifa, che è anche lo zio del re, lo sheikh Hamad bin Isa Al-Khalifa. Quasi nelle stesse ore, tornava ad infiammarsi la situazione anche nello Yemen, dove da diverse settimane sono in corso manifestazioni per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 32 anni. Quattro persone sono rimaste uccise quando la polizia ha aperto il fuoco per disperdere un’ennesima manifestazione antigovernativa nella città meridionale di Aden dove, secondo fonti di stampa, il totale dei manifestanti uccisi negli ultimi tre giorni sale così a otto. E vittime oggi ci sono state anche nella città di Taez, 270 chilometri a sud-ovest di Sanaa, quando una bomba a mano è stata lanciata contro una manifestazione antigovernativa: il bilancio è di due persone uccise a altre 27 ferite. Nella capitale invece il bilancio è di quattro feriti, in scontri tra manifestanti che chiedevano la caduta del regime e altri che invece lo sostengono. In Giordania, ad Amman, in una situazione simile, sette persone sono rimaste ferite in una manifestazione di protesta che è stata attaccata da un gruppo di sostenitori del nuovo governo insediato da re Abdallah II di Giordania nel tentativo di accogliere almeno in parte le richieste della piazza. Si tratta dei primi scontri di questo genere in Giordania, dove ormai da diverse settimane migliaia di persone manifestano, in particolare il venerdì dopo la preghiera settimanale islamica, per chiedere profonde riforme istituzionali

fonte:leggo                      

LIBIA, SITO DI GHEDDAFI JR: 27 MORTI, A FUOCO SEDE RADIO IMPICCATI 2 POLIZIOTTI VIDEOultima modifica: 2011-02-18T21:50:54+01:00da michelepositano
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