SVOLTA IN EGITTO: SULEIMAN AL POSTO DI MUBARAK -FOTO

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IL CAIRO – A pochi giorni dalla prima marcia del milione, gli organizzatori della protesta popolare contro il rais Hosni Mubarak hanno bissato. Oggi nella piazza Tahrir del Cairo i manifestanti erano due milioni e un milione ad Alessandria. Con la stessa rivendicazione di sempre: il rais lasci il potere e se ne vada. La giornata aveva anche un sapore simbolico. Gli organizzatori l’avevano definita la ‘Giornata della partenzà, pensando che oggi avrebbero visto la fine del regime del rais. Così non è stato ma si è intensificato il lavorio politico per sbloccare la situazione, arrivata all’undicesimo giorno di proteste di piazza e con l’annuncio di convocazioni di nuove manifestazioni oceaniche per domenica, martedì e venerdì prossimi. Il cosiddetto ‘Comitato dei saggì, la cui figura più prominente è l’attuale segretario generale della Lega araba Amr Mussa, ha messo sul tavolo del vicepresidente Omar Suleiman un pacchetto di proposte. La più significativa delle quali prevede un meccanismo, in base all’articolo 139 della Costituzione, per un passaggio di poteri effettivi dal presidente al suo numero due, di fatto trasformando Mubarak in un presidente pro forma. Uno dei membri del Comitato dei saggi, Ahed Abdel Meghid, ha spiegato che Suleiman ha raccolto positivamente la proposta, che chiede anche lo scioglimento del Parlamento e l’abolizione della legge d’emergeza in vigore da 30 anni, e che domani verrà esaminata dalle forze di opposizione. Il pacchetto è stato però subito bocciato dalla piazza, che ha annunciato che la sua protesta andrà avanti ad oltranza. I manifestanti non si sono fatti impressionare dall’arrivo in piazza, per la prima volta dall’inizio della protesta, dello stato Mussa. Così come non hanno modificato le loro posizioni i Fratelli musulmani, che in mattinata hanno diffuso un comunicato nel quale chiarivano di non avere nessuna ambizione presidenziale. Opposta la posizione di Mohammed El Baradei che ha smentito una intervista ad un quotidiano austriaco nella quale affermava di non essere un candidato alla presidenza, preferendo essere ‘un facilitatore delle riforme e del passaggio ad un sistema democratico. «Nulla ostacola una mia candidatura se il popolo lo vuole», ha corretto il tiro l’ex capo dell’Agenzia atomica internazionale in serata. La giornata di oggi ha fatto segnare un ritorno alla calma nella piazza e nelle strade della protesta, anche grazie al ruolo attivo dell’esercito nel tenere lontane le opposte fazioni. Migliaia di supporter del rais si sono presentati vicino alla piazza, ma i soldati gli hanno impedito di avvicinarsi ai manifestanti anti regime, evitando le violenze che hanno segnato la giornata di mercoledì, in cui 11 persone, secondo quanto annunciato stasera dal ministero della sanità, sono rimaste uccise. La giornata si chiude però con una impasse. Il primo ministro Ahmed Shafiq, nominato da Mubarak insieme a Suleiman per dare il segno di rinnovamento del potere, ha escluso che il presidente possa passare i suoi poteri presidenziali al suo vice. La piazza non molla e, oltre che al Cairo, centinaia di migliaia di dimostranti nel venerdi della grande mobilitazione sono scesi in piazza anche a Alessandria, Suez, Porto Said e altre città ma anche in questo caso senza incidenti di rilievo. Tant’è che la Tv pubblica stasera ha annunciato che da domani il coprifuoco notturno sarà ridotto di altre due ore: inizierà alle 19:00 e terminerà alle 06:00 del mattino successivo. Le pressioni internazionali per una transizione da subito si rinnovano. Oggi è stata la volta dei leader dei Ventisette in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles. E anche gli Usa si sono fatti nuovamente sentire: la Casa Bianca continua a premere per «riforme concrete e immediate».

UE: “TRANSIZIONE COMINCI ORA” Senza mai citare il presidente Hosni Mubarak, le cui dimissioni continuano ad essere invocate nelle piazze al Cairo, i leader della Ue hanno incalzato oggi le autorità egiziane perchè avviino «una transizione immediata» e rispondano alle aspirazioni democratiche e pacifiche del popolo attraverso «riforme, non con la repressione». A dieci giorni dallo scoppio della crisi egiziana, l’Unione europea, accusata di arrancare dietro gli Usa, ha inviato un segnale a tutto il mondo arabo, promettendo aiuti e sostegno economico alla richiesta di democrazia, libertà e opportunità economica che sta unendo paesi e popoli diversi dell’area Med. In una dichiarazione approvata dai 27, i leader invitano l’alto rappresentante della politica estera Catherine Ashton a mettere a punto un pacchetto di misure e a recarsi presto in missione in Egitto e in Tunisia per portare il messaggio e il sostegno europei. Solo all’Egitto, negli ultimi cinque anni, la Ue ha recapitato 739 milioni di euro, mentre tra il 2011 e il 2013, prevede un aiuto bilaterale pari a 449 milioni di euro. Alla Tunisia è già stato promesso uno status avanzato di relazioni. Ma Bruxelles potrebbe chiudere i rubinetti, se le violenze in Egitto continuassero e l’appello ad un dialogo nazionale per un governo di largo consenso che porti ad elezioni «libere e giuste» cadesse nel vuoto. «Il nostro messaggio è soprattutto questo: se oggi vediamo nelle strade del Cairo violenze sponsorizzate o sostenute dallo stato, l’Egitto e il suo regime avrebbero perso ogni residuo di credibilità e di appoggio da parte di chi guarda, inclusa la Gran Bretagna», ha messo in chiaro al suo arrivo il premier britannico David Cameron. Un’alzata di toni contro il vecchio regime dell’ottantaduenne Mubarak che è non arrivato però a chiederne le dimissioni immediate. La Ashton ha ribadito che spetta agli egiziani decidere se e quando. Il premier Silvio Berlusconi ha ricordato che è sempre stato considerato «saggio» dall’occidente e dagli Stati Uniti nella delicata partita del Medio Oriente. Il premier olandese Mark Rutte ha detto che una richiesta europea di dimissioni sarebbe «gratuita e arrogante». «Dobbiamo essere pratici. Il presidente Usa Obama ha influenza su Mubarak, per questo deve occuparsene lui», ha spiegato il primo ministro. Il silenzio europeo sul destino del presidente crea anche malumori. Il ministro delle difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg – parlando a Monaco – ha messo in guardia sul rischio che l’Europa dia l’impressione di appoggiare le «dittature», anzichè i cittadini che chiedono finalmente democrazia. Voci critiche continuano a levarsi dall’Europarlamento. Il leader degli eurodeputati socialisti Martin Schulz ha sfidato i 27 a non comportarsi di fronte ai grandi movimenti del mondo arabo «come un coniglio tremante di fronte alle luci abbaglianti». Inevitabile che le polemiche investano la Ashton alla quale spetterebbe il ruolo di reagire di fronte alle crisi e di rappresentare la voce unica della Ue in politica estera. «Abbiamo un problema di casting per l’alto rappresentante», ha dichiarato caustico il presidente del gruppo degli eurodeputati popolari, Joseph Daul. A difesa della baronessa è sceso oggi in campo solo il premier belga uscente Yves Leterme, che ha tirato le orecchie ai 5 grandi (Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna) per avere diffuso ieri una loro dichiarazione sull’Egitto in contemporanea con quella dell’alto rappresentante. «L’Europa deve parlare con una sola voce. La voce della signora Ashton», ha puntualizzato Leterme.

