Nel paese di Baggio tra fango e solidarietà, dove i volontari hanno ripulito le strade a tempo di record

CALDOGNO – Un esempio di coscienza civica di altri tempi, di un’altra Italia. Il comandante dei vigili di Caldogno, Ermanno Pianegonda ricorda: «Il giorno dopo il disastro mi è venuta incontro una signora, tutta sporca di fango. Mi ha detto che aveva perso la casa, ha aggiunto che aveva parcheggiato negli spazi riservati agli invalidi per caricare quel poco che era rimasto. Non mi date la multa, ha supplicato, faccio presto».

Tre milioni di metri cubi sferzati con violenza nel giro di otto ore dal torrente Tomonchio che per molti mesi l’anno è in secca, non hanno piegato lo spirito, la solidarietà e l’orgoglio di questo paese, alle porte di Vicenza, epicentro dell’alluvione. Un paese ricco, conosciuto finora solo come luogo natale di Roberto Baggio, con 11mila abitanti, di cui un migliaio extracomunitari, 1.014 aziende per un totale di poco meno di tremila addetti, un reddito medio di 13mila euro per abitante, come attrazione turistica una villa del Palladio. Sotto tre milioni di metri cubi di acqua e fango Caldogno ha trovato solidarietà vera, non a parole, il sindaco Marcello Vezzano, eletto nel 2006 con una lista civica di centro, con ex di Forza Italia ed ex Popolari, non nasconde la commozione: «Abbiamo potuto contare sui volontari della Protezione civile arrivati dal Friuli, dal Trentino, da Venezia. Si sono mobilitati gli scout, ci hanno aiutato le associazioni di volontariato, molte ditte dei paesi vicini ci hanno messo a disposizione, gratuitamente, ruspe, attrezzature, materiali e dipendenti. Dal 2 novembre abbiamo potuto contare su una media di 200 persone preparate e competenti che si sono affiancate ai vigili del fuoco, alla polizia locale e ai tecnici del genio civile. È stato straordinario, credetemi, straordinario».

Otto ore di inferno, tre milioni di metri cubi d’acqua e fango che hanno coperto, danneggiato e distrutto due milioni di metri quadrati, in particolare nella zona di Cresole, dalle parti della chiesa dedicata a San Gaetano. I dati sono impressionanti. Il povero Giuseppe Spigolon, 76 anni, è morto, travolto dall’ondata di fanghiglia mentre cercava di mettere in protezione lo scantinato di casa, 1.300 case sono state pesantemente danneggiate, 240 aziende artigiane e negozi si sono ritrovate senza niente, attrezzature da buttare, magazzini da mandare in discarica. Montagne di mobili, suppellettili, cucine, libri e documenti sono stati accatastati e portati via in poco tempo. In meno di dieci giorni le strade sono state ripristinate, una via completamente spazzata è tornata praticabile con camionate di sabbia e ghiaia. Nessun segno, esteriormente, di danni, tutto pulito a Cresole, tutto ripristinato a Rettogorle e a Lobbia. Martedì in comune aspettavano il premier, Silvio Berlusconi, e Umberto Bossi. Avevano preparato un video, realizzato con le immagini drammatiche registrate dalle 12 telecamere che monitorano le principali strade del paese. Il rischio era che il premier non comprendesse la gravità della situazione passeggiando per le strade. L’orgogliosa reazione veneta affiancata dal lavoro dei volontari rischia di essere controproducente al momento della valutazione dei danni.
Dario Lovato, meccanico, si è trovato nel pieno dell’alluvione: «L’officina è stata sommersa, per fortuna avevo solo due auto di clienti, da buttare, dell’attrezzatura non mi è rimasto niente, 160 centimetri di acqua nell’ufficio mi hanno lasciato senza registri, fatture contabilità. Sono sempre risultato congruo con gli studi di settore, adesso dovrò chiedere come comportarmi senza neanche un pezzo di carta in mano». Lovato ha fatto i conti, servirebbero 50mila euro per ripartire «ma non so se me la sentirò, avevo appena investito centomila euro per allestire un centro per le revisioni».

Enzo Socche da quattro anni ha un supermercato che gestisce con i fratelli e tre dipendenti. L’alluvione gli ha allagato gli scantinati, mandando in tilt tutti i motori per le celle frigorifere e i banchi del freddo. Ha già il preventivo, 60mila euro per ripristinare il tutto, altri 50mila euro se ne sono andati con il magazzino allagato e gli scaffali inondati, senza contare il mancato guadagno dei 18 giorni di chiusura. Si riapre la settimana prossima: «Mi mancava un anno per chiudere il leasing, adesso dovrò riaprirne un altro, la banca è già stata qui, abbiamo cominciato a parlarne. I fornitori e i dirigenti della nostra catena ci hanno rassicurato sui pagamenti, ci saranno dilazioni, altrimenti non so come potremmo fare». Socche non è molto ottimista sugli aiuti pubblici, «ho visto amici che in altre calamità hanno perso cento e ricevuto 15, non basta».

Il comune ha avviato un’accurata analisi dei danni: «La cosa più urgente – dice il sindaco – è fare un serio censimento delle famiglie veramente in difficoltà, molte si sono rifugiate da amici e parenti, ora devono ritornare, partendo da zero. Abbiamo una ventina di famiglie che hanno perso tutto, mangiano dalle suore, altre le aiutiamo anche con l’assistenza psicologica. Siamo stati contattati dalle imprese della zona, la Arclinea arredamenti, produttore di livello nazionale, ci regala 20 cucine, si è dichiarata disposta a fornire altre strutture a costo di produzione».

Costo totale dei danni? «I nostri tecnici hanno valutato che i danni subiti dalle famiglie, dalle imprese e dal sistema pubblico superano i 70 milioni. Settanta milioni solo per il nostro paese, figuriamoci a livello provinciale e regionale».

fonte:sole24ore         

Nel paese di Baggio tra fango e solidarietà, dove i volontari hanno ripulito le strade a tempo di recordultima modifica: 2010-11-11T11:59:00+01:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento