BOSSI UN’ORA DA BERLUSCONI:AVANTI, MA SERVE SCOSSA”. RUBY, IL PREMIER A GIUDIZIO

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ROMA – Un vertice di poco più di un’ora per scambiarsi reciproche garanzie sulla tenuta della maggioranza al fine di portare a conclusione il progetto di riforme, a partire da quella pesante del federalismo. Umberto Bossi va a palazzo Grazioli e, pur riconoscendo il momento difficile che sta attraversano il governo, tranquillizza Silvio Berlusconi sulla scelta di campo dei Lumbard: «Non preoccuparti per le voci che girano, sto con te, andiamo avanti con le riforme, manteniamo la parola». Ma avverte il Cavaliere: però va rilanciata l’azione di governo, va data una scossa a maggioranza ed Esecutivo per portare avanti il programma in sicurezza. In caso contrario meglio staccare la spina e rivolgersi agli elettori. Per questo motivo, i vertici del Carroccio ( erano presenti a via del Plebiscito, tra gli altri, Roberto Calderoli e Rosi Mauro) hanno chiesto forti rassicurazioni sull’ampliamento della maggioranza, anche in vista di un riequilibrio dei numeri nelle commissioni parlamentari che rappresenanto un importante snodo – hanno rimarcato i leghisti – per l’iter di qualasiasi provvedimento. Parole a cui il Cavaliere ha risposto con una serie di argomentazioni, sempre secondo quanto si è appreso, sulla possibilità concreta di rimpolpare la maggioranza in maniera sostanziosa per poter definire ed approvare in sicurezza le riforme portanti per il paese. Da qui l’impegno a spostare l’asticella della coalizione di centrodestra verso una ‘quota sicurà, un margine che il presidente del Consiglio ha fissato a ‘325’. Quanto basterebbe, con tutti gli opportuni bilanciamenti, non solo a ottenere sempre un voto sicuro in aula ma anche per governare il lavoro dei ‘parlamentini’.

LA DECISIONE DEL GIP Nessuno stupore, la decisione era ampiamente attesa. Silvio Berlusconi ufficialmente non mostra stupore per la decisione del Gip di Milano Cristina Di Censo di rinviarlo a giudizio con rito immediato per concussione e prostituzione minorile. Il processo si svolgerà il prossimo 6 aprile. Intanto in serata i vertici della Lega, guidati da Umberto Bossi e dal ministro della semplificazione legislativa Roberto Calderoli, hanno raggiunto palazzo Grazioli per una riunione con il presidente del consiglio. L’incontro è terminato intorno alla mezzanotte. “È un momento difficile, ma sto con te”, avrebbe detto Bossi a conclusione della riunione, prima di lasciare Palazzo Grazioli. Per il ministro del Federalismo è importante “andare avanti con le riforme”.

BERLUSCONI: “DECISIONE ATTESA” La notizia irrompe nella riunione a Catania, dove il premier ed il ministro dell’Interno Roberto Maroni discutono dell’emergenza immigrazione. La prima reazione del Cavaliere è quella di controbattere subito alle notizie che arrivano dal tribunale milanese magari approfittando della conferenza stampa convocata nella città sicula. Una decisione però che viene stoppata dalle colombe che lo convincono a mantenere un profilo basso per evitare di aprire un nuovo scontro con la magistratura e di fatto far ulteriormente irrigidire il Quirinale.