OBAMA: “LA TRANSIZIONE VA FATTA ADESSO” Il post Mubarak per gli Usa è già iniziato e Washington vorrebbe che a guidarlo ci fosse Omar Suleiman. Dopo le anticipazioni del New York Times, che ha rivelato come tra Casa Bianca e governo egiziano siano in corso trattative per l’uscita «immediata» di Hosni Mubarak, oggi, nella ‘Giornata della partenzà, è emerso in modo chiaro che gli Usa premono affinchè sia l’attuale vicepresidente, Omar Suleiman, l’uomo della transizione. È stato lo steso presidente a confermare che per gli Stati Uniti il processo deve avvenire subito e che sono state giàavviate «discussioni politiche» perchè si completi in modo rapido. Il New York Times, citando fonti interne all’amministrazione Obama, anche questa sera conferma che le trattative in tal senso sono in corso da giorni e che il cavallo degli Usa rimane Suleiman. E non Mubarak. Barak Obama ha infatti sottolineato, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, che il «ritorno ai vecchi metodi non funzionerà». Così come, ha ammonito, «non funzionerà la soppressione delle proteste, non funzionerà l’uso della violenza, non funzionerà la chiusura dei mezzi di comunicazione». Parole chiare indirizzate all’anziano presidente. Mentre sul piano ufficiale gli Stati Uniti continuano a dire che non spetta a loro avere un ruolo nella scelta della leadership dell’Egitto, dietro le quinte dell’ufficialità i negoziati sono in realtà frenetici, costanti e a vari livelli, compresi i più alti. Barack Obama in persona ha chiesto a Mubarak di lasciare. Lo ha fatto nel colloquio telefonico avuto con lui martedì scorso, subito dopo aver ascoltato il discorso del presidente egiziano. Hosni Mubarak ha rivelato alla Abc che, in quello stesso colloquio, ha replicato a Obama che «non capisce la cultura egiziana», e che se lasciasse subito «in Egitto sarebbe il caos». Ma, nei fatti, è cominciata tra i due presidenti la prima trattativa per una transizione «immediata». Sulla quale la Casa Bianca continua a premere senza per questo sentirsi in alcun modo colpevole di ‘tradimentò nei confronti dell’Egitto. Anzi. Mentre da un lato il portavoce dell’amministrazione Usa, Robert Gibbs, parlando con i giornalisti diceva che «per noi chiedere una transizione ora significa ‘ora, adesso, subito», dall’altro il vicepresidente, Joe Biden, telefonava direttamente a Suleiman per reiterare il messaggio: trattative «subito» tra governo e opposizione, per «un vero governo democratico». Se l’ufficialità non lo può ancora affermare in modo chiaro, per via degli equilibrismi difficilissimi che la situazione richiede, nello stesso tempo appaiono ormai chiari i segnali che puntano in quella direzione. Suleiman è stato nominato dallo stesso Mubarak, il che facilita l’uscita di scena dell’anziano presidente. Inoltre è da tempo in contatto con gli Stati Uniti, essendo stato per anni il capo dell’intelligence egiziana. C’è poi un ulteriore elemento da tenere in considerazione. La prima tv occidentale ad intervistarlo è stata l’Abc. È la televisione americana più vicina al presidente Obama. Ed è stata proprio la giornalista della Abc Christiane Amanpour ad ottenere prima un’intervista esclusiva con Mubarak, poi una seconda esclusiva con Suleiman. L’attuale vicepresidente appare, in questa fase della crisi egiziana, l’uomo su cui punta Washington per la difficile successione al Cairo.

SARKOZY: “VIOLENZE SUI GIORNALISTI, REAGIREMO” «Quello che è successo in Egitto ieri e l’altro ieri, con violenze, minacce e intimidazioni sui giornalisti è inaccettabile, inqualificabile e inammissibili. Sono scioccato. E se continueranno ci sarà da parte nostra una risposta, con gravi conseguenze sulle relazioni»: lo ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, al termine del Consiglio Ue a Bruxelles.

EL BARADEI: POTREI CANDIDARMI «Nulla mi vieta di candidarmi alle prossime elezioni presidenziali se è il popolo a chiederlo». È quanto ha annunciato il leader dell’opposizione, Mohammed ElBaradei, nel corso di un’intervista con la tv araba ‘al-Jazeerà. L’ex direttore dell’Aiea ha smentito quanto diffuso oggi da alcuni organi di stampa europei, secondo i quali avrebbe dichiarato di non volersi ricandidare alle prossime elezioni presidenziali in Egitto. ElBaradei ha inoltre confermato di avere discusso oggi al telefono con l’ambasciatore americano al Cairo degli ultimi sviluppi della crisi ed ha infine chiesto alla comunità internazionale «di assumere una posizione chiara nei confronti di Mubarak che sta affrontando una protesta di popolo».

POTERI NON A VICEPRESIDENTE Il primo ministro egiziano Ahmed Shafiq ha escluso la possibilità di un passaggio di poteri dal presidente al vicepresidente, così come proposto dal comitato dei saggi. Lo ha detto lo stesso Shafiq in una intervista alla rete satellitare al Arabiya, nella quale ha spiegato che i poteri devono rimanere in mano al presidente per motivi «legislativi», per poter portare a termine le riforme costituzionali.

