Elmo da vichinghi modello Tea Party. Così cresce la protesta anche nella prospera Scandinavia

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Anche nella prospera e civile Scandinavia cresce la protesta contro l’establishment e si diffonde l’insoddisfazione verso pilastri del sistema quali il welfare universalistico, l’accoglienza generosa, le libertà garantite a 360 gradi. Il recente ingresso nel parlamento svedese del partito xenofobo dei democratici svedesi ha creato scalpore, ma non è altro che l’ultima manifestazione di un disagio che viene da lontano e che riguarda tutti e tre i paesi scandinavi, Danimarca, Norvegia e Svezia.

Già nel 1973 uno sconosciuto fiscalista danese, Mogens Glistrup, si presentò alle elezioni con una serie di proposte shock che scandalizzarono l’opinione pubblica. In un brevissima intervista radiofonica di appena due minuti Glistrup dichiarò di non pagare volontariamente nemmeno una corona di tasse a un sistema fiscale rapace e iniquo, e paragonò gli evasori fiscali ai sabotatori delle linee ferroviarie durante l’occupazione nazista. Inoltre suggerì di abolire l’esercito sostituendolo con una rete di altoparlanti dove era registrato, in russo, «ci arrendiamo».

Rispetto alla cultura politica dominante queste affermazioni erano poco meno che blasfeme ma il partito di Glistrup incontrò subito i favori dell’opinione pubblica tanto da ottenere il 15,9% di voti. Parallelamente, in Norvegia, un allevatore di cani, presentandosi in televisione con l’elmo da vichingo in testa e brandendo una bottiglia della tradizionale acquavite, lanciò un partito significativamente denominato «il partito di Anders Lange per una forte riduzione delle tasse, dell’Iva e delle interferenze governative».

Da allora, nei due paesi scandinavi, queste formazioni politiche, entrambe denominate Partito del progresso (quella danese ha poi assunto, dopo alcune vicissitudini, il nome di Partito popolare), sono diventate una componente stabile dei rispettivi sistemi partitici. Per molti anni sono state relegate ai margini della politica e considerate come dei “paria”. Ma grazie al loro radicamento e al crescente successo, soprattutto in Norvegia, sono diventate essenziali per la sopravvivenza dei governi moderati che, fin dal 2001, sostengono dall’esterno.

Successivamente, nel 1991, anche in Svezia entrò in parlamento con il 6,7% dei voti un partito anti-welfare e anti-immigrati – Nuova democrazia – fondato da una coppia curiosa, composta da un imprenditore di successo, Bert Karlsson, e da un eccentrico esponente della nobiltà svedese, Ian Wachtmeister. Contrariamente al Partiti del progresso danese e norvegese, Nuova democrazia si sfasciò subito per un conflitto di personalità (anche là…) tra i due co-fondatori. Dopo una lunga eclisse, alle elezioni di quest’anno si è riaffacciato in parlamento un nuovo partito di destra populista, i Democratici svedesi (Sd). In Scandinavia, quindi, la destra anti-establishment e più o meno apertamente xenofoba si sta rafforzando.

Perché? Perché invece di caratterizzarsi soltanto come anti-immigrati, questa destra punta il dito contro tutta la classe politica, sia “borghese” che socialdemocratica, senza distinzioni. Così facendo mobilita quel sentimento anti-politico ed anti-elitista che serpeggia nella società e che poggia sulla disaffezione e sullo scontento. Questo messaggio fa presa soprattutto negli strati sociali più spaventati dalla crisi economica e dalle sue ripercussioni sul sistema di welfare.

Queste componenti, un tempo rappresentate dai partiti socialisti e inquadrate dai sindacati, ora si sentono, a torto o a ragione, abbandonate dai loro referenti tradizionali. In assenza di messaggi rassicuranti e di politiche solidaristiche, la frustrazione dei ceti più a rischio di povertà e emarginazione può essere facilmente indirizzata verso “capri espiatori” quali gli immigrati da un lato e la classe politica dall’altro. Dopo Danimarca e Norvegia ora tocca alla Svezia far fronte al montare della protesta. L’atmosfera plumbea che si respira nei gialli di Hans Mankell e di Stieg Larsson è forse a tinte troppo grigie, come denuncia un altro autore svedese di successo, Björn Larsson; però riflette un clima di sconcerto e di pessimismo Un clima che rende attraente a cittadini sfiduciati e impauriti il messaggio populista

fonte:sole24ore          

Elmo da vichinghi modello Tea Party. Così cresce la protesta anche nella prospera Scandinaviaultima modifica: 2010-12-17T08:48:38+01:00da michelepositano
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