Così ci allontaniamo dal Web aperto e finiamo nella rete dei media tradizionali

Uno sviluppo divertente più o meno dell’ultimo anno – se si considera la finanza post-sovietica divertente – è il fatto che l’investitore russo Yuri Milner abbia, poco a poco, accumulato uno dei più ingenti pacchetti azionari di Internet: possiede il 10 per cento di Facebook. Lo ha fatto vendendo sottocosto i Venture Capital tradizionali Americani, i Kleiner e i Sequoia che avrebbero, in passato, richiesto condizioni speciali di rendimento per il loro investimento precoce.

Milner non solo offre condizioni migliori che le compagnie dei Venture Capital, ha anche un’altra visione del mondo. Il VC tradizionale ha un portfolio di siti Web, e si aspetta che alcuni di essi abbiano successo – una buona metafora del Web in sé, ampio ma non profondo, dipendente dalle connessioni tra i siti più che da una qualsiasi proprietà autonoma. In un modello strategico totalmente differente, l’investitore russo concentra la sua scommessa su un unico blocco di potere. Non solo Facebook è qualcosa di più che un qualsiasi altro sito, dice Milner, ma con 500 milioni di utenti è «il sito web più grande che sia mai esistito, così grande da non essere affatto un sito web».

Stando a quanto dice Compete, una compagnia di studi analitici sul Web, i 10 siti più importanti potevano contare sul 31 per cento delle visite negli Stati Uniti nel 2001, sul 40 per cento nel 2006, e circa il 75 per cento nel 2010. «I grandi tolgono traffico ai piccoli» dice Milner. «In teoria ci potrebbe essere un numero ristretto di individui di grande successo che controlla centinaia di milioni di persone. Si può diventare grandi rapidamente, e ciò favorisce il dominio dei forti».

Milner ricorda più un tradizionale magnate dei media che un imprenditore del Web. Ma proprio questo è il punto. Se ci stiamo allontanando dal Web aperto, ciò è almeno in parte dovuto alla supremazia crescente di uomini d’affari più inclini a pensare nei termini del “tutto-o-niente” dei media tradizionali piuttosto che nell’utopismo collettivista dell’accesso libero del Web. Non è solo la naturale evoluzione verso una fase matura, ma per molti aspetti è il risultato di un’idea contraria, un’idea che rifiuta l’etica, la tecnologia e i modelli d’affare del Web. Il controllo che il Web ha ottenuto da un mondo mediatico integrato verticalmente dall’alto verso il basso, può essere ripreso con un piccolo cambio nella concezione della natura e dell’uso di Internet.

Questo sviluppo – una marcia storica familiare, allo stesso tempo feudale e aziendale, in cui i meno potenti sono privati della loro ragion d’essere da chi ha più risorse, da chi è organizzato ed efficiente – è forse il più duro shock possibile per l’ethos paritario, permeabile e dalle basse barriere d’accesso dell’età di Internet. Dopo tutto, è una battaglia che sembrava combattuta e vinta – non solo facendo collassare giornali e case discografiche, ma anche AOL e Prodigy e chiunque costruisse un business sull’idea che un’esperienza controllata dovesse domare la flessibilità e la libertà del Web

sole24ore

Così ci allontaniamo dal Web aperto e finiamo nella rete dei media tradizionaliultima modifica: 2010-08-19T09:25:41+02:00da michelepositano
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