“MUBARAK NON FARA’ COME BEN ALI” «L’Egitto non sarà in alcun modo come la Tunisia» e il presidente Mubarak «non lascerà il Paese», come invece ha dovuto fare il presidente tunisino Ben Ali: così il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, ha risposto alla giornalista della Abc Christian Amanpour, in un’intervista esclusiva concessa all’emittente americana. Suleiman, che ha avuto un colloquio sia con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, sia con il vicepresidente Joe Biden, ha confermato che Barack Obama ha chiesto a Mubarak di lasciare. «Ho spiegato al segretario Clinton che si tratta di un processo, al termine del quale il presidente Mubarak lascerà», ha detto Suleiman. Ma Mubarak «non lascerà mai il Paese». «L’Egitto non sarà in alcun modo come la Tunisia. Qui è diverso. Conoscete il nostro presidente, è un combattente. Ha vissuto in questo Paese e morirà nella sua terra». Vi sentite traditi dagli Stati Uniti? «Ciò che finora ho sentito dal presidente Obama è che lui sostiene il popolo egiziano – ha risposto Suleiman -. Il presidente Obama ha detto al nostro presidente che è un uomo coraggioso».

RIMPATRIATA COPPIA DI TRIESTINI Sono stati rimpatriati i due insegnanti di Trieste che ieri al Cairo erano stati sequestrati da una banda, armata di coltelli e machete. Ai due, Stefano Lazzaro di 27 anni e Francesca Mininel di 32 anni, residenti a Trieste ma che lavoravano nella capitale egiziana, erano stati sequestrati documenti e batterie dei cellulari. Infine, erano stati consegnati all’esercito. La brutta avventura era finita con il rilascio, grazie anche alla mediazione di una delegazione australiana. La coppia ha trascorso la notte in un hotel lungo il Nilo, stamattina è stata portata all’ambasciata italiana e poi scortata all’aeroporto. Nel pomeriggio i due giovani sono atterrati a Roma e quindi raggiungeranno Trieste.

PIAZZA: QUI FINCHE’ MUBARAK NON SE NE VA «Continueremo fino a quando Mubarak non se ne andrà». Lo hanno dichiarato oggi in un comunicato gli organizzatori della protesta cche chiede l’uscita di scena immediata del presidente. Lo riferisce al Jazira. Intanto piazza Thrir resta piena di dimostranti, anche dopo l’inizio del coprifuoco.

SACCHEGGIATA REDAZIONE AL JAZIRA La tv satellitare Al-Jazira ha annunciato oggi che un gruppo di ignoti si è introdotto nella sua redazione del Cairo, in Egitto, saccheggiando gli uffici e distruggendo gli equipaggiamenti. «Ignoti si sono introdotti nell’ufficio di Al-Jazira al Cairo e hanno distrutto gli equipaggiamenti», indica la celebre emittente all-news in lingua araba, con sede a Doha, in Qatar. Questo attacco, prosegue in una nota la tv, «sembra essere un nuovo tentativo del regime egiziano o dei suoi partigiani di impedire ad Al-Jazira di coprire gli eventi» in Egitto. Domenica, il ministro egiziano (uscente) dell’Informazione, Anas el-Fekki, aveva ordinato il divieto di Al-Jazira, che ha ampiamente raccontato le rivolte di piazza contro il regime del presidente Hosni Mubarak. Una decisione che per la tv del Qatar aveva lo scopo di «zittire il popolo egiziano». Al-Jazira ricorda che oltre al criptaggio delle suo segnale satellitare e i tentativi di chiudere i suoi siti internet, tutti i suoi giornalisti si sono visti revocare in questi ultimi giorni il loro accredito in Egitto mentre nove reporter sono stati brevemente fermati. «State sicuri che continueremo il nostro lavoro senza scoraggiarci», taglia corto Al-Jazira nella nota.

COLPI D’ARMA DA FUOCO IN PIAZZA Uno scambio di colpi di arma da fuoco è stato udito a nord di piazza Tahrir al Cairo, dove sono radunati i manifestanti anti-governativi. Lo riferiscono Al Jazira e Sky News. Mezzi dell’Esercito si sono mossi verso il luogo presunto della sparatoria. L’Esercito ha arrestato alcuni dimostranti pro-Mubarak a poca distanza da piazza Tahrir.

EX MINISTRO COMMERCIO NON PUO’ ESPATRIARE L’ex ministro del Commercio e dell’Industria egiziana Mohamed Rachid Mohamed è stato interdetto dal lasciare il Paese e i suoi conti bancari sono stati congelati. Lo riferisce l’agenzia Mena. La decisione dei magistrati è stata assunta «nell’ambito delle misure precauzionali prese nei confronti di alcuni funzionari dopo le denunce su furti di denaro pubblico», scrive la Mena. Il divieto di espatrio, e il congelamento dei beni, è stato imposto ieri anche a un altro ministro del precedente governo e a un funzionario del partito di governo.

1600 TURISTI ITALIANI RIMPATRIATI Ritorno in massa dei turisti italiani dall’Egitto: domani saranno di nuovo a casa circa 1600 vacanzieri, provenienti per lo più dal Mar Rosso, soprattutto da Sharm el-Sheikh e Marsa Alam. Da domani quindi saranno poco più di 1400 i turisti italiani presenti ancora nel Paese mediorientale, dove peraltro la rivolta popolare non accenna a diminuire. Si delinea, inoltre, un bilancio amaro per i nostri tour operator: secondo le prime stime, la gelata dei flussi turistici verso l’Egitto ha pesato finora sulle casse delle imprese per una cifra non inferiore ai 600 milioni di euro. Il blocco delle partenze fino al 18 gennaio ha fatto scattare da parte dei tour operator le tre classiche alternative offerte ai clienti già prenotati: lo spostamento in avanti nel tempo del viaggio; la sostituzione con un’altra meta (con eventuale integrazione delle spese in caso di località più lontane o più costose); il rimborso. «Ebbene – spiega Roberto Corbella, presidente dell’Astoi, l’Associazione dei tour operator di Confindustria – al momento la maggior parte dei turisti che aveva prenotato una vacanza in Egitto ha optato verso altre mete. Tra quelle di costo simile, spiccano le Canarie e la Turchia; ma sono molti coloro che invece scelgono di integrare il prezzo pagato per il Mar rosso e decidono di trascorrere una vacanza a lungo raggio: in questo caso in cima alla classifica troviamo la Thailandia e i Caraibi». C’è poi anche una quota non consistente ma in ogni caso significativa di turisti, racconta ancora Corbella, «che al di là dello ‘sconsigliò decidono di partire lo stesso verso l’ Egitto e che volentieri firmano la liberatoria alle agenzie di viaggio». Sul fronte economico si va delineando una vera e propria debacle per le imprese del settore. «Finora il blocco dei voli – spiega il presidente di Assotravel Andrea Giannetti – è costata ai nostri tour operator circa 600 milioni di euro», cifra più che plausibile «visto che il giro d’affari annuo prodotto nel settore turistico dall’Egitto si aggira intorno al miliardo di euro». In casi come quello dell’Egitto, sottolinea Giannetti, «riportare a casa i turisti implica uno sforzo economico considerevole, visto che l’aeromobile decolla vuoto: circa 60 mila euro a volo». Nel frattempo anche l’Adiconsum è tornata a chiedere un fondo paritetico per il pronto risarcimento in caso di mancate tutele dei viaggiatori. La stessa associazione dei consumatori ha poi siglato, con Astoi e Assotravel, un protocollo con una linea di condotta da adottarsi in caso di ‘sconsigliò sul viaggio emesso dalla Farnesina. I turisti in partenza nei 7 giorni seguenti alla data di emissione dello ‘sconsigliò, si legge nell’accordo, potranno rimandare la partenza a una data successiva senza penale o usufruire di soluzioni alternative. Nel caso invece di una partenza programmata oltre i 7 giorni dallo ‘sconsigliò varranno invece, nel caso in cui non siano sopravvenuti cambiamenti, le normali condizioni generali previste dal contratto.

BERLUSCONI: “MUBARAK UOMO SAGGIO” Hosni Mubarak è stato considerato da tutti, in occidente, un «saggio», un punto di riferimento per la stabilità in Medio Oriente e la transizione verso un nuovo assetto deve essere «democratica» e senza «rotture» con quella linea di moderazione nella regione su cui il mondo, Stati Uniti in prima linea, ha fatto finora affidamento. Silvio Berlusconi arriva a Bruxelles, per partecipare al vertice Ue e risponde a tutto campo ai cronisti che lo incalzano. Sulle stringenti vicende interne – federalismo e ‘caso Ruby’ in primo piano – ma anche sulla situazione in Egitto. Dà per scontata la transizione verso il ‘nuovò e ricorda che è stato lo stesso Mubarak ad annunciare che nè lui, nè i suoi figli, si ricandideranno alle prossime elezioni. Ma non ‘scaricà l’ ‘amicò egiziano e ne elogia il ruolo di uomo-chiave giocato in questi anni per la stabilità della regione. Ruolo riconosciuto – torna a ribadire – da tutto l’occidente. Anche dagli Stati Uniti che starebbero ora trattando le dimissioni immediate. Parole, quelle del presidente del Consiglio, da alcuni lette come una ‘spondà a Mubarak e un velato auspicio che il vecchio presidente egiziano possa rimanere in sella, che non hanno tardato a innescare polemiche. E critiche dall’opposizione con le parole di Rosy Bindi del Pd: «Oggi abbiamo imparato che la finzione del privato di Berlusconi, e cioè che credeva che Ruby fosse nipote di Mubarak, influenza anche la nostra politica estera, visto che lui è unico a difendere Mubarak». Ma polemiche a parte, se la parola d’ordine è «transizione subito» – come messo nero su bianco anche dai 27 oggi a Bruxelles – questo passaggio deve avvenire «in linea di continuità»: senza «rotture con un presidente come Mubarak», ribadisce il premier italiano che solo due giorni fa aveva messo in guardia sui rischi di derive fondamentaliste e islamiche ricordando quanto accaduto in Iran. Mubarak se ne andrà: «lo ha detto» lui stesso, ricorda il premier, spiegando di «credere e confidare» che «tutti gli occidentali pensino la stessa cosa: Che ci possa essere in Egitto una transizione ad un sistema più democratico senza rotture con un presidente, come Mubarak, che da tutto l’occidente, Usa in testa, è stato sempre considerato l’uomo più saggio ed un punto di riferimento preciso per tutto il Medio Oriente». «Mi auguro che si possa avere continuità di governo» in questa direzione, aggiunge annunciando di seguire in prima linea l’evoluzione della situazione. E di essere in contatto costante «con tutti i nostri amici del Medio Oriente, con quelli israeliani, con i leader di cui sono amico da tanti anni». Berlusconi non commenta direttamente i fatti e le violenze del Cairo – suscitando alcune prese di posizione polemiche da parte dell’opposizione, come l’europarlamentare Pd Deborah Serracchiani – ma spiega che quello che sta accadendo in Egitto è una «reazione del popolo» alla situazione economica e sociale di un «paese povero» a cui si «è aggiunto un vento di libertà e democrazia». Un vento che «quando soffia è contagioso e sta interessando tutto il Medio Oriente», aggiunge riferendosi anche alla Tunisia e ricordando quanto accaduto in Giordania con il recente cambio del primo ministro. Si tratta di «un disagio che non è solo dell’Egittò, dove su una popolazione di 80 milioni di persone, il 40% vive sotto il livello di povertà, con meno di 2 dollari al giorno, prosegue Berlusconi ribadendo comunque l’interrogativo che già aveva espresso nei giorni scorsi: se il milione o i due milioni di manifestanti nelle piazze sia veramente la volontà di un popolo di 80 milioni di persone. »La transizione deve cominciare in tempi rapidi come l’Europa si augura e deve essere una transizione effettiva«, ha ribadito intanto anche il responsabile della Farnesina, Franco Frattini spiegando che »quando si parla di riforma elettorale, di riforma costituzionale, si toccano tutti i temi fondamentali«.

FRATTINI: PRONTI A INTERVENIRE «Seguo personalmente la situazione dei giornalisti italiani che si trovano in questi giorni in Egitto e che stanno assolvendo meritoriamente al compito di raccontare al pubblico italiano quel che accade». Lo afferma il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, sottolineando che «il Ministero, attraverso l’ Unità di Crisi e l’ Ambasciata al Cairo, mantiene contatti continui con tutti i rappresentanti degli organi di informazione presenti nella capitale egiziana». «L’ Ambasciata – prosegue il titolare della Farnesina – si mantiene aggiornata in tempo reale sulla presenza e sui movimenti dei giornalisti italiani, e ha ricevuto da me istruzioni di intervenire immediatamente nel caso che la loro incolumit… o la loro libertà di movimento corrano rischi». «Il diritto di cronaca deve poter essere esercitato senza pericoli di alcun tipo né per l’ integrità fisica né per l’autonomia di ciascun giornalista – sottolinea Frattini in una nota – di conseguenza le Autorità egiziane sono state sensibilizzate affinché i rappresentanti dei media italiani che lavorano al Cairo siano tutelati, senza che, al contempo, il loro lavoro venga in alcun modo limitato». «Continueremo dunque a riservare – conclude il capo della diplomazia italiana – attenzione prioritaria alla situazione dei nostri inviati e corrispondenti al Cairo, ed a fare in modo che possano seguire da vicino gli eventi nella necessaria cornice di sicurezza».

MILIONI DI PERSONE IN PIAZZA Secondo valutazioni di fonti giornalistiche contattate dall’Ansa vi sarebbero in piazza Tahrir al Cairo due milioni di persone che chiedono che Mubarak lasci, mentre ad Alessandria sarebbero un milione. «Siamo qui per proteggervi, i sostenitori del governo non entreranno»: è il messaggio che i militari scandiscono con gli altoparlanti in piazza Tahrir al Cairo, mentre all’esterno gruppi di sostenitori di Hosni Mubarak iniziano a radunarsi.
L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navy Pillay ha chiesto oggi alle autorità egiziane la liberazione «immediata e senza condizioni» di tutti i giornalisti e difensori dei diritti umani arrestati per aver esercitato la propria professione. L’Alto commissario ha denunciato le violenze, gli atti intimidatori e le misure di detenzione contro «dozzine» di giornalisti, in un «tentativo manifesto di soffocare le notizie su quanto sa accadendo in Egitto». Internet e gli altri mezzi di comunicazione devono restare aperti.

Al Cairo la preghiera sulla grande piazza Tahrir è stata seguita da migliaia di persone nell’undicesima giornata di proteste di piazza. Nel sermone è stata sottolineato che la protesta è« nazionale». Nelle prediche nelle moschee gli imam hanno lanciato appelli alla calma ai manifestanti, che continuano ad affluire alla piazza, molti con le bandiere egiziane, nel tentativo di bissare la marcia del milione di martedì. Anche ad Alessandria migliaia di persone sono nelle strade e nelle piazze dopo avere partecipato alla preghiera del venerdì e al momento la situazione sembra calma. Non ci sono grandi reazioni politiche al discorso di Hosni Mubarak, intervistato ieri dalla televisione Usa Abc, alla quale ha detto di volere andarsene ma di non poterlo fare per evitare il caos al paese. In un comunicato i Fratelli musulmani hanno detto di non puntare alla presidenza del paese e di volere una regime democratico e civile. Il governo si è impegnato a garantire che le manifestazioni possano avvenire in maniera pacifica. Il ministro della Difesa Mohammed Hussein Tantawi si è recato personalmente nella piazza questa mattina per verificare le misure di sicurezza. L’esercito la sta presidiando, per evitare che bande di violenti possano entrare creando gli scontri violenti di due giorni fa. Continuano le limitazioni ai movimenti dei giornalisti ai quali viene impedito di accedere alla piazza ma, a quanto pare, senza le aggressioni fisiche dei giorni scorsi. Due inviati italiani sono stati fermati, i loro documenti sono stati controllati e dopo momenti di paura sono stati rilasciati.

IRAN: MUBARAK TRADITORE La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha incitato oggi il popolo egiziano a continuare nella sollevazione per abbattere il presidente Hosni Mubarak, affermando che egli ha «tradito il suo popolo», è un «nemico dei Palestinesi» e «il più grande protettore del regime sionista», cioè di Israele. «Quella a cui assistiamo in questi giorni è un’esplosione di rabbia sacra, un movimento di liberazione islamico, e io prego per la vostra vittoria», ha affermato Khamenei, parlando in arabo per rivolgersi direttamente agli egiziani durante la preghiera del venerdì a Teheran. La Guida iraniana ha poi avvertito l’opposizione egiziana di non fidarsi delle «manovre politiche degli Usa, che dopo avere sostenuto per 30 anni Mubarak, adesso parlano dei diritti del popolo e cercano di sostituirlo con un altro loro agente». «Non accettate nulla di meno di un regime indipendente che creda nell’Islam», ha aggiunto Khamenei.

