UNIVERSITÀ, NAPOLITANO FIRMA LA LEGGE RIFORMA

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C’è un comma contradditorio, da sopprimere, sul ruolo di professore aggregato. C’è poca coerenza nel riservare borse di studio su base territoriale. C’è «dubbia ragionevolezza» nel vincolare i contratti di insegnamento in base al reddito degli aspiranti. Ci sono formulazioni equivoche. Giorgio Napolitano ha segnato con la matita rossa e blu queste e altre pecche della legge di riforma universitaria approvata il 23 dicembre. Ma ha deciso di promulgarla. Contestualmente ha inviato al premier Berlusconi una lettera in cui segnala queste e altre criticità e chiede in fase di attuazione di correggerle «cercando un costruttivo confronto con tutte le parti interessate. Nella lettera a Berlusconi, resa nota dal Quirinale, il capo dello Stato spiega di non aver ravvisato »motivi evidenti e gravi« per rinviare alle Camere una legge così faticosamente approvata e la cui attuazione »del resto« prevede numerosi passaggi nel corso dei quali le criticità potranno essere corrette. Napolitano fa appello alla iniziativa del governo per apportare le correzioni e anche per attuare gli incisivi richiami contenuti negli ordini del giorno approvati, e che contengono »precise indicazioni anche integrative, sul piano dei contenuti e delle risorse. A caldo, il ministro Gelmini ha annunciato che i richiami di Napolitano saranno accolti dal governo. Consenso a Napolitano è venuto dal Pd e dal Pdl. Consenso anche da Giuseppe Valditara (Fli), relatore al Senato, che propone un decreto correttivo. Ma è evidente che la scelta del Colle di dire un «sì però» deludè i più critici, fra i quali alcuni esponenti del movimento degli studenti, che lo avevano sollecitato a negare la firma. Nel prendere atto della decisione del Capo dello Stato, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro ha osservato: «Resta il fatto che riteniamo questo provvedimento ingiusto, iniquo ed incostituzionale».. La via scelta dal presidente della Repubblica non è nuova. Ci sono due precedenti. Il 15 luglio 2009, Napolitano promulgò il pacchetto sicurezza accompagnando la firma con una lettera ai presidenti delle Camere. Nel Ddl c’erano norme con criticità (le ronde, il reato di immigrazione clandestina) ma c’erano anche le nuove più incisive norme antimafia e per non ritardarne l’applicazione Napolitano firmò, invitando a correggere in fase di attuazione la parte criticabile. L’altro precedente è del 22 maggio scorso, quando Napolitano ha promulgato il decreto incentivi con una lettera di motivazione indirizzata ai presidenti delle Camere. Anche stavolta c’era un’accozzaglia di provvedimenti, alcuni poco coerenti, ma c’erano anche le nuove misure per la lotta all’evasione fiscale, e Napolitano non se la sentì di rimandarne l’entrata in vigore. Lo disse nella lettera, esprimendo amarezza per un modo di legiferare con decreti omnibus eterogenei e disomogenei. Non firmerò più simili provvedimenti, dichiarò sollecitando «il senso di responsabilità» del Governo e del Parlamento. Il 31 marzo scorso, quando gli fu inviata per la promulgazione la legge sull’arbitrato per le cause di lavoro, Napolitano non ebbe dubbi. Rifiutò la firma. La rinviò alle Camere ritenendola «incoerente» rispetto alle norme vigenti, «estremamente eterogenea» e tale da produrre guai in una materia «di indubbia delicatezza sul piano sociale».

GLI ARTICOLI DA CORREGGERE  Sono quattro gli articoli oggetto delle osservazioni del presidente della Repubblica che ha promulgato la legge sull’università: riguardano i prof aggregati, le borse di studio «territoriali», i limiti di reddito per i docenti con contratti a termine, i lettori stranieri. Punti definiti «non portanti» della riforma dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che pure ha detto che terrà in «massima considerazione» i rilievi del Colle. GELMINI – «Esprimo la mia piena soddisfazione per la promulgazione della legge da parte del Presidente della Repubblica. Terremo in massima considerazione le sue osservazioni. Appare evidente dall’analisi dei punti rilevati che nessuno di essi tocca elementi portanti e qualificanti della legge. Aver approvato la legge sull’universit… Š un segnale positivo per il Paese perch‚ dimostra che, seppur tra mille difficolt…, Š possibile realizzare le riforme». ARTICOLO 6 – Per quel che riguarda l’articolo 6, concernente il titolo di professore aggregato il problema nasce da una ripetizione di due commi simili, «svista» della Camera, che ha tenuto fermo per due giorni il testo al Senato. «Pur non lasciando la norma, da un punto di vista sostanziale, spazio a dubbi interpretativi della reale volont… del legislatore – scrive Napolitano – si attende che ai fini di un auspicabile migliore coordinamento formale, il governo adempia senza indugio all’impegno assunto dal Ministro Gelmini nella seduta del 21 dicembre in Senato, eventualmente attraverso la soppressione del comma 5 dell’articolo». ARTICOLO 4 – Nasce da una richiesta della Lega ed è il punto, forse, più delicato. «Per quanto concerne l’articolo 4 relativo alla concessione di borse di studio agli studenti, appare – al Presidente Napolitano – non pienamente coerente con il criterio del merito nella parte in cui prevede una riserva basata anche sul criterio dell’appartenenza territoriale». È stato il governatore del Piemonte, Roberto Cota, tra i primi a sollevare il problema che nelle Università dove è maggiore la presenza di studenti fuori sede i residenti vengono penalizzati. Da qui è partita la campagna dell’europarlamentare Mario Borghezio, tra i leghisti pi— agguerriti che ha diffuso un volantino nel quale si accusavano gli studenti meridionali di essere pi— furbi e disonesti: «i ragazzi del Sud ottengono le borse perch‚ presentano dichiarazioni false». ARTICOLO 23 – Disciplina i contratti di insegnamento per esperti. «Appare di dubbia ragionevolezza nella parte in cui aggiunge una limitazione oggettiva riferita al reddito ai requisiti soggettivi di carattere scientifico e professionale». Secondo la legge, le universit… possono stipulare contratti della durata di un «anno accademico e rinnovabili annualmente per un periodo massimo di cinque anni, a titolo gratuito o oneroso, per attivit… di insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale, che siano dipendenti da altre amministrazioni, enti o imprese, ovvero titolari di pensione, ovvero lavoratori autonomi in possesso di un reddito annuo non inferiore a 40.000 euro lordi». Una norma voluta, viene spiegato da fonti ministeriali, per evitare forme di precariato (non utilizzare giovani che non lavorano) chiesta tra l’altro da un emendamento del Pd. ARTICOLO 26 – Riguarda la disciplina dei «lettori di scambio» ovvero i lettori in madre lingua. Scrive il Presidente che «Š opportuno che l’art. 26, nel prevedere l’interpretazione autentica dell’art. 1, comma 1, del decreto legge n. 2 del 2004 sia formulato in termini non equivoci e corrispondenti al consolidato indirizzo giurisprudenziale della Corte Costituzionale». In pratica, i lettori internazionali hanno fatto causa perchè gli spettavano degli arretrati. La legge garantisce i diritti arretrati in una certa misura ma con una limitazione rispetto a quanto richiesto dagli stessi lettori stranieri.

STUDENTI MOBILITATI E DISOBBEDIENTI Nuove mobilitazioni di piazza e, soprattutto, l’avvio di una lotta interna a ciascun ateneo, da portare avanti con l’emanazione di nuovi statuti universitari in grado di ‘svuotarè la riforma Gelmini. I movimenti studenteschi non si arrendono. E, pur ritenendo una «piccola conquista» le osservazioni mosse dal Capo dello Stato al testo, da oggi si trovano a fare i conti con una realtà incontrovertibile: la riforma è legge perchè Giorgio Napolitano l’ha promulgata. «Non siamo sorpresi. Il presidente Napolitano ci ha ricevuto e ascoltato con rispetto, ma non ci aspettavamo che fosse lui a dare battaglia al posto nostro. A bloccare la riforma Gelmini dovranno essere gli studenti, i dottorandi, i precari, i ricercatori, i tecnici-amministrativi, tutti coloro che vivono sulla propria pelle la schiavitù della precarietà e il furto di futuro operato da questa riforma», è il commento a caldo delle studentesse e degli studenti di Link-Coordinamento Universitario. Chi ha fatto parte della delegazione dei 12 studenti ricevuti il 22 dicembre scorso al Quirinale non nasconde una certa soddisfazione: «Napolitano ci ha ascoltato davvero. L’incontro al Colle non è stato formale», esulta Elena Monticelli. Le tre osservazioni del Capo dello Stato sono pertanto «una piccola conquista» del movimento studentesco, rileva Luca Cafagna, 25 anni, studente di Scienze Politiche della Sapienza di Roma, anche lui tra i giovani della delegazione. Il rilievo del Colle che ottiene il maggior plauso degli studenti è quello sull’assegnazione delle borse di studio con una «riserva» che tenga conto dell’appartenenza territoriale. Si tratta di «una norma razzista» voluta dalla Lega Nord «completamente incoerente con una legge che dice di favorire il merito», sostengono gli esponenti del movimento Link. «Va detto però – aggiunge Luca Cafagna – che Napolitano sta colmando un vuoto che non doveva esserci, quello creato dal Governo. Un Governo che non media». Per questo motivo il movimento studentesco «intende andare oltre: noi – aggiunge lo studente – vogliamo che la legge sia ritirata o che non sia applicata negli atenei. È difficile infatti che quel confronto, mancato in sede parlamentare, possa esserci adesso, a riforma approvata». Unica voce fuori dal coro gli studenti di destra che si riconoscono in Azione Universitaria: sono soddisfatti per la promulgazione della riforma ma non delle osservazioni di Napolitano. «Se prevale l’interventismo del Quirinale e si auspica un confronto con le parti interessate – sostengono i portavoce Giovanni Donzelli e Andrea Volpi – auspichiamo che si ascoltino anche al Colle tutte le parti e non solo chi mette a ferro e fuoco le città».

GELMINI: “LE CORREZIONI IN PUNTI NON IMPORTANTI” «Esprimo la mia piena soddisfazione per la promulgazione della legge da parte del Presidente della Repubblica. Terremo in massima considerazione le sue osservazioni. Appare evidente dall’analisi dei punti rilevati che nessuno di essi tocca elementi portanti e qualificanti della legge. Aver approvato la legge sull’università è un segnale positivo per il Paese perchè dimostra che, seppur tra mille difficoltà, è possibile realizzare le riforme». È quanto ha affermato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini.

GELMINI: FATTO POSITIVO «La promulgazione è un fatto positivo». È il commento del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini dopo l’atto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Insieme al presidente Berlusconi terremo certamente conto delle osservazioni del Quirinale», aggiunge il ministro.

ALTRE 10 DENUNCE A FIRENZE Sono stati denunciati dalla digos gli organizzatori del corteo, non autorizzato, che la scorsa settimana ha attraversato le vie del centro di Firenze, imbrattando negozi e banche. Si tratta di una decina di persone, accusati di manifestazione non preavvisata: salgono cosi« a 90 le denunce complessive nell’ambito dei vari episodi di protesta studentesca avvenuti in città contro la riforma dell’università. Si stanno rivelando piu» difficoltose, invece, le indagini per risalire agli autori degli imbrattamenti comparsi dopo l’attraversamento delle strade del centro storico da parte del serpentone di manifestanti. Questo proprio in virtù del percorso sconosciuto agli inquirenti ed improvvisato dai manifestanti ma anche per via di alcune telecamere cittadine manomesse presumibilmente dagli stessi responsabili dei danni che non hanno quindi ripreso gli ‘assaltì a boutique, banche e sedi di istituzioni.

GELMINI: GIOVANI NON SCAPPATE I giovani devono «restare» e lottare insieme a noi« per combattere »l’immobilismo« e lo »stato di conservazione che sembra impossibile da scalfire«, diventato »il leit motiv della sinistra«. È l’appello che lancia, in un’intervista al Giornale, il ministro dell’ Istruzione Mariastella Gelmini, elencando cinque motivi per cui gli studenti possono scegliere di non »scappare all’estero«. In primis gli accordi per Mirafiori e Pomigliano, »una rivoluzione« che »consentirà a Fiat di crescere« cosicchè »ci saranno nuovi posti di lavoro e stipendi più alti«. Oltre al fatto che »imprenditori e lavoratori non sono più categorie contrapposte ma hanno identici interessi«. Poi il Mezzogiorno, cui »il piano per il Sud del governo« darà risorse »non solo per le infrastrutture materiali« ma anche per quelle »immateriali. I giovani devono rimanere sul territorio«. Ancora, »ricerca e innovazione« che hanno bisogno di puntare sul »capitale umano«. E la riforma dell’università, che farà »tornare i nostri cervelli combattendo il familismo«. Un »grande segnale di cambiamento« insieme a »un governo di giovani, con ministri under 40 come la sottoscritta, la Carfagna, la Meloni, Fitto, Alfano«. Quanto al governo, per Gelmini »l’Udc non deve entrare« ma »fare una opposizione responsabile«. Ci sono »almeno 15 deputati che interloquiscono con noi«, aggiunge, e »credo che da Letta a Fioroni, da Rossi a Ichino alla Finocchiaro, il Pdl potrà dialogare anche con i riformisti del Pd.

DI PIETRO: “DDL INIQUO”  «Il rispetto istituzionale che abbiamo verso la presidenza della Repubblica ci impone di prendere atto della decisione di Giorgio Napolitano. Resta il fatto che riteniamo questo provvedimento ingiusto, iniquo ed incostituzionale». Lo afferma in una nota il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Ci auguriamo, ad ogni modo, che i dibattiti e le riflessioni successive possano frenare la portata devastante che caratterizza la riforma. Per quanto riguarda noi dell’Italia dei Valori, fuori e dentro il Parlamento, eserciteremo tutta la nostra forza di opposizione democratica e ci batteremo fino a quando questo provvedimento non verrà modificato. Su questo -conclude Di Pietro- vogliamo rassicurare gli studenti, i ricercatori e gli insegnanti che non rimarranno soli

fonte:leggo       

UNIVERSITÀ, NAPOLITANO FIRMA LA LEGGE RIFORMAultima modifica: 2010-12-31T07:51:37+01:00da michelepositano
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