Berlusconi lascia la Sicilia senza parlare per chiudersi a palazzo Grazioli con Gianni Letta e Niccolò Ghedini. Con i legali il Cavaliere starebbe studiando le prossime mosse. L’ipotesi al momento più certa è che sia il governo a sollevare il conflitto di attribuzione presso l’Avvocatura dello Stato, questo perchè alla Camera la maggioranza non ha i numeri nell’ufficio di presidenza che in caso si scegliesse la via parlamentare sarebbe chiamato a decidere. Ma nel Pdl sono allo studio nuove soluzioni per superare l’impasse. Tecnicismi a parte, nelle conversazioni private avute nel corso del pomeriggio con diversi esponenti del Pdl il premier è un fiume in piena alternando rabbia e amarezza nel vedere la sua immagine distrutta e l’ennesimo tentativo di farlo fuori per via giudiziaria. Il premier ai più stretti collaboratori avrebbe addirittura confidato di essere ormai arrivato alla nausea e tentato quasi di mollare: “È dal 1994 – sarebbe stato il ragionamento – che lotto contro un piano politico-giudiziario”, sarebbe stato lo sfogo. Ma a fare da contraltare ai momenti di tristezza c’è la rabbia per quella che viene definita l’ennesima montatura a cui – avrebbe sempre detto il premier – risponderà con i fatti.

Ecco perchè nel corso del pomeriggio ha chiamato diverse volte il ministro dell’Economia per concordare, sul filone dei provvedimenti economici varati dal Consiglio dei ministri, un incontro con le piccole e medie imprese. Parallelamente alla strada delle misure economiche, c’è chi all’interno della maggioranza continua a suggerire al Cavaliere di rispondere agli attacchi ‘di una certa magistratura politicizzatà, ricorrendo alla piazza. A palazzo Grazioli se n’è ripreso a parlare con una certa insistenza dopo la manifestazione delle donne di domenica scorsa. L’idea suggerita al Cavaliere sarebbe quella di farne una non ‘contrò qualcuno ma, a sostegno del governo ed in difesa della scelta fatta dagli elettori. Al momento però l’idea resta sulla carta soprattutto se a prevalere sono le colombe che consigliano al premier prudenza in questo momento per evitare ‘strappì con Napolitano. E se al Colle si guarda con una certa prudenza, molti nel Pdl invitano il premier a non sottovalutare le mosse della Lega. L’intervista di Bersani sulla Padania e le parole di Calderoli sui numeri che servono per dare tranquillità alla legislatura sono, a detta di molti, dei segnali da non sottovalutare. Alle sirene di allarme il Cavaliere risponde con un certo ottimismo: certo, avrebbe confidato, il lavoro per ampliare le maglie della maggioranza è complicato ma sono convinto che riusciremo a venire incontro alle richieste del Carroccio. Di possibili nuovi ingressi il Cavaliere ne avrebbe parlato con Gianfranco Miccichè, leader di forza del Sud così come con Saverio Romano. Allo studio c’è la possibilità infatti di costituire il gruppo dei responsabili anche a palazzo Madama magari per catturare i senatori in rotta con Fli.

LA DECISIONE DEL GIP: PROCESSO IL 6 APRILE Le accuse sono fondate, i fatti sono dimostrati e la prova è evidente. E così Silvio Berlusconi, imputato a Milano per concussione e prostituzione minorile per lo scandalo Ruby, finisce a processo direttamente davanti al Tribunale senza passare attraverso l’udienza preliminare. E, destino ha voluto, che a giudicarlo a partire dal prossimo 6 aprile sarà un collegio composto da sole donne: Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsola De Cristofaro. Mentre in Procura c’è un clima di soddisfazione, di segno opposto è la reazione dei difensori: «Me l’aspettavo», è il commento di Piero Longo. «Siamo a Milano e quindi ci aspettiamo tutto e di più», ha aggiunto Niccolò Ghedini, che ha sostenuto l’innocenza del suo assistito. È arrivata a metà mattina la decisione del gip Cristina Di Censo che, dopo sei giorni trascorsi a valutare le carte e a un anno di distanza dal primo ‘esordiò di Ruby ad Arcore, ha accolto la richiesta dei procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e del pm Antonio Sangermano e ha disposto di mandare a giudizio con rito immediato il premier.

E non solo: il giudice nel suo provvedimento ha stabilito, in linea con i pm e con il Procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, che i titolari del fascicolo sono gli inquirenti milanesi e non, come sostiene la difesa del capo del Governo, il Tribunale dei Ministri per la concussione e quello di Monza per la prostituzione minorile. Una questione questa, che i legali del Presidente del Consiglio riproporranno in aula già alla prima udienza quando, si suppone, presenteranno fin da subito un’istanza di legittimo impedimento in quanto il processo comincerà di mercoledì. Linea difensiva a parte, il giudice ha poi ritenuto che i due reati contestati a Berlusconi siano connessi. Infatti, come recita in sostanza la richiesta di giudizio dei pm, avrebbe esercitato pressioni sui funzionari di polizia quando, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, chiamò in Questura per ottenere il ‘rilasciò di Ruby trattenuta negli uffici per via di un furto. Pressioni che il premier avrebbe esercitato, «abusando della sua qualità» di primo ministro, «al fine di occultare» il reato di prostituzione minorile e «di assicurarsi per esso l’impunità» e di nascondere «altri fatti anche di rilevanza penale non a lui ascrivibili», cioè i presunti festini hard ad Arcore, « ma comunque suscettibili di arrecare nocumento alla sua immagine di uomo pubblico».

Proprio sulla base della ricostruzione della Procura, il gip nel suo provvedimento – una trentina di pagine – sostiene che i fatti storici imputati a Berlusconi siano dimostrati e testimoniano la fondatezza delle accuse e quindi l’evidenza della prova. In sostanza il giudice ha ritenuto che le indagini finora svolte abbiano raccolto tutti gli elementi necessari e sufficienti per poter mandare Berlusconi alla sbarra anche se poi toccherà al Tribunale – al termine di un dibattimento che si preannuncia un «corpo a corpo» tra accusa e difesa, senza dimenticare i probabili bracci di ferro sul legittimo impedimento – decidere sulla responsabilità penale di Berlusconi. In questo quadro poi ci sono le parti offese, indicate anche nel decreto del gip. Innanzitutto Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, la marocchina che tra il 14 febbraio e il 2 maggio dell’anno scorso, quando era ancora minorenne, avrebbe avuto rapporti sessuali con il premier dietro una ricompensa in denaro o sotto forma di altre utilità. E poi i tre funzionari della Questura, il capo di gabinetto Pietro Ostuni, Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, e il ministero dell’Interno da cui dipende la Polizia. Parti offese che difficilmente si costituiranno come parti civili in giudizio davanti al collegio ‘tutto al femminilè. Nelle prossime ore, probabilmente già a partire da domani, verranno notificate a difesa e parti lese dalla cancelleria dell’ufficio gip, come prevede il codice, la richiesta di processo per Berlusconi e il decreto del giudice. Carte in cui ci sono anche i cinque verbali di interrogatorio di Ruby, tra cui i due datati 3 agosto scorso e decisivi per l’inchiesta, nei quali la giovane marocchina, a quanto si è appreso, entra nel merito della vicenda. In generale la ragazza, pur sostenendo di non aver mai avuto rapporti con il premier, avrebbe raccontato di quanto accadeva nei dopo cena a villa San Martino a base di ‘bunga-bungà e di performance hard. E poi ancora ci sono una serie di testimonianze inedite, tra le quali quelle dei genitori di Ruby sentiti dalla pg a Letojanni, il piccolo centro in provincia di Messina da dove ‘Rubacuorì è fuggita in cerca di una nuova vita ‘scintillantè a Milano. A tutto ciò si aggiungono l’interrogatorio di Nicole Minetti e alcune intercettazioni mai rese note, nelle quali Emilio Fede e Lele Mora farebbero riferimento all’organizzazione delle feste oppure commenterebbero le serate ad Arcore

fonte:leggo                         

BOSSI UN’ORA DA BERLUSCONI:AVANTI, MA SERVE SCOSSA”. RUBY, IL PREMIER A GIUDIZIOultima modifica: 2011-02-16T07:46:03+01:00da michelepositano
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