SARAH, FU UCCISA VICINO AL-POZZO. MISSERI: “LE PIACEVA-IVANO”

 

Michele Misseri sapeva che Sarah si stava innamorando di Ivano, sapeva del suo diario, e avrebbe volutamente organizzato la sepoltura della nipote per far ritrovare il cadavere. Sono questi gli ultimi sviluppi del giallo di Avetrana secondo quanto si apprende dai verbali dell’incidente probatorio, ossia la raccolta di prove nella fase delle indagini preliminari.

“Non lo so dove l’ho sentito che Sarah diceva ‘Ivano mi piace’ o ‘Mi sto innamorando di Ivano’ …sul diario”, ha detto Misseri al procuratore aggiunto Pietro Argentino. Al magistrato che gli chiedeva come sapesse di Ivano, Misseri ha risposto: “Da Sabrina, penso avesse letto il diario”. Misseri ha inoltre riferito di aver detto in passato alla figlia Sabrina di aver distrutto il cellulare di Sarah, ma non era vero perchè lo portava sempre con sè. Dopo aver fatto trovare il cellulare, il 29 settembre Misseri avrebbe detto alla figlia minore: “Non ti preoccupare perchè le impronte sono tutte mie”.

Sull’occultamento del cadavere di Sarah, Misseri avrebbe trasportato il corpo senza vita di Sarah Scazzi in un terreno ereditato dal padre e si era fermato sotto un albero di fico non per abusare sessualmente del cadavere, ma per far ritrovare il corpo della nipotina. “Il suo primo pensiero è stato quello di abbandonare il cadavere? – ha chiesto il pm Mariano Buccoliero durante l’incidente probatorio – Quindi la voleva far ritrovare praticamente…”. “La volevo far ritrovare”, ha risporto Michele Misseri. “La volevo lasciare lì – ha aggiunto l’agricoltore – ma poi ci ho ripensato, ho detto ‘Qua viene mio fratello a raccogliere il fico o viene qualcun altro. Sospettano subito che siamo stati noi’. L’ho messa di nuovo in macchina e poi mi sono ricordato del pozzo”.

Quindi né la casa né il garage, le mete principali del turismo dell’orrore, potrebbero non essere il vero luogo del delitto. L’avv. Vito Russo, uno dei legali della cugina Sabrina, non esclude che Sarah potrebbe essere stata «colpita e trasportata in luogo differente dove poi si è consumato il delitto». Ad esempio, nei pressi del pozzo in cui è stato trovato il cadavere «vicino a contrada Mosca». È quanto l’avvocato di Sabrina, accusata dal padre Michele di essere l’assassina della «bambina», come l’uomo chiama ancora la vittima, ha dichiarato durante La Vita in diretta su Raiuno, pur precisando di avere un«’idea molto vaga» sulla circostanza, ma di non poterla escludere, sulla base dell’interpretazione degli atti processuali.

I dubbi sull’uccisione di Sarah Scazzi, dunque, sembrano aumentare ogni giorno invece che diminuire. Un altro particolare che non convince gli inquirenti è l’ora della morte. Infatti, almeno fino a questo momento, la morte della 16enne di Avetrana era stata collocata tra le 14.28 e le 14.35 del 26 agosto. Ma da quello che scrivono oggi alcuni quotidiani, durante l’autopsia del corpo non sarebbero state ritrovate tracce di cibo. Sarah aveva mangiato un sofficino prima di uscire di casa, intorno alle 13, quindi se il delitto fosse stato commesso alle 14.30, non avrebbe avuto il tempo di digerire e nl copro dovrebbero esserci segni di cibo. Secondo i Ris, questa novità porta l’ora del delitto di Sarah Scazzi a un possibile ritardo di un paio d’ore, quindi intorno alle 16.30.

SARAH TORNÒ A CASA PRIMA DI ESSERE UCCISA Sarah Scazzi, il giorno dell’omicidio, dopo aver mangiato un cordon bleu a casa Misseri tornò nella sua abitazione per cambiarsi perchè aveva deciso di andare al mare insieme alla cugina Sabrina. La circostanza non emerge dall’incidente probatorio, ma è stata riscontrata dagli inquirenti anche grazie alle dichiarazioni di Concetta Serrano, la madre della vittima. Sarah, secondo quanto riferito ai carabinieri dalla badante romena del nonno della ragazzina, uscì nuovamente intorno alle 14.

I DETTAGLI DELL’INCIDENTE PROBATORIO È contenuto in 373 pagine, pubblicato oggi sul sito del Tg1, l’incidente probatorio del 19 novembre scorso nel quale Michele Misseri ha raccontato la sua verità sulla morte della nipotina Sarah Scazzi. Incalzato dalle domande del gip, Martino Rosati, del pm Mariano Buccoliero, degli avvocati e dei consulenti delle parti, zio Michele ha ribadito l’ultima versione, quella ‘drammaticà del 5 novembre in cui ha addossato alla figlia Sabrina la responsabilità dell’omicidio. Mentre nel primo pomeriggio del 26 agosto dormiva sulla sdraio nella sala da pranzo di casa, zio Michele fu svegliato da Sabrina: «È venuta con una voce bassa. Ha detto: ‘Papà, papà, vieni che è successo qualcosà. Lei davanti, io da dietro l’ho seguita. Allora, siamo andati in cantina e ho visto…». Nel garage-cantina, per terra, c’era il corpo di Sarah. Al collo aveva una cinta di colore verdino: «L’ho tolta l’ho presa e l’ho appesa al chiodo, non è che ho guardato se era la mia o la sua, però siccome era simile, io ho pensato che era la mia». Sabrina – continua il racconto di zio Michele – «mi ha detto che stava giocando e a quel punto Sarah è scivolata ed è andata per terra. Io le ho detto… Cioè lei ha detto che mi voleva dare una mano ma in quel momento ha detto ‘Mannaggia! Mò come devo fare?’. Io ho detto: ‘Mò me la carico io la responsabilità però tu sparisci di qua. Perchè lei aveva detto che adesso arrivava Mariangela. Ho detto io: ‘Allora tu escì». Michele, commuovendosi spesso, e di tanto in tanto anche piangendo, non desiste però mai dal dare una risposta a ogni domanda. Passa poi a descrivere le fasi del caricamento del cadavere sulla sua automobile e del trasporto in contrada Mosca, dove nasconderà il corpicino, dopo averlo spogliato, nel pozzo: «Sapendo che non era battezzata, le ho fatto il segno della croce con la sua mano», prima di adagiarla nella cisterna con l’aiuto di due corde. Zio Michele, ma questo era già scontato dal precedente interrogatorio, ha anche ritrattato le autoaccuse di molestie sessuali sulla nipotina e, soprattutto, quella più torbida e incredibile di vilipendio del cadavere. Un aspetto, questo, apparso subito inverosimile, che non aveva convinto nessuno, e che gli era servito per costruire l’immagine dello ‘zio orcò, a suo giudizio indispensabile per depistare gli investigatori e ‘salvarè Sabrina. Infine il rimorso, la decisione di far ritrovare il cellulare e poi il cadavere. Ancora, il movente e le mancate domande di Michele a Sabrina sul perchè ha ucciso Sarah. Il gip chiede: «Ma lei in quei quaranta giorni non ha mai detto a Sabrina: ‘Sabr, a papà, per piacere, mettiamoci tutti e due, vediamo che… Sabrì, che è successo? Perchè l’hai uccisa? Che è successo?’, mai glielo ha detto in quei quaranta giorni? Zio Michele risponde: »Non le ho detto mai niente più, non le ho mai parlata più, perchè… non le ho mai parlato piè, loro giravano, facevano, attaccavano manifesti, li attaccavano a tutte parti, però non l’ho mai chiesto più«. »Alla fine – conclude zio Michele – mi sono chiuso io stesso dentro di me e non ho chiesto niente a nessuno, come per esempio mi volevo costituire e non avevo il coraggio, la stessa cosa, mi sono chiuso proprio dentro di me, stavo male, proprio male!«.

 


fonte:leggo   

  

SARAH, FU UCCISA VICINO AL-POZZO. MISSERI: “LE PIACEVA-IVANO”ultima modifica: 2010-11-27T08:17:00+01:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento