Il midterm di Bernanke, falchi e colombe dietro la politica del governatore della Fed

Se sono Cassandre, o semplicemente iperrealisti in uno scenario fosco, lo diranno i mercati, fra non molto. Sta di fatto che se avessero ragione loro anche per Ben Bernanke, al pari del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la settimana che è appena cominciata potrebbe rivelarsi una sorta di midterm.

Sta per partire, infatti, una due giorni decisiva per i due uomini più rappresentativi della politica-economica americana. Martedì 2 novembre viene stabilita la nuova composizione del Parlamento degli Stati Uniti. Mercoledì 3 novembre il Fomc, il Federal open market committe, l’organismo decisionale della Federal Reserve guidato da Bernanke, si riunisce e, con ogni probabilità, deciderà una nuova manovra di allentamento monetario per provare a sostenere la fragile economia americana. I mercati azionari attendono il doppio responso: quanto al Parlamento, una vittoria dei repubblicani potrebbe favorire le Borse – come ricorda oggi il Wall Street Journal – dato che si andrebbe verso una riduzione del carico fiscale nei confronti dei ceti più abbienti, quelli che investono di più sui mercati.

Verso il “quantitative easing 2
Quanto alle nuove misure espansive della Fed,
i mercati si aspettano un’iniezione di liquidità nel sistema di almeno 500 miliardi di dollari, attraverso l’acquisto di titoli di Stato a lungo termine e, probabilmente, titoli legati ai mutui casa. Ma i rumor allargano la forchetta dell’intervento fino a 1.500 miliardi. In ogni caso, si tratterebbe della seconda operazione di “quantitave easing” dopo quella varata tra il 2008 e il 2009, con iniezioni per complessivi 1.725 miliardi di dollari (nel complesso il portafoglio della Fed è composto da 2.300 miliardi di dollari in titoli di Stata americani).

Con questa nuova mossa Ben Bernanke – recentemente riconfermato per altri quattro anni alla guida della Fed – si gioca la credibilità futura. E la poltrona. Perché se avessero ragione loro questa nuova manovra potrebbe rivelarsi un boomerang per la già vacillante economia statunitense, imballata da un tasso di disoccupazione elevato (al 9,6%, più alto di cinque punti percentuali rispetto ai livelli pre-crisi), una crescita del Pil (2,5% stimato nel 2010-2011) insufficiente per arginare il calo dell’occupazione, un deficit e un debito pubblico record. A ciò si aggiunge lo spettro della deflazione (l’inflazione è calata allo 0,8%, molto lontana dal livello auspicato del 2%) che minaccia i consumi (perché acquistare oggi se i prezzi domani scenderanno?) e la futura crescita economica.

Un quadro grigio, quindi. Ancor di più se si considera che per provare a dargli un colorito diverso la Fed ha già usato la sua arma più potente: quella dei tassi, da tempo azzerati (i tassi sui Fed Funds possono oscillare in una banda tra 0 e 25 punti base). E ha già, a proposito di altre armi, pompato nel sistema negli ultimi due anni 1.725 miliardi di dollari.

Mercoledì 3 novembre Mr Bernanke, con ogni probabilità, inonderà il sistema di nuova liquidità. Sarà sufficiente per invertire la perversa spirale in cui da cui è stata risucchiata l’economia americana dopo la crisi subprime?

I falchi della Federal Reserve
Secondo
loro no. Ma di chi stiamo parlando? Di almeno quattro dei 12 membri del Fomc. Che si oppongono al “quantitave easing 2” (Qs2) che Bernanke si appresta a varare fra poche ore. La squadra dei “falchi” è composta da Richard W. Fisher (presidente della Fed di New York), Charles I. Plosser (presidente della Fed di Philadelphia),
Thomas M. Hoenig(presidente della Fed di Kansas City) e Narayana Kocherlakota (presidente della Fed di Minneapolis). Questi ultimi due, in particolare, sembrano i più agguerriti.

