Intesa su Mirafiori, no della Fiom. Marchionne: ora gli investimenti. Marcegaglia: vantaggi per tutti

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TORINO – «È un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento. Mirafiori inizia oggi una nuova fase della sua vita. Questo stabilimento è il simbolo della Fiat». Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, non nasconde la soddisfazione per l’accordo raggiunto ieri sera all’Unione industriale di Torino. «Un’intesa – commenta Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria – che rappresenta un significativo elemento di innovazione per le relazioni industriali e che va a vantaggio dell’intero sistema economico e produttivo del Paese».

Marchionne avrebbe però preferito «una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati». La Fiom, invece, ha deciso di non firmare quello che Roberto Di Maulo, segretario della Fismic, ha definito «uno storico accordo». E non c’è dubbio che l’intesa presenti parecchi aspetti “storici”. Innanzi tutto perché la Fiom non sarà più rappresentata all’interno di Mirafiori come conseguenza della mancata firma dell’accordo. Non una ripicca aziendale, ma la rigida applicazione della legge. Anche se, in un periodo di forti tensioni sociali, la mancata presenza del secondo sindacato nello stabilimento simbolo dell’industria italiana non è di poco conto. Ovviamente Federico Bellono, segretario della Fiom torinese, ha motivato il no della sua organizzazione con il rifiuto della Fiat di accogliere le richieste dei sindacati sulla base del testo aziendale. Anzi, a suo avviso il testo è persino peggiorato rispetto a 20 giorni or sono. È proprio nel merito che le valutazioni dei sindacati sono opposte. In particolar modo i nodi riguardano l’assenteismo e la pausa mensa. Spiega Eros Panicali, della Uilm : «Siamo riusciti ad ottenere la mensa all’interno del turno e abbiamo aumentato il tasso di assenteismo da cui scatteranno le penalizzazioni al 3,5% (vicino alla media territoriale), riducendo la penalizzazione dei giorni di carenza.

Replica il segretario della Fiom: non è vero, la mensa sarà portata a fine turno quando le produzioni andranno a regime. Quanto alle malattie, a regime saranno 2 i giorni non pagati. Ma Di Maulo ricorda che, per spostare la mensa, occorrerà arrivare ad un altro accordo con il sindacato e comunque nel frattempo si cercheranno soluzioni alternative per la manutenzione. Quanto alla malattia, Maurizio Peverati (Uilm) assicura che prima di arrivare alle penalizzazioni si esaminerà il comportamento pregresso del singolo lavoratore, saranno escluse le malattie croniche e si arriverà alla penalizzazione solo dopo alcuni avvertimenti. Sul tutto vigilerà una apposita commissione di verifica.

Al di là di questi punti, su cui ieri si è incentrata la discussione, è l’analisi delle conseguenze a tener banco. «Abbiamo incastrato Marchionne – assicura Bruno Vitali (Fim) – obbligandolo a procedere con gli investimenti annunciati. Noi abbiamo fatto la nostra parte ma la decisione finale spetta ora ai lavoratori che saranno consultati a gennaio». Anche Antonio D’Anolfo (Ugl) è convinto di una risposta positiva da parte dei lavoratori a cui «non sfuggirà l’importanza di un accordo che porterà lavoro e serenità».

Gli aspetti storici dell’accordo
Si ritorna, dunque, agli aspetti storici di questo accordo. Che per Di Maulo dimostra come anche in Italia sia possibile fare attività manifatturiera, arrestando il declino industriale e attirando anche investimenti esteri. Chiaro il riferimento alla joint venture Fiat-Chrysler che sarà creata per Mirafiori e che porterà alla produzione di Suv con marchio americano oltre a vettura con marchio Alfa. Tutto ciò, assicura Di Maulo, senza chiedere sacrifici salariali o normativi: i lavoratori avranno una compensazione mensile di 32,50 euro per la riduzione della durata delle pause mentre per effetto delle maggiorazioni di turno, la busta paga aumenterà di almeno 4mila euro lordi annui.

Ora, secondo il presidente dell’Unione industriale torinese, Gianfranco Carbonato, si tratta di inserire le nuove regole – che intoducono elementi di discontinuità nelle relazioni industriali, rendendole più moderne – all’interno di un contratto nazionale dell’auto che sia inserito nel sistema confindustriale. E Carbonato auspica che le nuove regole possano essere estese anche ad altri settori. D’altronde anche Marcegaglia assicura che si lavorerà «tutti insieme per realizzare questo importante accordo». Già la prossima settimana sarà stipulato il contratto collettivo di Pomigliano, che sarà poi applicato a Mirafiori e che dovrebbe essere successivamente esteso a tutti gli altri stabilimenti del gruppo.

Gli effetti non si vedranno subito
Gli effetti, comunque, non si vedranno subito. Perché occorrerà tempo per realizzare gli investimenti promessi per oltre 1 miliardo di euro e che porteranno ad una produzione, a regime, di 280mila auto, con uno stabilimento che lavorerà 24 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Va ricordato che il 2010 si chiuderà con una produzione di circa 120mila vetture. Nei progetti della Fiat la ripresa produttiva dovrà partire nella seconda metà del 2012. Ieri intanto Fiat Industrial ha firmato un finanziamento per 4,2 miliardi di euro con una serie di banche per far fronte alle necessità della nuova società.

fonte:sole24ore             

Intesa su Mirafiori, no della Fiom. Marchionne: ora gli investimenti. Marcegaglia: vantaggi per tuttiultima modifica: 2010-12-24T08:54:26+01:00da michelepositano
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