Dal lutto a Belluno all’arrivo a Roma, l’Italia ricorda i suoi alpini. Bombe sui caccia: ok Nato, no del Pd

Belluno è in lutto per i suoi ragazzi, i quattro alpini morti in Afghanistan tra le montagne del Gulistan. Il Tricolore è a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici e su molti edifici privati e non è un rito formale. I nomi dei caduti passano di bocca in bocca nella centralissima Piazza dei Martiri tra molte teste chine perché sebbene nessuno dei caduti sia di origine veneta qui tutti gli alpini sono considerati figli della città che ospita la caserma da cui sono partiti i quattro militari.

Sono i primi caduti del 7/mo Reggimento in Afghanistan nonostante da Belluno siano già partite tre missioni per quelle terre lontane e pericolose: nel 2006 a Kabul, nel 2009 a Bawua e ora Farah, dove oggi restano 350 alpini a presidiare e a combattere sui monti del Gulistan.

La gente era sinceramente addolorata in una domenica triste con le Dolomiti che si stagliavano nel cielo azzurro che ha visto per tanti mesi gli addestramenti degli alpini del 7/mo Reggimento della Brigata Julia. Gli alpini hanno voluto ricordare con una messa in caserma i quattro compagni uccisi in un agguato dai talebani. Sole a picco sulla caserma Salsa, con i suoi caratteristici mattoni rossi, come a voler scaldare i cuori dei presenti. La cappella dell’edifico non è stata sufficiente a contenere le decine di soldati e comuni cittadini bellunesi che hanno voluto assistere alla cerimonia religiosa in ricordo dei quattro militari che proprio qui erano di stanza e passavano le ore di libera uscita mescolandosi con gli abitanti del luogo.

Sono stati perfino in troppi a voler presenziare alla cerimonia religiosa per dare il segno della propria partecipazione, della propria solidarietà portata in modo discreto tipico della gente di montagna. Perché dire 7/mo Reggimento e Brigata Julia qui a Belluno vuol dire la terribile campagna di Grecia, la ritirata di Russia e la battaglia di Nikolajewka, 4.556 caduti per il 7/mo Reggimento nelle Seconda guerra mondiale, le tante missioni del dopoguerra, il terremoto del Friuli, dell’Irpinia, dell’Aquila, una medaglia d’oro al valor civile per essere stati i primi a soccorrere nel fango del Piave la popolazione di Longarone esattamente 47 anni fa nel disastro della diga del Vajont.

Così la cerimonia religiosa è stata trasferita nella sala più capiente del cinema della caserma: ai piedi dell’altare da campo i militari hanno steso un tricolore appoggiandovi sopra, come è consuetudine nei funerali dei soldati, i quattro cappelli con la penna nera e grande è stata la commozione. Nel cortile della caserma due blindati Lince, uguali a quello colpito a Farah, hanno testimoniato come la miglior tecnologia non possa mai eliminare il rischio mortale, sempre in agguato soprattutto con un nemico invisibile e infido come i talebani. Ora la lapide nella caserma Salsa con il numero dei caduti della Brigata Julia dovrà essere aggiornata con i morti della campagna afghana, per non dimenticare il loro sacrifico. Come recita la penultima strofa della canzone “sul Ponte di Perati” cantata dagli alpini della Julia: «Gli Alpini fan la storia, la storia vera: l’han scritta con il sangue e la penna nera».

Qualcuno dopo la cerimonia alla caserma Salsa ha deposto un mazzo di fiori davanti al monumento ai caduti di Nassiriya sulla via che porta alla stazione ferroviaria. Per non dimenticare. Martedì, in occasione dei funerali di Stato Belluno renderà omaggio ai ragazzi con il lutto cittadino e una messa celebrata dal vescovo Giuseppe Andrich. La città è al fianco dei suoi ragazzi in Afghanistan sotto tiro dei talebani. Dimenticarli sarebbe come avere già perso.

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sole24ore

Dal lutto a Belluno all’arrivo a Roma, l’Italia ricorda i suoi alpini. Bombe sui caccia: ok Nato, no del Pdultima modifica: 2010-10-12T07:31:37+02:00da michelepositano
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