UBY, RIUNIONE PDL A ROMA, BERLUSCONI ATTACCA FINI SULLA CASA DI MONTECARLO

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Legittimo impedimento, Consulta: “Premier sia preciso”
ROMA – È la giornata della controffensiva, per Silvio Berlusconi. Stasera a Palazzo Grazioli, il premier ha convocato lo stato maggiore del Pdl e chiederà una volta di più agli uomini al vertice del partito di stare al suo fianco nella battaglia campale che lo vede schierato su più fronti, da quando è scoppiato il ‘Ruby-gatè. Tra le contromosse studiate, oggi c’è il faldone con i 29 verbali degli interrogatori condotti dalla difesa per dimostrare l’intento persecutorio dei pm milanesi e l’inconsistenza delle accuse.

Ma ci sono altre carte giudiziarie sulle quali il premier conta per risalire la china di questi giorni difficili. Sono quelle che il governo di Santa Lucia avrebbe spedito alla Farnesina e che proverebbero in modo inequivocabile che Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini, sarebbe il reale proprietario della casa di Montecarlo oggetto dello scandalo estivo che ha coinvolto il presidente della Camera. Il leader di Fli – che ha sempre garantito dimissioni immediate in caso fosse dimostrato la proprietà del cognato – ai suoi è apparso serafico e affatto preoccupato. «È una minestra riscaldata. C’è un’inchiesta in corso e chi parla di nuove carte si rivolga alla magistratura», chiude il discorso il portavoce del Presidente della Camera, Fabrizio Alfano. Eppure tra i futuristi c’è chi è inquietato dal riemergere della vicenda, proprio nei giorni in cui Fini ha chiesto le dimissioni di Berlusconi. Intanto, durante la conferenza dei capigruppo a Montecitorio, Pdl e Lega hanno reclamato ancora le dimissioni di Fini per manifesta imparzialità, ma il presidente della Camera li ha gelati: «La conferenza dei capigruppo non è la sede deputata per discuterne, la competenza è la giunta per il regolamento». Lo scontro si fa aspro, come dimostra anche la battaglia condotta dal Pdl per ottenere domani il voto sulla mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi, che l’Udc aveva chiesto di rinviare per l’impegno al Consiglio d’Europa di alcuni centristi. Il Terzo Polo voterà la sfiducia ma, a causa di alcune assenze sicure, la maggioranza è certa di avere la vittoria in tasca e ha puntato sull’accelerazione.

Chi ha parlato oggi con il premier lo ha trovato galvanizzato e pronto a disegnare la road map della riscossa nel summit a Palazzo Grazioli stasera, dove il premier spiegherà anche che i contro-interrogatori dei suoi legali sul ‘Ruby-gatè hanno smontato tutte le accuse dei pm milanesi. La battaglia del Cavaliere prosegue anche nella Giunta per le Autorizzazioni a Procedere, dove è arrivata la memoria difensiva e dove il relatore di maggioranza Antonio Leone ha chiesto di respingere la richiesta dei pm di perquisire gli uffici del tesoriere Giuseppe Spinelli, per «fumus persecutionis» contro il premier. Intanto, domani giornata cruciale per il federalismo, con la Lega che, per stanare Pd e Terzo Polo fermi sul no nonostante le aperture di Calderoli, punta sul mezzo sì dei sindaci, allettati dalle modifiche del ministro leghista dopo le proposte dell’Anci. Il Cavaliere invece torna a Roma e, respinta la ‘proposta irricevibilè di Pier Ferdinando Casini che ieri ha chiesto per l’ennesima volta a Berlusconi di farsi da parte e indicare il nome di un nuovo premier di centrodestra, va all’attacco su tutti i fronti. E tira dritto, ignorando la raccolta di firme che il Pd sta per avviare nelle piazze e sul web per mandarlo a casa.

LA CONSULTA: “PREMIER SIA PRECISO” È potere del giudice «valutare caso per caso» e «in concreto» se l’impedimento addotto dal premier a non presentarsi in giudizio non solo sia riconducibile «in astratto ad attribuzioni coessenziali alle funzioni di governo» ma sia anche «oggettivamente indifferibile»; è «onere» dell’imputato-premier indicare un «impegno preciso e puntuale» e non «genericò. Il tutto seguendo il »canone della leale collaborazione« tra autorità giudiziaria e potere politico. La Corte Costituzionale, con un’articolata sentenza del giudice Sabino Cassese firmata dal presiedente Ugo De Siervo, ha riscritto il ‘legittimo impedimentò, legge nata per mettere al riparo il premier Berlusconi, almeno fino al prossimo ottobre, dalla ripresa dei tre processi a suo carico (Mills, Mediaset e Mediatrade). Le 37 pagine depositate in serata, dopo essere state lette e approvate nel pomeriggio dai giudici riuniti in camera di consiglio (assente Maria Rita Saulle), hanno di fatto svuotato l’impianto iniziale dello ‘scudò. La Corte ha infatti bocciato due punti chiave della legge (il comma 4 sull’impedimento continuativo fino a sei mesi attestato dalla presidenza del Consiglio e parte del comma 3 sul potere di valutazione del giudice) per violazione degli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 138 (necessit… di una legge costituzionale) della Costituzione. Ed ha inoltre fornito una interpretazione ‘ad hoc’ sulla ‘tipizzazionè del legittimo impedimento del premier.

La cartina di tornasole – scrive la Corte – è rappresentata dalle precedenti sentenze sul ‘lodo Schifanì, sul ‘lodo Alfanò e sul caso Cesare Previti. Innanzitutto – scrive la Corte in 37 pagine di motivazioni – anche per premier e ministri non vi deve essere »una deroga al regime processuale comune« previsto dall’art.420-ter del codice di procedura penale nei casi di impossibilità di imputati ‘comunì a presentarsi in udienza. Per questo motivo l’impedimento »non può essere generico e il rinvio dell’udienza da parte del giudice non può essere automatico«. Spetta pertanto al »giudice, ai fini del rinvio dell’udienza, valutare in concreto non solo la sussistenza in fatto dell’impedimento«, ma anche il suo »carattere assoluto e attuale«. Inclusa la verifica se esso »in concreto« dia »luogo ad impossibilità assoluta« di »comparire in giudizio, in quanto oggettivamente indifferibile e necessariamente concomitante con l’udienza«. Nello sdoganare la ‘tipizzazionè delle attività governative che possono dar luogo a un impedimento (incluse quelle »coessenziali« nonchè »preparatorie e conseguenziale«), la Corte tuttavia chiarisce che esse valgono solo nella misura in cui il premier-imputato indichi un »impegno preciso e puntuale«. In altre parole – chiarisce la Corte – »il Presidente del Consiglio dei ministri dovr… indicare un preciso e puntuale impegno, che abbia carattere preparatorio o consequenziale rispetto ad altro preciso e puntuale impegno, quest’ultimo riconducibile ad una attribuzione coessenziale alla funzione di governo prevista dall’ordinamento«. Questo non significa ledere le prerogative del Presidente del consiglio. Tutt’altro: »il principio della separazione dei poteri non è violato dalla previsione del potere del giudice di valutare in concreto l’impedimento, ma, eventualmente, soltanto dal suo cattivo esercizio, che deve rispondere al canone della leale collaborazione«. Un principio, questo, che induce i giudici costituzionali a sollecitare »soluzioni procedimentali, ispirate al coordinamento dei rispettivi calendari«. »Per un verso, il giudice deve definire il calendario delle udienze tenendo conto degli impegni del Presidente del Consiglio dei ministri riconducibili ad attribuzioni coessenziali alla funzione di governo e in concreto assolutamente indifferibili. Per altro verso – afferma la Consulta – il Presidente del Consiglio dei ministri deve programmare i propri impegni, tenendo conto, nel rispetto della funzione giurisdizionale, dell’interesse alla speditezza del processo che lo riguarda e riservando a tale scopo spazio adeguato nella propria agenda«.

MOTORINO INCENDIATO A VIA DEL PLEBISCITO
Un motorino Honda 50 si è incendiato questa sera in via del Plebiscito a Roma, a pochi passi da Palazzo Grazioli dove è in corso il vertice Pdl sul Ruby-gate. Lo scooter avrebbe preso fuoco per autocombustione e i carabinieri, intervenuti subito, avrebbero domato le fiamme senza complicazioni. In via precauzionale il traffico tra piazza Venezia e L.go di Torre Argentina è stato interrotto per alcuni minuti.

LE CARTE DELLA DIFESA DI BERLUSCONI I pm di Milano che indagano sul caso Ruby hanno concluso l’esame degli esiti delle indagini difensive depositate ieri dai legali di Silvio Berlusconi: la Procura dovrebbe aver chiuso l’attività istruttoria e inviare presto al gip la richiesta di giudizio immediato per il presidente del Consiglio. Al momento non sarebbe arrivata alcuna istanza formale di trasferimento del procedimento al tribunale dei ministri. La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati affronta oggi il caso Ruby con la relazione del vicepresidente Antonio Leoni. Ieri la difesa del premier ha presentato una memoria in cui si sostiene l’assoluta incompetenza della procura di Milano sulla vicenda. Il clima politico è sempre rovente: accesissimo il dibattito dopo le parole di ieri della Conferenza episcopale italiana, mentre nella tarda serata si è registrato un nuovo durissimo intervento in tv del premier che, intervenuto telefonicamente al programma L’Infedele de La 7 condotto da Gad Lerner, ha definito la trasmissione “un postribolo televisivo

fonte:leggo                

UBY, RIUNIONE PDL A ROMA, BERLUSCONI ATTACCA FINI SULLA CASA DI MONTECARLOultima modifica: 2011-01-26T08:27:11+01:00da michelepositano
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