Salerno, il dramma dei carabinieri suicidi

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Dolore e strazio. O meglio, doppio dolore. Due tragedie con due suicidi di carabinieri nella stessa giornata. Due carabinieri, uno in servizio al comando provinciale di Salerno e l’altro, originario di Scafati ma in servizio a Messina, si sono tolti la vita perchè da tempo inseguiti dall’ombra minacciosa della morte, perseguitati in vita da due drammi in vita.

Per Valerio Iannucci, cinquantacinque anni, brigadiere e per Angelo D’Auria, trent’anni, la giornata di ieri è iniziata come l’ultima avventura di una vita senza più speranza. Il primo si è sparato un colpo di pistola in una stanza dell’archivio del comando provinciale di Salerno, l’altro in una stradina di campagna che collega Scafati a Poggiomarino. «Non può piovere per sempre……il sole è dietro quella nuvola……..passerà prima di quanto pensi……credici sempre!».

E’ questo l’ultimo messaggio che Angelo D’Auria aveva lasciato sulla bacheca del suo profilo facebook, una decina di giorni fa. Era il 21 ottobre scorso. E’ stato quello l’ultimo suo pensiero condiviso con il popolo del social network. È la tarda mattinata di ieri. Valerio Iannucci, cinquantacinque anni, e da tempo prezioso addetto all’archivio del comando provinciale di Salerno, lascia la sua abituale stanza di lavoro e imbocca un lungo corridoio che conduce in un altro ufficio dove sono conservate pratiche d’annata. È già lontano dai suoi colleghi, dal suo lavoro e dalla vita. Decide di uccidersi con un colpo di pistola.

Grande dolore tra i suoi colleghi di lavoro che hanno rinvenuto il corpo senza vita. Sembra che Valerio Iannucci fosse tuttora inseguito dallo spettro di una malattia, poi positivamente risolta sei anni fa, che gli avrebbe oscurato il cervello e la ragione al punto tale da impugnare la pistola d’ordinanza e farla finita.

Ma è nella stessa giornata che viene ritrovato a via Lo Porto, dove la campagna di Scafati confina con Poggiomarino, il corpo senza vita di Angelo D’Auria carabiniere in servizio al Racis di Messina. È nella sua auto, che aveva acquistato pochi mesi fa, che il carabiniere ha scelto di togliersi la vita. Anche lui con un solo colpo fatto partire dalla pistola d’ordinanza alla quale, dopo aver inserito il proiettile in canna, aveva tolto il caricatore. Angelo D’Auria lascia la moglie e un bambino di due anni. Da cinque giorni era tornato a Scafati, sua terra d’origine per partecipare al matrimonio di una parente. Ma da mercoledì scorso i suoi familiari non avevano più notizie.

Da quella sera del 27 ottobre scorso non aveva fatto più rientro a casa. Sembra che avesse solo comunicato in due circostanze, via telefonino, con un fratello. Da anni si era stabilito a Messina, suo luogo di lavoro. Ed aveva scelto proprio di trasferire anche la sua famiglia in terra siciliana tanto da acquistare un appartamento.

Salerno, il dramma dei carabinieri suicidiultima modifica: 2010-11-02T09:16:11+01:00da michelepositano
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