Pompei, si sbriciola l’Armeria dei Gladiatori

Il sindaco: «Crollo annunciato, Domus trascurata. Persi molti fondi». Causa le infiltrazioni idriche

La dura reazione del Colle. Crolla la Schola Armatorum di Pompei, ma a tremare, sotto i colpi di opposizione, amministratori locali e associazioni, sono anche le mura del ministero dei Beni Culturali a Roma. A rendere il clima ancor più teso, in serata, sono le dure parole di Giorgio Napolitano, che definisce il crollo una «vergogna per l’Italia», esigendo spiegazioni da chi ha il dovere di darle, «al più presto e senza ipocrisie». Il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi ha convocato per domani a Pompei i responsabili del Ministero e dell’Area Archeologica di Pompei. All’ incontro, convocato per le ore 13 sarà presente lo stesso ministro.

Zona transennata
. L’area al momento è transennata. La Domus è sulla via principale, via dell’Abbondanza, quella maggiormente percorsa dai turisti, in direzione Porta Anfiteatro. Predisposto un percorso alternativo per i tanti turisti.

Le cause. Saranno tecnici e studiosi a stabilire le cause del crollo. Nel frattempo vengono avanzate alcune ipotesi, tra le quali il materiale utilizzato per il restauro e le infiltrazioni d’acqua in seguito alle piogge dei giorni scorsi. La Schola Armaturarum Juventis Pompeiani nel corso della seconda guerra mondiale era stata danneggiata dai bombardamenti che ne avevano fatto crollare il tetto, successivamente rifatto, sulle mura antiche in un materiale che potrebbe essere stato troppo pesante e che avrebbe, quindi, nel tempo potuto provocare un cedimento. Il crollo, però, potrebbe anche essere dovuto a delle infiltrazioni d’acqua in seguito alle piogge dei giorni scorsi, essendo l’edificio crollato accanto ad un terrapieno.

I custodi. «Questa mattina presto – spiegano i custodi – è crollato prima il muro della Domus, e poi, data la pesantezza del soffitto che è in cemento armato, è crollata l’intera Domus dei Gladiatori. Sembra – dicono – che siano state le infiltrazioni d’acqua a causare il danno».

Domus dei Gladiatori
. Il nome classico della domus è Schola Armaturarum Juventis Pompeiani, un edificio risalente agli ultimi anni di vita della città romana prima che l’eruzione la seppellisse. La casa secondo gli studiosi doveva fungere da sede di una associazione militare e deposito di armature. L’ampia sala dove si allenavano i gladiatori era chiusa con un cancello di legno.

Casa non visitabile. Su una delle pareti apparivano gli incassi che contenevano delle scaffalature con le armature stesse che furono infatti ritrovate nello scavo. La decorazione dipinta, persa nel crollo, richiamava al carattere militare dell’edificio: trofei di armi, foglie di palma, vittorie alate, candelabri con aquila e globi. La casa attualmente non era visitabile internamente, ma si poteva osservare solo dall’esterno.

I turisti entrano, i giornalisti no. Ingresso inibito per alcune ore a giornalisti e cineoperatori, molti dei quali anche in possesso di biglietto d’accesso. Secondo quanto riferito nel pomeriggio da un addetto all’ingresso Porta Marina Superiore degli scavi archeologici, la decisione sarebbe stata presa direttamente dalla Soprintendenza. L’ingresso agli Scavi archeologici di Pompei per turisti e visitatori cessa alle 15.30.

Bondi: serve sforzo comune. «Spero che questa vicenda non alimenti polemiche sterili e strumentali». È quanto afferma il ministro dei Beni delle Attività Culturali, Sandro Bondi, in merito al crollo di questa mattina a Pompei. «Dovrebbe trattarsi al contrario – aggiunge Bondi – di un’occasione per capire l’importanza, anche per l’immagine internazionale del nostro Paese, della salvaguardia del nostro patrimonio culturale e della necessità di uno sforzo comune per conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future».

Il ministero: servono risorse. «Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo». È quanto afferma Roberto Cecchi, segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al crollo della Schola Armaturarum a Pompei. «La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei – aggiunge Cecchi – e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l’area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei».

Il Mibac al centro delle critiche. Le critiche arrivano da più fronti al ministro, accusato di affidarsi a strutture commissariali incompetenti e di badare più alla promozione dei siti che alla sostanza dei problemi. Il Pd gli chiede di riferire in Parlamento, invitandolo in sostanza a fare un passo indietro. «Spero che questa vicenda non alimenti polemiche sterili e strumentali – replica Bondi – Dovrebbe trattarsi al contrario di un’occasione per capire l’importanza della salvaguardia del nostro patrimonio culturale e della necessità di uno sforzo comune per conservarlo». Parole che fanno infuriare Italia Nostra, ma anche le associazioni degli archeologi che contestano «la politica degli effetti speciali, con spese di milioni di euro per istallare ologrammi virtuali e pannelli fotografici a pochi passi dalla Domus crollata». Nell’opposizione l’Idv sostiene che «i tagli alla cultura apportati in maniera draconiana dal ministro Tremonti stanno provocando danni irreparabili», il Pd chiede invece al governo di riferire «al più presto alla Camera su questo vero e proprio disastro generato dall’incuria dell’uomo».

Crollo causato da piogge abbondanti. «Allo stato degli accertamenti appena svolti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile ad uno smottamento provocato dal terrapieno che si trova a ridosso della costruzione e che per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni era completamente imbibito d’acqua», afferma Roberto Cecchi. «Il crollo del tetto – aggiunge Cecchi – ha determinato la distruzione di parte delle murature, della facciata e dello spigolo dell’abitazione nell’insula adiacente».

Il sindaco D’Alessio: Domus trascurata. La Domus dei Gladiatori di Pompei da anni era «in attesa di essere ristrutturata». Secondo il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, il cedimento dell’edificio è un crollo annunciato: «Succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C’è il dispiacere tipico di una comunità – ha sottolineato D’Alessio – di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato». «In passato -ha rilevato – sono stati persi molti fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le procedure per il restauro». Il sito archeologico, ha spiegato il primo cittadino, oltre ad avere un’importanza «culturale» dà anche «ricchezza a questo territorio» con il turismo. «Scontiamo la mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative – ha concluso – ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel sollecitare l’attenzione che il sito necessita».

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LE FOTO PARLANO DA SOLE   CHE SCHIFO

Pompei, si sbriciola l’Armeria dei Gladiatoriultima modifica: 2010-11-07T11:33:00+01:00da michelepositano
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