La nuova mappa mondiale del risparmio dice che sono finiti i tempi di formiche e cicale

È finita l’era delle cicale e delle formiche. A due anni dal crack Lehman la favola di Esopo ha perso la sua attualità. L’inverno della crisi ha estinto le ultime cicale, ma ha anche reso più difficile la vita delle formiche. Lo rivelano gli ultimi dati statistici, che fotografano un cambio di rotta nella bussola del risparmio mondiale: nell’area euro inizia a erodersi la quota di reddito destinata al “gruzzolo”, dopo un 2009 dedicato al salvadanaio. Negli Usa si assiste invece al fenomeno opposto: i grandi consumatori diventano, loro malgrado, risparmiatori.

Secondo Eurostat nel primo trimestre 2010 il tasso di risparmio aggregato dei sedici paesi dell’Eurozona, in percentuale al reddito disponibile lordo, è sceso dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti a quota 14,6%, lo stesso livello di fine 2008. Una nuova tendenza, rispetto al 2009, quando il tasso di risparmio aveva sfiorato il 16% del reddito disponibile nel secondo trimestre, un livello mai raggiunto negli ultimi dieci anni. Il dato aggregato nasconde però diverse sfaccettature. In linea con la tendenza europea è l’Italia, mentre i tedeschi si confermano parsimoniosi, insieme alla Francia. I campioni del salvadanaio sono, a sorpresa, gli spagnoli, che mettono da parte oltre il 18% del loro reddito. Ma qui si tratta di un atteggiamento obbligato per abbattere l’alto indebitamento che supera il 120 per cento della disponibilità economica.

In Italia nei primi tre mesi di quest’anno la propensione al risparmio delle famiglie ha raggiunto il 13,4%, ben al di sotto della media europea. Un calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,6 punti rispetto allo stesso periodo del 2009. Tutto questo è stato accompagnato da una flessione del potere di acquisto di mezzo punto rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto a un anno prima. In aumento, invece, l’indebitamento, che si è attestato al 63,1% del reddito disponibile nel primo trimestre. Il passivo resta però ben al di sotto di quello degli altri paesi dell’area euro. «Non siamo più formiche – chiarisce Chiara Fornasari, partner di Prometeia – perché non possiamo più permettercelo. Per quest’anno ci attendiamo un ulteriore calo della propensione al risparmio: questo perché stiamo uscendo dal tunnel, ma dobbiamo ancora fare i conti con le ferite che la crisi ci ha lasciato. Poi, man mano che procederemo sulla via della ripresa potrà esserci un ritorno al risparmio. Il ruolo delle banche sarà fondamentale per comprendere le nuove esigenze delle famiglie».

Tiene invece la propensione al risparmio nella ritrovata locomotiva tedesca. Qui dal primo trimestre 2009 il tasso resta stabile al 17,3%, il livello massimo degli ultimi dieci anni. Il gruzzolo, secondo l’ultima indagine effettuata dall’istituto di ricerca Mea, serve nella maggioranza dei casi per far fronte agli imprevisti e per finanziare gli anni della vecchiaia. Anche perché la Finanziaria 2010 impone una riduzione dei contributi pensionistici. A interpretare il dato tedesco è Christoph Deutschmann, profesore di sociologia dell’Università di Tubinga e studioso dell’evoluzione della classe media. «La crisi non è stata percepita più di tanto nella vita di tutti i giorni. La disoccupazione sta scendendo ai livelli minimi dai tempi della riunificazione e il sistema di welfare ha sostenuto il reddito, agendo come una sorta di stabilizzatore automatico».

Se i tedeschi non tradiscono la loro natura, oltreoceano è in atto una vera e propria mutazione genetica. Dalla fine del 2008 le cicale non esistono più e il tasso di risparmio personale (come viene definito) secondo l’ultimo dato di luglio ha raggiunto quota 5,9%. Un dato ben lontano dagli anni del boom dei consumi di cinque anni fa, quando gli americani destinavano al gruzzolo meno dell’1% del loro reddito. «I consumatori non hanno scelta. La priorità delle famiglie – sottolinea Heidi Shierholz, ricercatrice dell’Economic Policy Institute – è oggi quella di tenersi stretto il posto di lavoro e l’unico traguardo è la riduzione del debito. È una sorta di aggiustamento fisiologico dopo la sbornia da indebitamento degli anni passati, ma anche un cambiamento del Dna degli americani». E una constatazione che diventa sempre più reale: «Non saranno più i consumi il motore della ripresa Usa».
Un grande “sorvegliato speciale”, da una parte all’altra dell’Oceano, sarà nei prossimi mesi l’indebitamento delle famiglie. Negli Usa il dato sembra aver invertito la rotta, anche se si mantiene ancora sopra il 150% del reddito. In Eurolandia solo nell’ultimo trimestre il trend è in discesa. L’allarme resta, dunque, tanto che il ministro del’Economia italiano Giulio Tremonti ha proposto di annoverare il debito privato tra i parametri del Patto di Stabilità. Su questo, però, i partner europei restano ancora divisi.

fonte:sole24ore          

La nuova mappa mondiale del risparmio dice che sono finiti i tempi di formiche e cicaleultima modifica: 2010-09-14T09:41:30+02:00da michelepositano
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