Atene e Dublino a confronto, come funzionano i piani di salvataggio di Ue e Fmi

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Chi sarà il prossimo dopo Grecia e Irlanda, i due paesi della zona euro finiti sull’orlo della bancarotta? All’indomani dell’ok al salvataggio di Dublino è questa la domanda che gira nelle sale operative e l’incertezza si sente sui mercati azionari ed obbligazionari, protagonisti di un’altra seduta pesante. Le ragioni della crisi che ha colpito i due paesi sono molto diverse, così come le ricette adottate per farvi fronte

Le ragioni del buco della Grecia
Nel caso di Atene il buco di bilancio è largamente attribuibile alla
dissennata e clientelare gestione della spesa pubblica. Il governo di centrodestra, precedente all’attuale, nel giro di cinque anni ha fatto esplodere il debito, passato dai 180 miliardi del 2004 ai 300 del 2009, anno in cui Karamalis passò il testimone al socialista Papandreou. Nello stesso arco di tempo il deficit è balzato dal 3,4 al 13,6% del Pil. Una delle voci che sicuramente hanno pesato di più sul bilancio è quella della spesa pensionistica. Nei mesi caldi della crisi gli enti previdenziali hanno accertato numerose frodi come quella dei 60.000 pensionati ormai deceduti che percepivano ancora l’assegno statale.

Le ragioni del buco irlandese
La crisi irlandese è invece soprattutto di origine bancaria. Gli istituti di credito sono stati travolti dalla crisi finanziaria, i cui effetti sono stati aggravati dallo scoppio della bolla immobiliare. Negli ultimi tre anni i prezzi delle case sono scesi di quasi il 50%. Il governo è stato così costretto a nazionalizzare Anglo Irish, Irish Nationwide ed Ebs, oltre a iniettare corpose dosi di liquidità in Allied Irish e Bank of Ireland. Questo ha fatto esplodere il deficit del paese, impennare rendimenti e spread sui titoli di stato.

Il piano di salvataggio della Grecia
Dopo mesi di rinvii e tutubanze (soprattutto della Germania alle prese con scadenze elettorali) il piano di salvataggio della Grecia viene approvato il 2 maggio 2010. Atene si accorda con Ue, Bce e Fondo monetario internazionale per un pacchetto triennale da 110 miliardi di cui 80 a carico dei patrner dell’area euro. Nel primo anno l’aiuto è di 45 miliardi, di cui 30 con prestiti bilaterali dai paesi dell’area euro (a un tasso di circa il 5%) e 15 dal Fmi al 3,26%.
La fetta più corposa degli aiuti arriva dalla Germania (primo “azionista” dell’euro): 22 miliardi e 40 milioni di euro. Il prestito bilaterale dell’Italia ammonta a 14 miliardi e 70 milioni di euro. Inizialmente Atene avrebbe dovuto restituire questi soldi in quattro anni. Questo intervallo di tempo è stato esteso a 10 anni. Il ministro delle Finanze George Papaconstantinou ha detto che «spera in un via libera da qui a due mesi» a questa proroga.

Il piano di salvataggio dell’Irlanda
Anche il salvataggio Dublino è il risultato di un intervento congiunto di Unione europea, Bce e Fondo monetario internazionale. Il piano triennale di aiuti è più contenuto rispetto a quello della Grecia ed è pari a 85 miliardi, di cui 35 da destinare alle banche. Diversa è la ripartizione del prestito che suddiviso in quote uguali tra Fondo monetario internazionale, fondo salva stati della zona euro (
European Financial Stability Facility o Efsf) e del bilancio Ue (European Financial Stabilisation Mechanism). Attraverso questi due fondi, istituiti all’indomani della crisi greca, la Ue presterà soldi a Dublino ad un tasso del 6% (lo 0,8% in più rispetto a quanto offerto alla Grecia). Il Fondo monetario internazionale invece erogherà la sua quota a un tasso del 3,4%. A questi aiuti si aggiungono ulteriori prestiti bilaterali concessi da Regno Unito, Svezia e Danimarca.

L’austerity della Grecia
In cambio del maxi prestito, la Grecia si è impegnata con la Commissione Ue, la Bce e il Fmi, per una riduzione della spesa pubblica da 30 miliardi di euro in 3 anni. L’obiettivo che il governo di Atene si è assunta all’indomani del piano è il rientro del deficit pubblico al 3% entro il 2014, con una riduzione di 11 punti percentuali in quattro anni. L’Unione europea ha stimato che il deficit greco dovrebbe attestarsi al 9,6% nel 2010, per poi scendere al 7,4% nel 2011 e salire di poco al 7,6% nel 2012. Per raggiungere questi obiettivi il governo greco ha varato un piano di austerity da 20 miliardi di euro. Ogni tre mesi delegati di Ue e Fmi verificano il rispetto degli impegni assunti.

L’austerity dell’Irlanda
Per evitare la bancarotta Dublino ha recentemente varato una manovra da 15 miliardi di euro, da attuare per il 40% nel 2011. La finanziaria poggia per due terzi sui tagli e per un terzo sulle imposte e dovrebbe far scendere il disavanzo pubblico dall’11,7% di fine 2010 al 2,8% nel 2014. Ma i dati sono decisamente ottimistici perché si basano su una stima di crescita del 2% del Pil 2011 e soprattutto su tassi sul debito al 5% (come abbiamo visto però la Ue ha chiesto il 6%).

Via libera Ue agli aiuti per l’Irlanda. Nel piano salva stati entrano le banche. Più tempo alla Grecia (di Vittorio Da Rold)

 fonte:sole24ore            

Atene e Dublino a confronto, come funzionano i piani di salvataggio di Ue e Fmiultima modifica: 2010-11-29T19:26:18+01:00da michelepositano
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