Al congresso dei commercialisti intesa tra Ordini, Abi e Unioncamere: obiettivo credito per le Pmi

NAPOLI. L’avidità non salverà l’Italia, al contrario di quanto auspicava Gekko, l’icona cinica di Wall Street, per gli Stati Uniti del decennio dell’edonismo reganiano. Nell'”etica del dissenso” si può rintracciare il filo conduttore della seconda giornata del congresso nazionale dei dottori commercialisti, che si chiude oggi a Napoli. L’appello a mettere al bando «l’egoismo dei faccendieri» è venuto da Vincenzo Boccia, presidente delle piccole imprese aderenti a Confindustria.

«L’orizzonte temporale è ciò che distingue la visione dell’impresa come comunità, come famiglia – ha evocato Boccia – dalla prospettiva di brevissimo periodo dei faccendieri e degli speculatori. Oggi le imprese non solo devono fare un buon prodotto, ma devono eccellere in tutti gli aspetti dell’organizzazione. Perciò, per tornare a cresce è indispensabile collaborare con i commercialisti e con le banche, in quel patto degli onesti sollecitato in questi giorni. Perché chi vuole restare fuori dal sistema troverà sempre il modo di violare le regole, quali che siano».

Un’alleanza etica, dunque, che dissodi il terreno economico da sommerso, evasione e sprechi, che si traducono nelle spire della concorrenza sleale. Che nelle piccole e medie imprese, oltre 4,6 milioni di aziende, ci sia la chiave della ripresa è anche la convinzione di Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che proprio ieri ha siglato un protocollo d’intesa con Abi e Unioncamere per rendere più facile l’accesso ai finanziamenti.

Professionisti, camere di commercio e Associazione bancaria italiana hanno concordato una strategia per evitare le morse del credit crunch e leggere, in modo più aderente alla realtà, lo stato di salute delle Pmi. Saranno i commercialisti – iscritti in un elenco autoregolamentato tenuto dalle camere di commercio – a certificare gli asset delle imprese, valutando, per esempio, i crediti, il portafoglio-ordini, il magazzino e gli stati di avanzamento dei lavori, ma anche l’affidabilità della governance. In questo modo, le imprese saranno più trasparenti di fronte alle banche, senza essere condannate a un giudizio negativo basato semplicemente sui dati delle dichiarazioni e dei bilanci.

La certificazione – ha spiegato Marcello Danisi del Consiglio nazionale dei commercialisti – verrà rilasciata da un professionista terzo scelto nell’elenco. Si partirà subito grazie all’adesione di due banche, la Banca popolare di Vicenza e la Popolare di Bari». Per Costantino Capece, vicepresidente di Unioncamere, la certificazione dovrà accelerare la concessione dei crediti e non dovrà diventare un nuovo peso burocratico. Per le imprese dovrà tradursi in un onere economico eccessivo per pagare il professionista.

L’iniziativa – secondo Massimo Roccia, direttore centrale dell’Abi – è un esempio di ciò che possono fare gli attori sociali senza smarrirsi nei tempi lunghi delle leggi. «L’industria bancaria – ha detto – crede in questo accordo che consiste nello “scambiare” la trasparenza con la rapidità nella concessione del credito». Una valutazione condivisa da Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia, che ha sottolineato come il rating e i modelli matematici dovrebbero essere sempre accompagnati dalla conoscenza dell’imprenditore. In questo ambito, i commercialisti saranno mediatori fondamentali.

Una vena polemica è emersa dalle parole dai rappresentanti delle banche Popolari, Emanuele Giustini (Vicenza) e Nicola Loperfido (Bari) che hanno rivendicato il radicamento sul territorio e la volontà di fare credito, rispetto alla vocazione finanziaria privilegiata dalle grandi banche. Alla stessa filosofia di tutelare gli onesti e punire i furbi si ispira la proposta di legge presentata nel tardo pomeriggio dal Consiglio nazionale dei commercialisti sull'”insolvenza civile”.

Tra il settembre 2009 e il settembre 2010, secondo una ricerca del Censis, il tasso delle famiglie che non sono più in grado di far fronte ai pagamenti mensili è più che triplicato (dall’1,7% al 5,1%). Un incremento preoccupante frutto delle ricadute della recessione che sta spingendo nell’usura privati cittadini e piccoli imprenditori le cui difficoltà sono acuite da una legislazione fallimentare che ha innalzato le soglie di accesso alle procedure concorsuali. A differenza che negli altri paesi europei, questi soggetti difficilmente possono liberarsi dal peso dei debiti, contratti magari a causa di malattie o licenziamenti.

La proposta di legge prevede invece che possano ricorrere ad accordi di ristrutturazione, amministrati dai commercialisti. In questo modo, con il consenso di una maggioranza qualificata di creditori (il 60% per i piccoli imprenditori, il 75 per i privati), gli “insolventi” potrebbero saldare – liquidando ciò che possiedono – una porzione dei propri debiti ed avere in poco tempo una seconda possibilità.

fonte:sole24ore                    

Al congresso dei commercialisti intesa tra Ordini, Abi e Unioncamere: obiettivo credito per le Pmiultima modifica: 2010-10-23T08:43:16+02:00da michelepositano
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