Tyson come Zarathustra, l’ennesima provocazione?

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Da Kill Bill a Zorro, passando per Nietzsche, la mia vita è sempre stata una lotta. Da piccola ti senti incompresa e ad ogni regola imposta il tuo solo e unico desiderio è quello di infrangerla, l’adolescenza poi, neanche a parlarne, divieti e chiusure, catene e cuciture che non vedi l’ora di strappare. Con l’età impari a controllarti, certa gente, i libri, alcuni film ti proiettano in un’altra direzione: e dalla ribellione istintiva, dai nervi impazziti, dalla carica che dallo stomaco ti fa venir voglia di spaccare in due il mondo e quelle sue maledettissime regole, impari a darti un contegno, ad accettare le leggi, le persone, i posti sbagliati che ti vedono protagonista. E impari a rispondere con l’indifferenza magari. O con l’ironia. O scappando, laddove qualcuno forse potrebbe capirti. E se ciò non dovesse succedere il mondo non sarà mai, comunque, così finito da impedirti una nuova fuga al termine della quale, chissà che tu non riesca a ritrovarti. Magari anche nel luogo di origine…

Esiste un pugile, il più famoso degli ultimi 25 anni, il più temuto dagli avversari, il peggiore dei ring. Da piccolo aveva una passione: i piccioni. Ci giocava, li accudiva, grazie a loro si sentiva “grande”. I bulletti del quartiere lo presero di mira e piuttosto che colpirlo direttamente presero a sassate i suoi piccioni. La sua reazione non tardò ad arrivare. Era piccolo e loro in troppi e troppo grandi. Anni di allenamento e scazzottate contro un sacco e poi i primi incontri…

Perchè lo diceva già Zorro al suo allievo “la vita è un cerchio, se impari a scansare i rivali più lontani, pian piano potrai passare al cerchio successivo e poi dopo, al cerchio più piccolo per arrivare a scontrarti a distanza ravvicinata“. Come Uma Thurman nella battaglia tra la vita e la morte all’interno di una bara in Kill Bill2, metafora di quella lotta di cerchio in cerchio dove alla fine devi solo liberarti da te stesso per vincere il premio del saperti in vita…

Il pugile in questione si chiama Mike Tyson, meglio conosciuto come Iron Mike. Diventa famoso non solo ma soprattutto grazie a un orecchio preso a morsi nel corso di un incontro del 1997. E il suo nome, ormai da anni, viene associato a quell’evento, a quell’orecchio, a quel modo di affrontare le cose. Da allora è passato qualche anno. Nel cv di Mike ci sono una serie impressionante di titoli conseguiti, misti a cause, accuse di stupro, bancarotta, anni di carcere e un periodo buio culminato con la morte della figlia di 4 anni, solo un anno fa.

L’intento di Iron Mike, adesso, sembra essere quello di ritirarsi in una capanna in Birmania per ricercare il rispetto dei figli, dare una mano alla gente in difficoltà e cercare di aiutare il prossimo a ritrovare la retta via. Diventare missionario, quindi, accendere un rapporto con Dio “non importa di quale religione, purchè mi restituisca la mia dignità”, ha dichiarato l’ex campione del mondo dei pesi massimi.

Credergli, non credergli? Difficile rispondere. Sempre in Kill Bill si diceva: “La filosofia di superman è unica. Superman è nato superman. Clark Kent è il modo in cui superman ci vede, rappresenta la critica della razza umana”. Michael Gerard Tyson voleva solo giocare con i suoi piccioni. Mike Tyson nasce dalle mani dei bulli di Brownsville. Ma è sempre giusto evitare il giudizio e giustificare certi comportamenti in virtù dei problemi avuti alla nascita? Tyson ha stuprato una donna e più di tutto, è questo che non riesco a capire: la violenza gratuita dell’uomo che diventa combattivo per difendersi dalla violenza stessa

eurosport                michele de lucia

Tyson come Zarathustra, l’ennesima provocazione?ultima modifica: 2010-08-18T10:42:50+02:00da michelepositano
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