Anna Baldry: «Così insegno ai poliziotti afghani a rispettare le donne di Kabul

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Alla fine della lezione qualche poliziotta si avvicina e mi sorride, qualche agente si alza dal banco e dice grazie, ma mi rendo conto che ci vuole tempo perché le cose cambino». Dal 31 luglio Anna Baldry insegna ai poliziotti afghani come interrogare una donna vittima di abusi o un bambino che ha subito violenze in casa. Mostra ai suoi studenti i video in cui mogli e figlie si danno fuoco per scappare da casa: il carcere e l’ospedale sembrano le uniche vie d’uscita. Con l’aiuto di un consulente legale, Corano alla mano, spiega che sposare quattro donne non è regola prescritta dall’Islam. Cerca di districare e distinguere leggi civili e penali, Costituzione, sharia

Baldry, docente di psicologia alla seconda università di Napoli, 18 anni di esperienza di stalking e violenza contro le donne fra Ong e tribunali, ha accettato di passare tre settimane di agosto a Kabul per tenere lezioni su integrazione fra agenti maschi e femmine, abusi, violenze domestiche. È la responsabile dei primi seminari di questo tipo voluti dalla Nato Training Mission Afghanistan, struttura che si occupa di addestrare la polizia locale nella patria dei talebani che mozzano naso e orecchie a adolescenti che tentano di fuggire da padri e mariti violenti.

«Qui c’è stata una guerra e io mi rendo conto che non ha senso parlare di parità uomo-donna, bisogna combattere la poca conoscenza della legge del 2009 e del Corano, la tendenza a confinare le poliziotte in ruoli esecutivi. Vedo però che gli agenti sono ricettivi sui contenuti», racconta al telefono. Baldry coglie progressi ma constata le difficoltà dell’ambiente: «Nei questionari anonimi sull’utilità del corso, gli agenti si dicono soddisfatti ma qualcuno preferirebbe fare corsi divisi, uomini da una parte, donne dall’altra» (con buona pace della gender integration). La prof scopre cosa vuol dire tenere lezioni islamicamente corrette: una psicologa abituata ai tribunali italiani distingue automaticamente fra molestie leggere e violenza con penetrazione, se non altro perché cambia la gravità del reato e della pena. Da esperta sa che suo compito è illustrare i vari tipi di abusi su minori e come si realizzano. Non così a Kabul, il traduttore si oppone: «No, questo non glielo posso dire, urta la loro sensibilità, bisogna moderare il linguaggio a maggior ragione nel periodo di Ramadan» si sente rispondere Baldry. La versione in dari, lingua afghana più diffusa, è dunque diluita così non si offende nessuno.

Baldry deve «responsabilizzare» i poliziotti, far superare pratiche come persuadere la vittima a ritornare in famiglia e farsi giudicare da corti informali gestite da capi tribù. Insomma far capire che abusare di una donna o un bambino non è un fatto privato: e l’uniforme impone di non schierarsi per nessuna delle parti in causa. Coda di cavallo, velo blu «che a volte mi cade», Baldry è stata chiamata dal generale Carmelo Burgio, comandante Nato responsabile dell’addestramento della polizia da 10 mesi in Afghanistan. ««Avevamo bisogno di una persona che non avesse solo competenze accademiche ma anche operative, abbiamo anche ricevuto dei no. Adesso – continua il generale – si sente il bisogno di fare un salto di qualità: bisogna far cambiare mentalità ai poliziotti sia con corsi anticorruzione sia con questi a tutela di donne e bambini». I militari si sono mossi prima della diplomazia, prima cioè della conferenza internazionale di Kabul del 20 luglio che ha posto fra le priorità i diritti delle donne e dei bambini. «Questi seminari sono stati programmati otto mesi fa, il primo si è svolto ad aprile e ha riguardato un centinaio di ufficiali, stavolta altri 200. Circa trecento poliziotti, un terzo donne, che istruiranno agenti semplici».

In passato sono stati fatti altri tentativi di seminari di questo tipo senza successo: la «mentalità locale» era restia, c’è stato ostruzionismo «ancora adesso non c’è approvazione al cento per cento, alcuni sono sospettosi ma ci sono buoni risultati. La prima volta che si è parlato di corsi per tutelare delle donne – ricorda Burgio – personaggi di spicco della polizia locale avevano risposto “Non ci serve”». Adesso pare si siano «rassegnati» all’idea che la comunità internazionale tiene molto a questi temi e comunque c’è una legge da applicare. Finora i corsi sono stati tenuti a Kabul, «a Natale ci si vorrebbe spostare nei centri di addestramento del sud». Il generale è consapevole che la materia è «sensibilissima»: si toccano religione, cultura, credenze; risentimento e strumentalizzazioni sono dietro l’angolo. «Ma non si possono fare ragionamenti tipo: se il talebano non gradisce mette una bomba. Altrimenti non avrebbe senso stare qua».

sole24ore             miki de lucia

Anna Baldry: «Così insegno ai poliziotti afghani a rispettare le donne di Kabulultima modifica: 2010-08-18T10:10:16+02:00da michelepositano
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