Perché la politica monetaria di Bernanke rischia il flop
Hoenig parla del Qs2 come di «patto con il diavolo». In una recente intervista al quotidiano svizzero Neue Zuercher Zeitung. ha definito l’iniezione di liquidità nel sistema «una scommessa molto pericolosa», dato il rischio di bolle speculative che alimenta, in particolare nel mercato azionario. Se è vero che l’obiettivo è di ridurre i tassi di interesse a lungo termine e riportare il tasso di inflazione su livelli più equilibrati, scongiurando così il pericolo della deflazione, una nuova ondata di Qs2 potrebbe causare effetti opposti. «La Fed – spiega Hoeing – sta rischiando un forte aumento dell’inflazione a fronte di un lieve decremento, tra i 25 e i 30 punti base, dei tassi di interesse a lungo termine». Pertanto, secondo Hoenig «un po’ di deflazione non è peggiore di un po’ di inflazione». Quindi, fosse per lui, non ci sarebbe bisogno di un nuovo intervento alla Ben Bernanke.

Anche l’analisi di Kocherlakota, pubblicata a fine settembre, a poche settimane dalle prime indiscrezioni di un nuovo intervento di “quantitave easing”, smonta con lucidità macroeconomica l’azione con cui Bernanke si appresta a giocare la sua credibilità futura e, soprattutto, quella dell’economia americana. «Il Qs2 avrà quattro effetti sull’economia americana», spiega Kocherlakota. Nessuno, però, come si evince dalla sua analisi, dovrebbe favorire il rilancio dell’economia.

Come primo effetto il «Fomc indica chiaramente che intende continuare a tenere i tassi bassi ancora più a lungo di quanto precedentemente delineato», lasciando un chiaro messaggio ai mercati sul fatto che le prospettive di ripresa dell’economia sono lontane.

Il secondo punto. Con l’acquisto titoli di Stato dal mercato, molti dei quali sono detenuti dalle banche, «la Fed – argomenta Kocherlakota – intende aumentare le riserve nei conti degli istituti di credito nella speranza di creare più inflazione». Maggiori riserve, infatti, significano più capacità per le banche di prestare capitali. Maggiori prestiti equivalgono a più consumi. Più consumi favoriscono il rialzo del costo della vita. E così via. «Questa logica di base non è valida nelle attuali condizioni – avverte Kocherlakota convendo su questo punto con l’impostazione di Fisher .- Perché le banche hanno già circa 1.000 miliardi di dollari di riserve in eccesso». In sostanza: se l’eccesso di riserve non è servito fino ad ora a oliare l’ingranaggio riserve/consumi/inflazione, non c’è motivo per ipotizzare che incrementando ulteriormente le riserve il meccanismo si disinceppi.

Il terzo effetto è, all’orgine positivo, ed è sintetizzabile nella «diminuzione del rischio dei tassi di interesse». L’acquisto di nuovi titoli di Stato da parte dalla Fed dovrebbe portare, infatti, a un aumento dei prezzi delle obbligazioni e a un calo dei rendimenti e dei tassi a lungo termine. Di conseguenza – secondo Kocherlakota – si ridurrà l’esposizione dei privati al rischio dei tassi. Ciò significa che gli investitori privati richiederanno un premio più basso anche per l’acquisto di obbligazioni societarie. Con la riduzione dei rendimenti (e dei tassi di interesse che le società dovranno pagare per emettere obbligazioni) le aziende potranno utilizzare questo risparmio dei costi per assumere nuovi lavoratori o per rafforzare il capitale.

Allo stesso tempo, e qui Kocherlakota arriva al quarto effetto del Qe, quando la Fed acquista debito pubblico a lungo termine sul mercato privato, sposta il rischio di tasso di interesse dagli obbligazionisti ai contribuenti. Da una tasca all’altra. Di conseguenza, l’aumento del rischio fiscale (il quarto effetto del Qe nell’analisi di Kocherlakota) annulla completamente la diminuzione del rischio di tasso di interesse (il terzo effetto di Qe). Quindi, a conti fatti, il Qe2 non dovrebbe mettere le ali all’economia.

Meglio un super quantitave easing?
C’è però anche chi, tra i grandi economisti, sposa la linea di Charles Evans (presidente della Fed di Chicago) secondo cui anche 1.500 miliardi di nuova liquidità sul mercato sarebbero insufficienti per rilanciare l’economia americana. Per Larry Meyer, in passato al timone della Federal Reserve, per dare una scossa positiva all’economia Usa ci vorrebbe un’iniezione di liquidità di almeno 5mila miilardi di dollari.

Insomma, tra falchi e colombe, il mandato di Bernanke sembra più legato al lancio di una monetina che a una dotta interpretazione delle leggi macroeconomiche.

fonte:sole24ore   

Il midterm di Bernanke, falchi e colombe dietro la politica del governatore della Fedultima modifica: 2010-11-02T08:05:04+01:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento