Il bel Renè? In politica c’è di peggio»Placido assolve il “suo” Vallanzasca

Un mito controverso, un film bocciato dai familiari delle vittime ma difeso dal regista Michele Placido. Renato Vallanzasca (interpretato da Kim Rossi Stuart) diventa anche un caso politico quando Placido dice: «Ci sono persone che stanno in Parlamento e hanno fatto peggio di Vallanzasca.
Prima di fare questo film mi sono posto il problema perché sono stato prima in un collegio di preti e poi ho fatto il poliziotto», ha spiegato Placido alla conferenza stampa a Venezia per la presentazione della pellicola “Vallanzasca – Gli angeli del male”.

«Qualcuno dice che Vallanzasca è un personaggio troppo bello ma negli anni ’70 è stato un vero mito. Se lei incontrasse – ha detto ad una giornalista – Vallanzasca oggi, verebbe subito sedotta».

«Placido non getti fango su un’intera classe politica, ma faccia piuttosto nomi e cognomi. Questo populismo è inaccettabile». Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. «Parlare di Vallanzasca come un mito è uno schiaffo alle vittime – continua Farinone – E poi Placido che cosa vuol dire quando afferma che ci sono persone che stanno in Parlamento e hanno fatto peggio di Vallanzasca? A chi si riferisce?».

Placido difende il suo lavoro anche dagli attacchi dei familiari invocando la libertà di espressione.

Non è facile, se non impossibile, conciliare il diritto d’espressione, le esigenze di mercato e il rispetto per la memoria delle vittime. A sostenerlo, in una lettera sono le associazioni dei familiari delle vittime di Renato Vallanzasca, contestando il film sul criminale. «Bisogna chiedersi – scrive il presidente dell’Associazioni Vittime del Dovere – se i diritti di espressione e di libero mercato non collidano con un altrettanto diritto: quello di onorare la memoria delle vittime, di servitori dello Stato che hanno pagato con la vita il loro attaccamento alle Istituzioni. Inoltre dovrebbe essere tenuto ben presente – aggiunge – il rispetto per i sentimenti dei familiari di coloro che sono stati uccisi per mano criminali».

I familiari si mostrano anche contrari ad una ricostruzione della memoria collettiva attingendo soltanto alle verità dei colpevoli. «Riteniamo – spiegano infatti- non sia ammissibile riscrivere la storia, costruire una memoria collettiva dei fatti che riguardano spietati assassini attraverso i loro stessi occhi e secondo le loro logiche irrazionali e inaccettabili prescindendo dalla verità».

«Il presidente dell’Associazione di volontariato Vittime del Dovere, Emanuela Piantadosi – ha definito libro e film su Vallanzasca inaccettabili – si informi perché il cinema è libero e in altri paesi più che da noi», ha replicato Placido. «Faccio solo un caso: il film su Jacques Mesrin, il nemico pubblico n.1 in Francia, finanziato addirittura dal ministero. Noi – ha aggiunto Placido – siamo condizionati da un certo moralismo. Però che dire: abbiamo fatto anche una fiction sul Capo dei capi, Riina, e Gomorra dal libro di Saviano. Noi abbiamo rifiutato per questo il concorso a Venezia: tutti avrebbero protestato».

Placido: il mio film non lo assolve ma era un bandito con un’etica criminale. «Ho accolto con entusiasmo l’offerta di dirigere un film su Vallanzasca anche se sapevo che non sarebbe stata un’impresa facile. Avevo un’idea precisa che ha preso forma quando ho cominciato a pensare a Kim Rossi Stuart nel ruolo del protagonista. Non mi interessava entrare nel merito della vicenda: quello che trovavo stimolante da un punto di vista artistico e creativo era entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico, che cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza e a scegliere deliberatamente il male».

Placido ammette di aver affrontato nella lavorazione del film «un viaggio faticoso e anche doloroso ma pieno di slanci umani e forti emozioni, grazie soprattutto agli attori che si sono calati nei loro personaggi con grande coraggio e umiltà», sottolinea il regista. Nel cast, a fianco di Kim Rossi Stuart, recitano nei panni dei componenti della banda di Vallanzasca anche Filippo Timi e Moritz Bleibtreu, mentre Fracesco Scianna è Francis Turatello, Valeria Solarino (nei panni di Consuelo, compagna del bandito fino al suo primo arresto e madre di suo figlio) e Paz Vega nel ruolo di Antonella, l’amica d’infanzia del bel Renè, che ritrova dopo l’ennesima evasione e che sposerà. «Questo mio film – aveva detto più volte Michele Placido anche per difendersi dagli attacchi ripetuti dei familiari delle vittime – è un film contro Vallanzasca. Aspettate a vederlo». Oggi, passato oggi fuori concorso al Festival di Venezia è più difficile sostenere questa tesi. Anzi.

Sia il regista Michele Placido che il protagonista Kim Rossi Stuart non possono che riconoscere che il capo delle banda della Comesina affascinate lo era e lo è davvero e che forse il film addirittura, come ha fatto intendere Placido in questo senso, non gli rende giustizia. «I ragazzi italiani non credo siano capaci di dedicarsi al male dopo aver visto un film simile – spiega Placido -. Che dire poi di Renato? Era un angelo del male e sicuramente aveva una grande capacità di seduzione. Così, se nel film appare seducente è solo perché siamo stati fedeli al suo personaggio. Tra l’altro – conclude il regista – nella sua vita di criminale non ha mai tradito nessuno. Pensava prima agli altri che a se stesso e non si è neppure arricchito».

«Dedicare una fiction ad un uomo contraddistintosi per efferati atti criminali, in un momento storico fortemente segnato da un’emergenza educativa senza precedenti, è inopportuno e diseducativo». È quanto affermano Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia, e Alessandro Pedrini, direttore generale dello stesso organismo, a parere dei quali «sono ben altri i modelli di riferimento che i mass media dovrebbero esaltare e di cui le giovani generazioni avrebbero bisogno».

Dice invece Rossi Stuart che ha convinto Placido a fare questo film di cui è anche co-sceneggiatore: «Quello che mi colpisce di lui è la sua capacità di auto-ironia. Certo oggi non è felice di aver lasciato a terra tante persone. Insomma non incarna il male assoluto, ma una persona in cui male e bene convivono in una lotta estrema». E ancora Placido:«aveva a suo modo una sua etica: Non ha mai ad esempio fatto alleanze nè con la mafia, nè con la camorra, nè con la politica eversiva che in quegli anni cominciava ad affollare le carceri. Anche quando Turatello gli offre una quota dei ricavi delle bische lui rifiuta spiegando che lui non guadagnava facendo cose simili».

La moglie di Vallanzasca: se penso alle vittime mi vengono i brividi. Per Antonella D’Agostino, Paz Vega che la interpreta nel film di Placido, «è bravissima». All’incontro stampa ufficiale, la moglie di Vallanzasca, vestita di rosso e con occhiali scuri da vista, ha risposto con toni appassionati alle domande dei giornalisti: «Cosa dire ai parenti delle vittime? Ho ancora i brividi ogni volta che ci penso. Sono 38 anni che vivo questa angoscia e mio marito non dorme mai più di due ore a notte».

fonte:ilmattino      

Il bel Renè? In politica c’è di peggio»Placido assolve il “suo” Vallanzascaultima modifica: 2010-09-07T08:24:36+02:00da michelepositano
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