Cinema, la Mostra di Venezia-divisa dal bacio lesbo della Portman

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Sobria è stata sobria, la serata d’inaugurazione della Mostra. Proprio come l’aveva annunciata il presidente della Biennale Baratta, preoccupato dai venti di crisi che non risparmiano la Laguna. Eppure, in questo annus horribilis dell’economia mondiale, con il Lido trasformato in enorme cantiere per la costruzione del nuovo Palazzo del cinema che forse sarà completato per la fine del 2011, più probabilmente per il 2012, i segnali positivi non mancano. Li ha annunciati lo stesso Baratta, dando il benvenuto al presidente Napolitano, presente in forma privata con la signora Clio e accolto in sala da una lunga standing ovation. Aumentano i giornalisti accreditati, duecento in più dei tremila e rotti dello scorso anno, cresce l’attenzione dell’industria di settore internazionale, gli enti regionali hanno stabilito una sorta di pace armata per sostenere la celebre istitituzione culturale che dà lustro all’Italia. In più, lo Stato non ha tagliato i fondi e questo segnale si traduce «in un nuovo stimolo a proseguire con entusiasmo» sulla strada intrapresa.

Altri segnali positivi di una serata elegante e veloce, movimentata da qualche fischio sul red carpet a Letta e a Buttiglione e dall’omaggio al novantatreenne Trovajoli: la madrina Isabella Ragonese non ha letto un discorsetto preconfezionato, ma ha argomentato con grazia citando Calvino e i suoi valori del millennio da conservare per le future generazioni, il direttore Muller ha accorciato al massimo i tempi di presentazione delle innumerevoli giurie. Grazie anche alla presenza di Napolitano (la prima volta di un presidente all’apertura di una Mostra), perfino un intemperante come Quentin Tarantino ha tenuto a freno il rumoroso entusiasmo, limitandosi ad urlare il suo amore per il cinema in uno stentato italiano.
Chi si aspettava dal thriller psicologico di Darren Aronofsky il primo brivido caldo della rassegna, ha dovuto rassegnarsi in fretta. Il bacio lesbico tra la protagonista di «Black Swan», Natalie Portman, e il suo alter ego cinematografico non ha turbato né scandalizzato nessuno, e ci mancherebbe, in tempi di voyeurismo esasperato. La diva, incantevole in un abito da sera rosso rubino, ha spiegato soave che il regista l’aveva invitata a scoprire la propria sensualità interiore.

«Una specie di studio narcisistico su di me», lo ha definito. Il risultato, naturalmente, ha avuto «un impatto psicologico importante». Però affrontare la parte di una ballerina all’altezza del «Lago dei cigni» è stata dura: «Sette anni di gestazione del progetto, poi prima di girare cinque mesi di danza e nuoto per cinque ore al giorno. Del resto, è un film estremo, sui concetti di disciplina e ossessione».

Alla fine della proiezione di gala, Napolitano si è complimentato con cast e regista: «Mi è piaciuto, very strong». Ma il film del visionario Aronofsky, vincitore del Leone d’oro con «The wrestler», due anni fa, ha diviso la platea eccellente e i cinque minuti di applausi, ieri sera, non hanno cancellato il ricordo del silenzio e dei dissensi avuti alla prima proiezione stampa.

Carlo Verdone, mattatore della retrospettiva sulla commedia, ha fatto una passerella da superstar. Oggi sarà il giorno di Ascanio Celestini, il primo degli italiani a scendere in campo con «La pecora nera, la trasposizione di uno spettacolo teatrale sui meccanismi dell’alienazione. Non ce l’ha fatta a raggiungere il Lido, invece, il regista iraniano Jafar Panahi, ancora in attesa di giudizio nel suo Paese. Scarcerato a maggio, non si spiega l’accanimento nei suoi confronti: «Forse perché sono un regista che fa film per la gente, per la società, e le autorità non amano tutto questo» ha detto ieri da Teheran, mentre alla Mostra scorrevano le immagini del suo nuovo corto «The accordion». Tarantino ha promesso che da presidente di giuria non favorirà gli amici. «È vero che conosco un sacco di autori in gara, ma la mia integrità è fuori discussione». È toccato all’amico giurato Salvatores toglierlo poeticamente dai guai: «L’spetto migliore di questo nostro lavoro è poter entrare nei sogni degli altri dimenticandosi dei propri».ilmattino

Cinema, la Mostra di Venezia-divisa dal bacio lesbo della Portmanultima modifica: 2010-09-03T09:45:42+02:00da michelepositano
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