Indagine sui soldi versati-al capo del Consiglio di Stato

Dai pm di Perugia sospetti su 250 mila euro Una nuova lista dei clienti di Anemone

PERUGIA – Nuove ristrutturazioni nelle abitazioni e negli uffici di clienti potenti, altre operazioni bancarie sospette. La pausa estiva non ha fermato l’inchiesta della Procura di Perugia sulla gestione dei Grandi Eventi. E dopo una recente segnalazione di Bankitalia gli accertamenti si concentrano su 250 mila euro versati lo scorso anno da un famoso avvocato sul conto corrente del giudice Pasquale de Lise, il presidente del Consiglio di Stato che all’epoca guidava il Tar del Lazio. In vista del verdetto della Corte di Cassazione – che a fine mese si pronuncerà sulla competenza dei pubblici ministeri umbri – gli investigatori hanno acquisito ulteriori elementi relativi al filone d’indagine che riguarda l’ex procuratore aggiunto Achille Toro e a quello sull’ex responsabile dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Mentre il tribunale dei ministri conferma la validità degli indizi raccolti nei confronti dell’ex titolare dei Trasporti Pietro Lunardi accusato di corruzione insieme all’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe e definisce «corroborata la prospettiva accusatoria». L’atto, necessario per trasmettere al Parlamento la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, è già stato definito «puramente formale», dal difensore Gaetano Pecorella.

I soldi e il genero
Sono almeno una decina gli «avvisi» trasmessi dall’ispettorato della Banca d’Italia sul conto di de Lise e di suo genero Patrizio Leozappa, avvocato che aveva rapporti stretti con numerosi indagati tra i quali il Provveditore Angelo Balducci e lo stesso Anemone, tanto che si occupò del sequestro della piscina del Salaria Sport Village dove, secondo gli indagati, doveva avere «un ruolo di supporto», come gli chiedevano al telefono. Il professionista ha ricevuto somme di importi piuttosto modesti, ma ritenuti «interessati» dagli inquirenti poiché provengono da personaggi che hanno avuto un ruolo negli affari della «cricca». Il giudice dovrà invece spiegare per quale motivo un famoso legale esperto di diritto amministrativo nel luglio scorso abbia depositato direttamente sul suo conto un assegno di 250.000 euro. All’epoca de Lise era presidente del Tar del Lazio e in questa veste si occupò di numerosi ricorsi su appalti pubblici. Nel giugno scorso è stato invece nominato alla guida del Consiglio di Stato nonostante il suo nome fosse finito agli atti dell’inchiesta per il ruolo rivestito nel 2005, quando era consigliere giuridico di Lunardi. Fu proprio lui ad istruire la pratica per la concessione del finanziamento da 2 milioni e mezzo di euro a Propaganda Fide, la Congregazione per l’evangelizzazione che appena un anno prima aveva venduto allo stesso Lunardi un palazzetto al centro di Roma stimandolo, dice l’accusa, almeno un terzo del valore. I magistrati vogliono adesso scoprire per quale motivo il giudice abbia ricevuto quei soldi. E lo fanno tenendo conto che il genero era diventato punto di riferimento per gli imprenditori che miravano a ottenere ragione in sede amministrativa. Tra le telefonate che gli investigatori stanno riesaminando c’è pure quella del 26 febbraio 2008 quando il costruttore Emiliano Cerasi, titolare dell’impresa Sac, telefona al provveditore Fabio De Santis. Annotano i carabinieri: «Con tono preoccupato lo informa di aver saputo che la Giafi di Valerio Carducci intende presentare ricorso per la gara del nuovo Teatro di Firenze». Poi aggiunge: «Ho saputo che utilizza l’avvocato Izzo che è molto pericoloso, molto … specialmente in Consiglio di Stato … quindi io metterò Patrizio».

L’appunto su «Berlusconi»
La maggior parte dei nomi erano già contenuti nella cosiddetta «lista Anemone», l’elenco dei lavori svolti dalle aziende del Gruppo e trovati nel computer di Daniele Anemone, fratello dell’imprenditore arrestato e ora tornato in libertà. Ma su quel «listino» di circa cento voci, trovato dalla Guardia di Finanza tra i file custoditi nel computer del commercialista Gazzani, i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno già disposto ulteriori accertamenti. Non contiene infatti alcuna data né importo, però potrebbe essere l’indice delle ristrutturazioni effettuate e non pagate direttamente dai beneficiari. Ci sono riferimenti precisi a Scajola, che ottenne i soldi per l’acquisto dell’appartamento con vista Colosseo, oltre alla ristrutturazione gratuita. È citato anche il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru al quale sono state intestate due case comprate per ordine di Anemone. In entrambi i casi si è accertato che le fatture da decine di migliaia di euro per il rifacimento dei loro immobili furono emesse a carico del Sisde e pagate con i soldi destinati al rifacimento della nuova sede degli 007 in piazza Zama, a Roma. E adesso si è scoperto che una parte dei lavori per il ministro fu affidata alla «Medea» società di Anemone gestita per un periodo da Mauro Della Giovampaola, delegato alla missione G8 anche lui finito agli arresti nella prima fase dell’inchiesta. Uno dei nomi citati nella nuova lista è «Berlusconi», senza nessun altro riferimento e ora si sta cercando di stabilire se si tratti di Paolo, il fratello del premier che attraverso una delle sue aziende si occupò di una parte dei lavori a La Maddalena in vista del vertice G8 oppure se ci si riferisca a qualche intervento effettuato a Palazzo Chigi. Del resto le imprese di Anemone avevano ottenuto grazie all’interessamento di Balducci l’appalto per la manutenzione degli stabili di diverse istituzioni. Un affare da milioni di euro che sembra aver scatenato numerosi appetiti. In una delle telefonate intercettate la segretaria di Scajola avvisa proprio Balducci che «il ministro Brambilla vuole farsi assegnare la delega per gestirli».

Toro e i testimoni
Personaggio chiave dell’indagine continua ad essere, secondo i magistrati, l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro indagato per concorso in corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Agli atti dell’indagine c’è un verbale che viene ritenuto «importante» per confermare le «soffiate» arrivate agli indagati. È quello di Massimo Sessa, uno dei dirigenti delle Infrastrutture che nel gennaio scorso partecipò insieme a Balducci ad un incontro organizzato a casa dell’avvocato romano Edgardo Azzopardi, l’amico della famiglia Toro accusato di aver ottenuto da Camillo Toro, figlio del magistrato, le notizie sull’inchiesta in corso. Sessa ha confermato la circostanza, pur cercando di minimizzare. «Effettivamente – ha dichiarato – quella mattina parlammo delle indagini in corso a Roma. Ricordo che Balducci era molto preoccupato sia perché stava male, sia perché temeva gli sviluppi degli accertamenti». All’epoca i protagonisti immaginavano di aver i telefoni sotto controllo e così utilizzavano un linguaggio in codice. Lo fa Azzopardi quando, proprio in quei giorni, contatta Manuel Messina, collaboratore di Anemone e lo avvisa: «Piove». L’interlocutore si agita: «Non mi dire… pesantemente? Piove parecchio?». La risposta è lapidaria: «Speriamo che non ti piova dentro casa perché… piove tanto».

Fiorenza Sarzanini  corriere.it  

Indagine sui soldi versati-al capo del Consiglio di Statoultima modifica: 2010-09-04T09:03:15+02:00da michelepositano
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