RUBY, NUOVE PROVE SU GIRO DI SOLDI PREMIER-MORA-FEDE

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•Le carte del gip
ROMA – Sono apparse sul web le carte del gip di Milano Cristina Di Censo inviate ai legali di Silvio Berlusconi. I siti web dei maggiori quotidiani hanno pubblicato gli atti notificati a Niccolò Ghedini e Piero Longo, avvocati del presidente del Consiglio, nei quali si spiegano le motivazioni della decisione di accettare la richiesta di giudizio immediato per prostituzione minorile e concussione ai danni del premier.

Tra le fonti di prova a carico di Silvio Berlusconi, riportate nel decreto del gip di Milano che ha disposto il processo per il premier per il caso Ruby, figurano anche alcuni nuovi accertamenti su un ‘giro’ di denaro tra il presidente del Consiglio, il suo manager di fiducia Giuseppe Spinelli, Lele Mora e Emilio Fede, ritenuto dagli inquirenti determinante per ricostruire il flusso di soldi legato all’organizzazione dei presunti ‘festini’ a luci rosse ad Arcore, a cui avrebbero partecipato numerose ragazze. Nel ‘capitolo’ del decreto del giudice dedicato all’elencazione delle fonti di prova, viene indicata infatti una «annotazione» della Guardia di Finanza che risale a pochi giorni fa, esattamente all’8 febbraio scorso, «relativa all’esito accertamenti movimentazioni denaro tra Berlusconi Silvio, Spinelli Giuseppe, Mora Dario e Fede Emilio». Il ‘giro’ di denaro documentato dagli investigatori, stando a quanto si è appreso, sarebbe determinante per provare l’impiego di soldi utilizzati per l’organizzazione delle presunte serate a luci rosse e per il coinvolgimento delle ragazze nei ‘festini’. Secondo l’accusa, infatti, Lele Mora e Emilio Fede, indagati per induzione e favoreggiamento della prostituzione, avrebbero ‘reclutato’, assieme al consigliere regionale Nicole Minetti, le ragazze che dovevano partecipare alle feste. Per loro e per altre persone i procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e il pm Antonio Sangermano dovrebbero chiudere le indagini all’inizio della prossima settimana.

Nel decreto del gip, inoltre, sono citate altre due annotazioni della Guardia di Finanza, dello scorso 2 febbraio. La prima è «relativa agli accertamenti su assegni e bonifici tratti dal conto corrente 2472 intestato a Giuseppe Spinelli e acceso presso la Banca Popolare di Sondrio aventi causali a favore di società di vendita automobili o riconducibili a probabili pagamenti verso le stesse». E la seconda annotazione, direttamente collegata alla prima, riguarda «accertamenti sulle autovetture di proprietà» di Barbara Guerra, Alessandra Sorcinelli, Barbara Faggioli, Concetta De Vivo, Elisa Toti e Maria Letizia Cioffi, tutte ragazze che avrebbero preso parte alle feste ad Arcore. In sostanza, gli inquirenti intendono accertare se tra i regali e e le ricompense destinate alle ragazze ci fossero anche automobili a loro intestate, ma pagate attraverso il manager Spinelli. E da un accertamento degli investigatori del giorno successivo, il 3 febbraio scorso, sono emersi, come riportato nel decreto, «i pagamenti operati» dal conto corrente di Spinelli «in favore» di concessionarie di auto.

PRESIDIO DAVANTI AL PALAGIUSTIZIA «E adesso manganellateci tutti». È questo lo slogan, scritto a caratteri cubitali su una striscione, che una settantina di giovani, hanno appeso davanti al Palazzo di Giustizia di Milano durante un presidio organizzato per protestare contro «la repressione degli ‘sbirri» e le «continue cariche» delle forze dell’ordine, tra cui quelle della polizia avvenute lo scorso 6 febbraio ad Arcore, durante la manifestazione contro il Presidente del Consiglio Silvio Belusconi. Al sit-in erano presenti, oltre a Giacomo Sicurello, uno dei due giovani arrestati alla stazione di Arcore 11 giorni fa e poi scarcerati, studenti dei collettivi di alcuni licei milanesi, militanti dei centri sociali e dell’area antagonista e anarchici che fanno riferimento alla ex Bottiglieria occupata. Il presidio, come è stato spiegato, è «contro la repressione e lo spreco di forze dell’ordine. Alcuni di loro hanno anche improvvisato cori (»televisione, manipolazione«) e altri hanno urlato »Noi siamo la gioia della libertà«. Molte le battute sul caso Ruby.

FONTI CONSULTA: SU CONFLITTO DECIDE CASSAZIONE Se l’obiettivo è trasferire il processo a carico del premier Berlusconi sul ‘caso Ruby’ dal tribunale di Milano a quello dei ministri, il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale rischia di cadere nel vuoto e di essere fermato da una pronuncia di inammissibilità. E questo perchè – spiega all’ANSA un’importante e qualificata fonte di Palazzo della Consulta- sulle questioni di giurisdizione decide la Cassazione e non la Corte Costituzionale, «secondo quanto previsto dall’art.37, secondo comma, della legge 87 del 1953» sul funzionamento della Consulta. Negli stessi ambienti si auspica che tali norme siano tenute in conto nel caso in cui la Camera o la Presidenza del Consiglio decidano di sollevare il conflitto.
La norma citata prevede che il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte costituzionale «se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali». Ma la stessa norma, al secondo comma, precisa che «restano ferme le norme vigenti per le questioni di giurisdizione». Quindi, se la questione verrà posta per risolvere il nodo della competenza funzionale (nel telefonare in questura a Milano per chiedere il rilascio di Ruby Berlusconi ha agito o no abusando della sua funzione di premier tanto da dover essere giudicato dal tribunale dei ministri?) la Consulta dovrebbe rigettarla, dichiarandola inammissibile e senza entrare nel merito. La sollecitazione in ambienti di Palazzo della Consulta è dunque quella di «valutare bene» la strada del conflitto tra poteri. E se questo dovesse essere sollevato, si tenga conto che il conflitto non sospende il procedimento in corso. Inoltre – fa notare la stessa fonte qualificata – tra ammissibilità e decisione nel merito mediamente passa oltre un anno prima che la Consulta si esprima sui conflitti. «Potremmo anche ridurre i tempi arrivando a sei mesi ma – viene ribadito – non si dimentichi che è la Cassazione a decidere sulle questioni di competenza

fonte:leggo             

RUBY, NUOVE PROVE SU GIRO DI SOLDI PREMIER-MORA-FEDEultima modifica: 2011-02-17T23:10:48+01:00da michelepositano
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