Pacchi bomba alle Ambasciate-Colpite quella svizzera e cilena

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Falso allarme per un involucro sospetto alla sede diplomatica dell’Ucraina. Due feriti, uno dei quali rischia l’amputazione delle mani. Allerta in tutte le sedi

Un pacco esplosivo recapitato presso l’ambasciata svizzera in via Barnaba Oriani, un altro all’ambasciata cilena in via Po e un terzo sospetto alla sede diplomatica dell’Ucraina in via Guido D’Arezzo. Due i feriti, uno dei quali, il portinaio della sede diplomatica elvetica è ricoverato in codice rosso al Policlinico Umberto I, operato d’urgenza rischia l’amputazione delle mani. E scatta l’allerta in tutte le ambasciate romane mentre le indagini si orientano nei settori del terrorismo internazionale.

CHOC ALL’AMBASCIATA SVIZZERA – Il pacco recapitato alla sede elvetica ha provocato il ferimento del portinaio della sede diplomatica. Secondo i primi accertamenti l’addetto alla corrispondenza dell’ambasciata elvetica, 53 anni, sarebbe stato investito dall’esplosione subito dopo avere aperto il pacco e, ricoverato d’urgenza ora rischia l’amputazione di entrambe le mani. Alla sede dell’ambasciata, ai Parioli, sono arrivati i carabineri e vigili del fuoco per effettuare i rilievi. La procura di Roma ha aperto un fascicolo: il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, capo del pool antiterrorismo, procede per attentato con finalità di terrorismo.

NESSUNA RELAZIONE CON I FALSI ALLARMI BOMBA AL COMUNE – Il sindaco di Roma Alemanno dopo essersi recato nella sede diplomatica ha dichiarato: «Non c’è relazione con gli altri falsi allarmi bomba di questa mattina Roma» riferendosi alla telefonata anonima giunta in Campidoglio verso le 11 di giovedì mattina, che avvertiva di una bomba negli uffici del Comune in via del Tempio di Giove, vicino il Campidoglio, e in viale Marconi all’Eur. «Gli inquirenti – ha proseguito il sindaco – stanno valutando piste internazionali». Per le false bombe del Comune gli artificieri della polizia hanno verificato che entrambe le segnalazioni erano inattendibili. Hanno fatto evacuare 400 persone dal palazzo di viale Marconi dove era in corso la prova orale di un concorso nella sede del Dipartimento risorse umane del Comune ma dopo le 12.50 sono rientrati e l’esame è ripreso.

LA BUSTA – L’ordigno all’Ambasciata Svizzera era contenuto «in una busta» riferisce il comandante provinciale dei carabinieri di Roma Maurizio Mezzavilla, mentre si trova sul posto insieme all’ambasciatore, Bernardino Regazzoni. Attualmente, riferisce Mezzavilla, presso la sede dell’Ambasciata i Reparti operativi speciali e il Ris dei carabinieri stanno procedendo ai rilievi. A quanto riferisce il comandante, l’ordigno «è esploso tra le mani» dell’impiegato dell’Ambasciata che aveva preso il plico. Nonostante il basso potenziale di esplosivo l’uomo è stato seriamente ferito. Nessuno ha rivendicato l’attentato.

OPERATO – Secondo quanto riferito dai sanitari del 118, intervenuti sul posto, l’uomo che è stato trasportato al pronto soccorso del policlinico Umberto I, è stato ricoverato in chirurgia, dove verrà probabilmente operato alla mano sinistra. E’, infatti, l’arto sinistro quello che ha subito le lesioni più gravi e profonde a causa dell’esplosione e potrebbe, ma ancora non è stato reso noto il responso dei sanitari, essere necessaria anche una parziale amputazione. La mano destra, invece, ha riportato solo ferite lievi e ustioni.

BLOCCO – «Siamo tutti sotto choc». Questo il primo commento al fatto che arriva dall’Ambasciata svizzera, dove nessuno ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale, ma risulta che sono state bloccate tutte le entrate sia nella sede diplomatica romana che al Consolato svizzero di Milano. Il Dipartimento federale degli Affari esteri (Dfae) svizzero sta verificando la notizia del pacco bomba esploso nella sua sede diplomatica, riferisce il quotidiano elvetico Le Matin. Secondo la stessa fonte, il ferito è un dipendente della rappresentanza diplomatica svizzera. Le Matin ha ricordato che due giorni fa è stato scoperto un finto ordigno, senza detonatore, in una stazione della metropolitana di Roma.

LE INDAGINI– Le prime ipotesi investigative puntano anche sugli ambienti dell’anarchismo di matrice ecoterroristica. Tra le diverse possibilità al vaglio degli inquirenti, infatti, c’è anche quella che ipotizza un attentato elaborato da gruppi anarco-insurrezionalisti in riferimento alla vicenda carceraria di alcuni esponenti della galassia anarchica attualmente detenuti nelle carceri elvetiche. Tra questi figura anche Marco Camenisch, militante rivoluzionario antinucleare svizzero, negli anni ’90 più volte detenuto in Italia e successivamente, nel 2002, estradato in Svizzera.

I PRECEDENTI – La Svizzera è finita in passato nel mirino degli anarchico-ecologisti e dei fondamentalisti islamici: proprio davanti all’ambasciata elvetica a Roma il 5 ottobre era stato trovato un ordigno incendiario. Era vicino al muro di cinta e non esplose, ma conteneva il messaggio «Costa, Silvia e Billy liberi». Si tratta dei tre anarchici attivi nelle lotte ecologiste radicali, arrestati ad aprile vicino Zurigo con l’accusa di progettare un attentato contro la succursale di una multinazionale. A novembre inoltre, quando in Grecia vennero inviati numerosi plichi esplosivi indirizzati al Parlamento e a diverse sedi diplomatiche, un pacco bomba esplose davanti all’ambasciata svizzera di Atene. Anche in quel caso la pista era anarchica.

fonte:corrieredellasera              

Pacchi bomba alle Ambasciate-Colpite quella svizzera e cilenaultima modifica: 2010-12-23T15:35:00+01:00da michelepositano
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