Mostra Venezia/ Ancora Napoli sullo schermo

Capita che una giovane regista milanese desideri «emigrare» a Napoli. E già questo sarebbe il soggetto giusto per una commedia stravagante. Capita poi che, passando per piazza Dante, la suddetta regista veda giocare ai due lati della piazza una banda di scugnizzi a pallone e una squadretta di piccoli cingalesi a cricket.

Ecco il soggetto giusto per un film, pensa. «Into Paradiso» è nato così, assicura Paola Randi, una simpatica ragazza che l’anno scorso è stata candidata ai David con un corto e ora coglie alla Mostra il suo primo vero successo con una commedia piacevole e divertente accolta con tanti applausi a Controcampo Italiano. Merito del tema, dell’ambientazione in una Napoli colorata e multietnica e soprattutto dei protagonisti, Gianfelice Imparato e Peppe Servillo in gran forma, affiancati da un elegante attore dello Sri Lanka, Saman Anthony.

«Io faccio lo scienziato precario che, per una serie di vicissitudini, finisce per tenere prigioniero in un casotto costruito abusivamente su un terrazzo del Cavone un politico corrotto e colluso con la camorra», spiega Imparato. «Il colluso sarei io» aggiunge Servillo, che sempre più spesso unisce agli impegni con gli Avion Travel le incursioni da attore sul set. «Recitare è come prendere un’intonazione, è un gioco» dice, «ma nello stesso tempo riesco anche a rubare un po’ di mestiere». Imparato, invece, è un veterano del cinema e del teatro, e nella prossima stagione unirà le due passioni portando in scena un testo del regista «maledetto» Lars Von Trier, «Il grande capo».

Che cosa le è piaciuto di «Into Paradiso», Gianfelice? «Racconta una Napoli non oleografica, un bizzarro laboratorio sociologico dove le cose accadono prima e meglio che altrove». Paola Randi asserisce convinta: «In questa città accadono fatti pazzeschi, per caso ho scoperto la comunità cingalese del Cavone e ne sono rimasta affascinata. Si tratta di quattro-cinquemila persone che convivono in assoluta armonia con la gente del quartiere.

Si sono organizzati molto bene, hanno una televisione, Sri Tv, una scuola anglosassone per i bambini, l’assistenza sanitaria e una chiesa con tanto di monaco buddista allestita in un basso. Mi è sembrata una storia degna di essere raccontata, anche perché l’immigrazione è un tema al quale sono molto sensibile: per anni ho lavorato in organizzazioni internazionali che si occupavano di microcredito nei paesi in via di sviluppo e in famiglia siamo tutti emigrati per motivi di lavoro».

Quindi? «Quindi ho cercato di esplorare l’argomento nell’ottica della leggerezza e dell’ironia, utilizzando il punto di vista di un napoletano precario e di un immigrato cingalese che si ritrovano alleati in una realtà molto complicata». Girare nel cuore della città antica le è sembrata una festa: «Appena gridavo “azione” calava un silenzio di tomba. Bello. Non pretendo di conoscere a fondo Napoli, ma la vedo come un luogo unico e particolarissimo. Come direbbe mia sorella, che fa la scienziata, è un mondo di cellule capaci di trovare sistemi di sopravvivenza

ilmattino

Mostra Venezia/ Ancora Napoli sullo schermoultima modifica: 2010-09-09T10:47:44+02:00da michelepositano
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