Addio Ferribotte dei “Soliti ignoti”il cinema piange Tiberio Murgia

E morto il caratterista ottantunenne scoperto da Monicelli. Nato in Sardegna, promessa del Pci “bruciata” da una relazione proibita, fu reso famoso dai ruoli di (finto) siciliano, con la voce doppiata

 E’ stato un volto celebre del cinema, uno dei più noti caratteristi della commedia all’italiana. Tiberio Murgia se ne è andato: è morto ieri all’età di 81 anni, in una casa di cura per anziani di Tolfa, in provincia di Roma. Una scomparsa che lascia il segno. Perché è anche grazie a quelle facce un po’ così come la sua, al suo nome non troppo noto al di là della ristretta cerchia degli appassionati, che i film cult della nostra filmografia hanno avuto tanto successo. Come è avvenuto per il suo ruolo forse più famoso: Ferribotte, il siciliano focoso dei Soliti ignoti

Ed è un’ironia della sorte, questa. Perché Murgia era sì isolano, ma di un’isola molto diversa dalla Sicilia: la Sardegna. Era nato infatti a Oristano nel 1929, da una famiglia con pochi mezzi. La sua è una giovinezza tumultuosa, rispetto alla morale dell’epoca: fa il manovale, poi il venditore ambulante dell’Unità, poi viene mandato dal partito a frequentare la famosa scuola delle Frattocchie. Tornato a casa, la relazione con una “compagna” provoca scandalo nel Pci, tanto da costringerlo a emigrare. Dopo un’altra serie di peripezie, e di relazioni sentimentali extraconiugali, si ritrova a lavorare in una trattoria di Roma. Ed è qui che lo nota un regista dall’intuito straordinario come Mario Monicelli. Che resta affascinato, cinematograficamente parlando, da quella sua faccia molto meridionale e molto da sciupaffemine. Tanto da affidargli, nel 1958, il ruolo di Ferribotte (storpiatura di ferry boat, il traghetto che unisce la Sicilia al continente) nei Soliti Ignoti.

Malgrado la presenza di star come Totò, Murgia non passa inosservato. Ma questo lo condanna anche a ripetere, quasi all’infinito, quel chiché. Le sue apparizioni, sempre come caratterista, sono comunque numerose: oltre ai sequel L’audace colpo dei soliti ignoti e I soliti ignoti vent’anni dopo, vanno ricordati La grande guerra (1959, sempre con Monicelli), Caccia alla volpe (1966, regia di Vittorio De Sica), La ragazza con la pistola (1968, ancora diretto da Monicelli, al fianco di Monica Vitti). Poi ci sono i suoi ruoli in pellicole più commerciali: da Il giorno più corto con Totò a L’onorata società con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Con gli anni Settanta, arrivano anche la partecipazioni al filone erotico della commedia all’italiana, che in quel periodo vive il suo exploit.

Col passare del tempo Murgia resta attivo, apparendo in film di vario tipo. Vale la pena ricordare, fra i tanti, almeno Operazione Pappagallo (1988), opera prima del regista romano Marco Di Tillo: non tanto per il valore della pellicola, ma perché, per la prima volta, non viene doppiato ma parla con la sua voce. Dall’inflessione decisamente sarda: altro che siciliano…

Nel nuovo Millennio, infine, Murgia appare al fianco di Nino Manfredi in Una milanese a Roma, recita in Ribelli per caso di Vincenzo Terracciano e in Chi nasce tondo di Alessandro Valori, accanto a Valerio Mastandrea. Recentissimamente, in tv, ha preso parte a Tutti pazzi per amore 2: un modo allegro, leggero leggero, per concludere la sua carriera da faccia un po’ così.

repubblica.it

Addio Ferribotte dei “Soliti ignoti”il cinema piange Tiberio Murgiaultima modifica: 2010-08-22T13:43:59+02:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento