Scandali sessuali, azionisti scontenti o cambio di rotta. Ecco i ribaltoni dell’anno ai vertici delle aziende

Nestlè, Hp, British Petroleum, General motors. E adesso anche, a quanto pare, Vodafone. E il gigante russo Rosneft. E prima ancora Opel e Sap. È lungo l’elenco di colossi che hanno cambiato, o si accingono a farlo, il manager alla guida nel corso del 2010. I motivi? Svariati: da azionisti insoddisfatti a scelte spontanee di cambio di rotta fino, e nemmeno questa è una novità, a scandali sessuali

Nelle ultime ore circola l’indiscrezione che Vodafone starebbe cercando un sostituto per il presidente John Bond, chairman della compagnia tlc dal 2006. Un nutrito gruppo di azionisti ha votato contro il presidente e le ultime partecipazioni rilevate dal gruppo (sul Sole 24 Ore di domani un approfondimento).

In aria di cambiamento anche i vertici del colosso alimentare svizzero Nestlè (+7% da inizio anno in Borsa e una capitalizzazione di 142 miliardi di euro). Richard Laube, sin qui alla guida della divisione Nutrition, è andata sul liscio, sarà sostituito ad interim da Nandu Nandkishore. Quest’ultima era in corsa anche come nuovo possibile ceo del gruppo alimentare svizzero, carica che invece è andata poi a Paul Bulcke, successore di Peter Brabeck, che ora è presidente del cda.

Mentre proprio oggi, lunedì 6 febbraio, Rosneft, il primo produttore russo di petrolio, ha nominato Eduard Khudainatov nella carica di amministratore delegato, ponendo fine all’era (12 anni) di Sergei Bogdanchikov. L’abbandono più eclatante della stagione, al momento, è quello di Tony Hayward che dal primo ottobre lascierà formalmente British Petroleum, la società petrolifera britannica che – a partire dal 20 agosto – ha dovuto fronteggiare la critica situazione conseguita all’esplosione di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico causando perdite superiori ai 20 miliardi per il gruppo. Hayward sarà rimpiazzato dallo statunitense Robert Dudley. Bp ha fatto sapere che Dudley – che da giugno supervisiona le operazioni per contrastare la marea nera – si stabilirà a Londra per assolvere il suo incarico e passerà le sue attuali mansioni negli Stati Uniti a Lamar McKay, presidente di Bp America.

Ribaltoni anche nella Silicon Valley. In questo caso, quello di Hewlett Packard (73 milardi di euro di capitalizzazione al netto del -23% archiviato quest’anno in Borsa), le motivazioni sono, come dire, di natura esogena. Un mese fa Il 53enne Mark Hurd si è dimesso all’improvviso dalla carica di amministratore delegato. Hurd, subentrato a Carly Fiorina nel 2005 e protagonista con una serie di aggressive acquisizioni che hanno rilanciato la società, è stato accusato di aver falsificato delle note spese per nascondere una relazione con una ex collaboratrice del gruppo che lo ha accusato di molestie sessuali. Al suo posto l’incarico è passato ad l’interim al direttore finanziario Cathie Lesiak, 51 anni, una veterana dell’azienda che l’ha assunta 24 anni fa. Restando in asset tecnologico, ribaltone anche in casa Sap, gigante tedesco del software. A febbraio Leo Apotheker, si è dimesso dopo solo sette mesi dopo il suo insediamento dalla guida ed è stato sostituito da Bill McDermott, capo dell’organizzazione e da Jim Hagemann Snabe, responsabile dello sviluppo dei prodotti.

Mentre General motors, che si prepara al ritorno in Borsa in quella che si preannuncia la più grande Ipo degli Stati Uniti dato che potrebbe battere anche i 19,7 miliardi di dollari raccolti da Visa nel 2008, ha affidato al nuovo presidente Daniel Akerson l’incarico di pilotare verso il ritorno in Borsa (probabilmente a novembre) la storica azienda automobilistica americana. Ed Whitacre ha lasciato l’incarico il primo settembre (restando alla presidenza fino alla fine dell’anno) dopo aver portato a termine la missione del «turnaround» aziendale, a poco più di un anno dall’uscita dalla bancarotta pilotata da Washington assieme a un salvataggio pubblico da 50 miliardi di dollari. Come Whitacre, Akerson viene dal mondo delle telecomunicazioni (è stato ceo di Nextel, ma è anche un managing director del Carlyle Group) ed era diventato membro del board l’anno scorso su indicazione del Tesoro, diventato il maggiore azionista con una quota del 61 per cento.

Sempre nel comparto auto, a inizio anno è partita una rivoluzione in casa Opel. Lo storico numero uno tedesco Hans Demant, alla guida operativa del costruttore dal dicembre 2005, si è dimesso e il suo posto viene preso dall’uomo di General motors Nick Reilly.

Cambiamenti anche nel settore finanziario, a cavallo con la politica. A inizio agosto Il ministro svizzero delle Finanze, Hans-Rudolf Merz, ha rassegnato le dimissioni. Merz, 67 anni, esponente del partito liberale, lascerà l’incarico a fine settembre. La bocciatura, arrivata dopo sette anni di governo, è arrivato soprattutto per la gestione della controversia con la Libia e per quella della crisi della grande banca Ubs. dopo che l’istituto ha dovuto consegnare agli Usa i nomi di 4.450 clienti sospettati di evasione.

E in Italia? Tra i cambi al vertice più significativi del 2010 quello in casa Fiat dove ad aprire Luca Cordero di Montezemolo ha lasciato la presidenza dopo quasi sei anni. Al suo posto John Elkann, nipote di Gianni Agnelli.

I casi più eclatanti degli ultimi anni. Ma quella dei ribaltoni non è soltanto una storia degli ultimi mesi. La crisi prima finanziaria e poi economica – originata nell’agosto 2007 con le prime avvisaglie della bolla dei derivati subprime – ha accentuato i cambi delle poltrone “bollenti”. L’anno scorso Robert Moffat, ex vice presidente dell’International Business Machines, ha lasciato la società per insider trading. John Browne, ex capo di Bp, nel 2007 si è dimesso per aver cercato di convincere un giornale inglese a non scrivere i dettagli della sua vita personale. Sempre nel 2007, Steven J. Heyer è stato cacciato da Starwood Hotels & Resorts. Il board aveva ricevuto una lettera che lo accusava di aver cercato un contatto fisico con una dipendente. Ancora nel 2007, l’amministratore della Home box unit di Time Warner, Chris Albrecht, è stato allontanato per violenze contro la fidanzata. Mark W. Everson, ceo della Croce rossa, è stato cacciato sempre nel 2007 per una relazione intima con un dipendente. Due anni prima, il Ceo di Boeing Harry Stonecipher è stato sostituito per una storia con una manager e per aver violato il codice etico. Sempre nel 2005, Thomas Coughlin si è dimesso da vicepresidente di Wal-Mart per aver falsificato le note spese con cui ha ottenuto rimborsi per mezzo milione di dollari. Scandali simili hanno colpito il top management di Staples, Massmutual, Well Point e Oracle.

fonte:sole 24ore           

Scandali sessuali, azionisti scontenti o cambio di rotta. Ecco i ribaltoni dell’anno ai vertici delle aziendeultima modifica: 2010-09-07T08:08:03+02:00da michelepositano
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