RUBY, PER BERLUSCONI UN PROCESSO AL FEMMINILE.3 DONNE LO GIUDICHERANNO”

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ROMA – Silvio Berlusconi andrà a processo per il caso Ruby. Le richieste dei pm della procura di Milano, che avevano chiesto il giudizio immediato per il presidente del Consiglio, indagato nel caso Ruby per concussione e prostituzione minorile, sono state accolte dal gip Cristina Di Censo, che ha fissato la prima udienza del processo per il 6 aprile alle 9,30 e ha ritenuto competente, per la vicenda, la stessa procura di Milano. Cadono perciò le richieste di premier, Pdl e maggioranza, che chiedevano che la competenza fosse del tribunale dei Ministri e non della procura milanese.  Il Gip ha preso in considerazione sia gli atti della procura, sia le memorie difensive del legali di Berlusconi, e ha deciso per la competenza della Procura di Milano, aggiungendo che sussistono i presupposti per il rito immediato tra cui “l’evidenza della prova” a carico del presidente del Consiglio. Berlusconi sarà giudicato da un collegio di tre donne, le giudici Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri. Per quanto riguarda le parti lese nel processo, il gip ha stabilito che queste saranno, oltre al Ministero dell’Interno e alla 18enne Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori, anche i tre funzionari della Questura di Milano che secondo l’accusa avrebbero subito pressioni dal premier nella notte tra il 27 e il 28 maggio, quando Berlusconi chiamò negli uffici per ottenere il ‘rilascio’ di Ruby e il suo affidamento a Nicole Minetti. I tre funzionari sono il capo di gabinetto Pietro Ostuni e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli. In linea teorica, anche la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del ministero dell’ Interno.

NESSUNA RIUNIFICAZIONE CON FEDE, MORA E MINETTI Non ci sarà, nemmeno in futuro, una riunificazione del procedimento a carico di Silvio Berlusconi con quello che vede coinvolti Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. È quanto affermano fonti della procura di Milano, dopo il ‘via liberà al giudizio immediato per il premier deciso dal gip Cristina Di Censo. «I tempi del rito immediato e quelli del rito ordinario sono troppo diversi» dicono gli inquirenti. Il processo al premier per concussione e prostituzione minorile inizierà il prossimo 6 aprile. Per Mora, Fede e Minetti indagati per favoreggiamento della prostituzione, infatti, l’inchiesta sarà chiusa nei prossimi giorni. Dalla chiusura delle indagini e la messa a disposizione degli atti dovranno passare almeno altri 20 giorni prima di formulare la richiesta di rinvio a giudizio che sarà esaminata dal gup non prima di giugno.

GIUDICATO DA TRE DONNE A decidere su Silvio Berlusconi saranno tre donne. Sono Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsolina De Cristofaro, infatti, le componenti del collegio della quarta sezione penale di Milano che giudicherà, a partire dal prossimo 6 aprile, il presidente del Consiglio, imputato per concussione e prostituzione minorile nell’ambito della vicenda con al centro la giovane marocchina Ruby che, secondo l’accusa, avrebbe partecipato, assieme a molte altre ragazze, a presunti ‘festinì a luci rosse ad Arcore. Dopo Ilda Boccassini, procuratore aggiunto che assieme ai colleghi Pietro Forno e Antonio Sangermano ha coordinato l’inchiesta che ha portato a giudizio il premier, e dopo Cristina Di Censo, il gip che ha accolto la richiesta di rito immediato, spetterà dunque ad altre tre donne occuparsi del Ruby-gate. E sempre tre donne sono i giudici del processo ‘Mills’, nel quale il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari e che riprenderà il prossimo 11 marzo. Carmen D’Elia, milanese di 44 anni, aveva già fatto parte, una decina di anni fa, ed esattamente nel 2002, di un collegio di giudici che vedeva come imputato, tra gli altri, proprio Silvio Berlusconi. Si trattava della vicenda Sme per la quale poi il premier nel 2008 venne definitivamente assolto dalla Cassazione dall’accusa di aver corrotto il giudice romano Renato Squillante. Per il caso Sme, in particolare, il giudice D’Elia, assieme agli altri due componenti del collegio, il 22 novembre 2003 pronunciò la sentenza di condanna in primo grado a 5 anni per Cesare Previti e quella per gli altri imputati, tra cui Renato Squillante e Attilio Pacifico. La posizione del co-imputato Berlusconi venne invece ‘stralciatà e il processo a suo carico venne affidato a un altro collegio, perchè D’Elia e gli altri due magistrati, anche dopo un’istanza di ricusazione dello stesso premier, si astennero dal giudicare per «incompatibilità», avendo già emesso sentenza nei confronti di Previti e degli altri. Carmen D’Elia, nei mesi scorsi, proprio assieme a Orsolina De Cristofaro, è stata giudice ‘a laterè nel processo che ha portato alla condanna a quindici anni e mezzo di reclusione per Pier Paolo Brega Massone, l’ex primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, imputato per lesioni gravi e gravissime e truffa per i presunti interventi inutili ai danni dei pazienti. A presiedere il collegio del processo al premier sarà Giulia Turri: milanese, di 48 anni, nel marzo del 2007 firmò l’ordinanza di arresto per il ‘fotografo dei vip’ Fabrizio Corona per i presunti fotoricatti ai vip, dopo che un provvedimento analogo era stato notificato a Corona anche dal gip di Potenza per la vicenda ‘Vallettopolì. Inoltre, Turri è il magistrato che nel novembre del 2008 ha rinviato a giudizio l’ex consulente Fininvest e deputato del Pdl Massimo Maria Berruti. Sempre lo stesso giudice, quando era gip, ha firmato, nel luglio scorso, gli arresti per cinque persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Milano su un presunto giro di tangenti e droga nel mondo della movida milanese, e in particolare nelle discoteche Hollywood e The Club.