ASHTON: DIALOGO ESSENZIALE L’Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton ha avuto ieri sera una conversazione telefonica con il vice presidente egiziano Omar Suleiman e lo ha incoraggiato a far fare passi ulteriori in avanti al dialogo nazionale con l’opposizione «che è assolutamente essenziale». Lo ha riferito la stessa Ashton, al suo arrivo al consiglio Ue, dove i leader dei 27 analizzeranno oggi gli ultimi sviluppi della situazione in Egitto. Ieri Suleimain ha annunciato l’avvio del dialogo con «partiti e forze nazionali» egiziane per la soluzione della crisi. L’ invito è stato respinto per ora dal movimento dei Fratelli Musulmani. La Ashton ha rilevato che «il governo egiziano e il popolo egiziano devono marciare insieme». «Anche di questo ho parlato con Suleiman», ha riferito, rimarcando la necessità di fare un tentativo per «procedere insieme». Sui tempi delle elezioni e della conseguente uscita di scena del rais Mubarak, la Ashton ha ribadito che spetta agli egiziani decidere le tappe della transizione, «ma ciò che chiediamo, ciò che è importante, è vedere qualcosa che si muove, fare passi avanti ulteriori verso il dialogo e la transizione, rispondere alle aspirazioni del popolo».

CALMA PIENA DI TENSIONE Una calma tesa, dopo le violenze e le intimidazioni di ieri e una notte relativamente tranquilla, regna al Cairo nella mattina del venerdì di preghiera che l’opposizione, che per 10 giorni ha tenuto la piazza, spera di trasformare in quella che ha convocato come la «giornata della partenza» di Mubarak, portando in strada almeno un milione di persone. Nel centro della capitale egiziana comincia a radunarsi qualche manifestante, sfidando il coprifuoco, secondo Al Jazira International. Quest’ultima ha ascoltato in diretta una manifestante da Piazza Tahrir, che ha raccontato del clima di «eccitazione» per la giornata. La Cnn rivela che militari in tenuta antisommossa con armi automatiche sono schierati numerosi tutt’attorno a piazza Tahrir e che uomini delle forze di sicurezza hanno proceduto all’ arresto di alcune persone che lasciavano la piazza o sul vicino ponte 6 Ottobre, facendole distendere a terra sotto la minaccia di armi puntate. Al Jazira International rivela che le comunicazioni non sono bloccate come alcuni giorni fa e che gli oppositori usano soprattutto i social network come Facebook e Twitter. I giornalisti, per lo più ormai relegati negli alberghi dopo gli arresti e le intimidazioni di ieri, temono di non poter garantire una copertura adeguata degli eventi.

USA LAVORANO PER DIMISSIONI MUBARAK Cresce il pressing americano su Mubarak affinchè il presidente egiziano lasci subito l’incarico. In nottata l’amministrazione Obama ha fatto filtrare la notizia che sta discutendo con «autorità egiziane» non meglio precisate una serie di opzioni che prevedono l’immediata uscita di scena di Hosni Mubarak e la formazione di un Governo di transizione. La Casa Bianca ha da giorni scelto una linea prudente, ma di ora in ora – sull’onda di quanto avviene nelle piazze – spinge sempre più sull’acceleratore, negoziando direttamente con il vice-presidente Omar Suleiman e lavorando ai fianchi i più stretti collaboratori del rais egiziano perchè convincano Mubarak che è proprio arrivata l’ora di uscire di scena. La conferma della svolta di Washington è arrivata in piena notte egiziana attraverso fonti anonime americane ed egiziane, che hanno parlato con il New York Times. Secondo queste fonti, il piano è semplice: Mubarak dovrebbe cedere il potere a un governo di transizione guidato dal vicepresidente Omar Suleiman con la supervisione delle forze armate e il beneplacito della potente organizzazione dei ‘Fratelli Musulmanì, con i quali la Casa Bianca ha aperto diversi canali di comunicazione. Gli Stati Uniti, di fatto, non hanno smentito le indiscrezioni: stiamo discutendo con gli egiziani una «varietà di modi differenti» per andare verso una transizione pacifica in Egitto, si è limitata a confermare la Casa Bianca interpellata sulle anticipazioni del New York Times. Tommy Vietor, portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale della Casa bianca, ha aggiunto: «Abbiamo discusso con gli egiziani una varietà di modi differenti per far andare avanti il processo, ma tutte queste decisioni devono essere prese dal popolo egiziano». Adesso Mubarak è decisamente isolato e il pallino del gioco è sempre meno nelle sue mani e sempre più in quelle dell’esercito

fonte:leggo               

SVOLTA IN EGITTO: SULEIMAN AL POSTO DI MUBARAK -FOTOultima modifica: 2011-02-05T06:09:00+01:00da michelepositano
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