Buon compleanno, Sir Sean-l’uomo che non volle restare 007

L’eterno superdivo Connery compie ottant’anni. Una vita nel cinema: l’exploit planetario con James Bond, poi la fuga verso ruoli meno glamour e seriali. Risultato: un Oscar, tante interpretazioni cult, poi il ritiro. Spiegato al pubblico con la sua leggendaria ruvidezza scozzese

CHI HA avuto la fortuna, negli ultimi anni, di presenziare alle rarissime apparizioni pubbliche di Sean Connery – ad esempio durante il tour promozionale europeo di Sognando Forrester (2001), o alla Festa di Roma 2006 – sa che il leggendario carattere difficile del divo, la sua ruvidezza scozzese, nella tarda maturità si sono trasformati in qualcos’altro: un distacco ironico, un disincanto totale. Verso se stesso e la carriera, verso Hollywood che pure l’ha reso ricco e famoso, verso il cinema in generale. Una sorta di auto-revisionismo che rende difficile utilizzare, nei suoi confronti, qualsiasi forma di retorica celebrativa. Compresa quella, inevitabile, che ruota attorno ai suoi ottant’anni. Li compirà il 25 agosto: festeggerà con familiari e amici intimi alle Bahamas. E c’è da scommettere che preferirebbe che l’evento, mediaticamente parlando, passasse inosservato.

Desiderio impossibile, il suo: sui giornali, soprattutto inglesi e americani, i festeggiamenti per il neo-ottuagenario sono già cominciati. In un  2010 che vede altri vecchi leoni hollywoodiani, tutti classe 1930, arrivare al fatidico compleanno: Gene Hackman, Clint Eastwood. Ma lui, sir Sean (nominato Cavaliere dalla Regina, malgrado sia un’icona dell’indipendentismo scozzese) rispetto a loro ha qualcosa di diverso: per tutta la vita, professionale e non, ha dovuto combattere contro la sua immagine glamour. Contro il suo fisico prestante, la sua naturale eleganza (a dispetto delle origini umili), che lo hanno trasformato, in anni lontani, nell’icona di stile per eccellenza. Ovviamente parliamo di Bond, James Bond. L’agente segreto al servizio di Sua Maestà che l’ha sì trasformato in una star. Ma che ha anche rischiato di intrappolarlo. E infatti lui da quel ruolo, malgrado sette pellicole rimaste cult, è fuggito. Per misurarsi con interpretazioni di vario tipo: commedie, action-movie, drammi. Meglio se non centrati sul suo fascino, meglio se gli permettevano di non prendersi troppo sul serio.

Ma facciamo un passo indietro. Connery nasce il 25 agosto del 1930 a Edimburgo, storica e bellissima città scozzese. L’infanzia per lui è dura: la famiglia – la madre è una domestica, il padre bracciante – ha pochi mezzi, e anche lui comincia presto a sbarcare il lunario come può. Facendo innumerevoli mestieri, tra cui quello (l’aneddoto è diventato celebre) di lucidatore di bare: attività di cui non solo non si è mai vergognato, ma che ha anche rivendicato con orgoglio. Il giovane Sean, però, appena può si trasferisce a Londra, nella capitale dove le cose succedono: e a lui succede, dopo una breve gavetta, di essere notato dal regista Terence Young. Risultato: un exploit al botteghino in Agente 007 – Licenza di uccidere e lo status di superdivo guadagnato in un lampo. Anche se il “papà” del personaggio, Ian Flaming, della scelta del protagonista non era affatto convinto.

Sbagliava, ovviamente. Resta il fatto che, dopo alcune altre apparizioni nei panni di James Bond, Connery diventa inquieto. Gli abiti griffati dell’agente segreto gli stanno stretti, e clamorosamente li abbandona (tornandoci poi solo una volta nel 1983, con Mai dire mai). Ma riesce comunque a rimanere sulla cresta dell’onda hollywoodiana. E riesce a mostrare, in tante occasioni, non solo il suo grande carisma, ma anche le grandi doti interpretative. Basta pensare a film come La collina del disonore (1965, ancora in piena era 007); Riflessi in uno specchio scuro (1973); Il vento e il leone e L’uomo che volle farsi re, entrambi del 1975; Cinque giorni un’estate (1985); Il nome della rosa (1986); Gli Intoccabili (1987), per cui vinse l’Oscar; Indiana Jones e l’ultima crociata (1989), con l’irresistibile duetto con Harrison Ford.


L’ultima sua apparizione sul grande schermo risale al 2003, nel non indimenticabile La Lega degli uomini straordinari. Da allora, solo doppiaggi o spot: l’ultimo cartoon a cui ha prestato la voce, Sir Billi the Vet, deve ancora uscire nelle sale. Lui però sta ben attento a non calcare passerelle. E se parla di Hollywood, è per dire frasi tranchant tipo “nemmeno la mafia potrebbe convincermi a lavorare di nuovo per loro”. O come spiegò alla Festa di Roma 2006, splendido settanteseienne applauditissimo dai fan: “Nell’industria cinematografica c’è troppo divario tra chi capisce i film e chi ha il potere di farli”. E allora, anche per questa ruvidezza scozzese senza peli sulla lingua, buon compleanno, Sir Sean.

repubblica.it

L’eterno superdivo Connery compie ottant’anni. Una vita nel cinema: l’exploit planetario con James Bond, poi la fuga verso ruoli meno glamour e seriali. Risultato: un Oscar, tante interpretazioni cult, poi il ritiro. Spiegato al pubblico con la sua leggendaria ruvidezza scozzese…

Buon compleanno, Sir Sean-l’uomo che non volle restare 007ultima modifica: 2010-08-25T08:25:00+02:00da michelepositano
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