TRE STRADE DAVANTI AL PREMIER Scegliere il giudizio abbreviato o il patteggiamento, oppure farsi sottoporre al «normale» dibattimento. Sono le tre strade che si aprono davanti al presidente del Consiglio dopo che il gip di Milano ha disposto per lui il giudizio immediato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile nell’ambito del caso Ruby. Il codice di procedura penale prevede infatti che in caso di giudizio immediato, che Š un rito speciale caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare e a cui si ricorre quando vi sia l«’evidenza» della prova , l’imputato abbia 15 giorni di tempo dalla notifica del relativo decreto per chiedere di essere sottoposto al giudizio abbreviato o in alternativa il patteggiamento; diversamente, viene sottoposto al processo ordinario. L’abbreviato presenta il vantaggio che si celebra in camera di consiglio, cioè a porte chiuse, e in caso di condanna comporta la riduzione di un terzo della pena; ma ha lo svantaggio che la decisione viene presa allo stato degli atti, sulla base cioè di quanto è stato raccolto dalla procura e dai difensori con le proprie indagini. È però possibile chiedere questo rito ponendo condizioni, come per esempio l’assunzione di determinati testimoni. Sembra però difficile che Silvio Berlusconi scelga questa strada, e ancora di più quella del patteggiamento, che consiste nell’applicazione della pena su richiesta delle parti: perchè il patteggiamento si traduce nella sostanza in un’ammissione da parte dell’imputato dei fatti che gli sono contestati, anche se presenta il vantaggio di comportare l’esclusione delle pene accessorie, cioè in questo caso scongiurerebbe l’interdizione dai pubblici uffici. L’ipotesi più probabile è che il premier scelga la via ordinaria. Ma anche in questo caso le sorprese non mancherebbero. La stessa prima udienza potrebbe slittare se i difensori del presidente del Consiglio facessero valere il legittimo impedimento,magari per la convocazione concomitante di un Consiglio dei ministri. Dopo la recente sentenza della Consulta ora l’impedimento del premier a comparire in giudizio va valutato nel concreto dai giudici, ma comunque potrebbe essere riproposto nelle varie udienze del processo. Solo nella fase iniziale, e dunque prima dell’apertura del dibattimento, i legali di Berlusconi potrebbero invece sollevare le eccezioni sulla competenza del tribunale di Milano a giudicare il premier: sostenendo come hanno già fatto che l’unico soggetto «titolato» è il tribunale dei ministri per quanto riguarda la concussione, e il tribunale di Monza per la prostituzione minorile. Una questione su cui aleggia lo spettro del conflitto di attribuzioni, dopo che la Camera dei deputati ha escluso la competenza della procura di Milano. Solo nella fase iniziale del processo gli avvocati del premier potrebbero inoltre contestare la correttezza dell’operato del gip nel valutare la sussistenza dell’evidenza della prova sulla base della quale è stato disposto il giudizio immediato.


fonte:leggo                      

RUBY, PER BERLUSCONI UN PROCESSO AL FEMMINILE.3 DONNE LO GIUDICHERANNO”ultima modifica: 2011-02-15T17:31:37+01:00da michelepositano
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