Statuto/ Il Veneto verso la secessione. La profezia in Fratelli d’Italia

Responsabilità, autonomia federale, efficienza amministrativa sono le parole chiave della proposta di nuovo statuto del Veneto presentata da Pdl e Lega Nord, al termine dei lavori della commissione incaricata di scrivere la nuova carta statutaria del Veneto. Ma che cosa prevede? Ecco i punti principali dei 56 articoli che compongono lo Statuto: il Veneto come territorio che mette in risalto gli aspetti legati all’autonomia e alla storia identitaria, e un orientamento a favore principalmente di tutti coloro che dimostrano un particolare legame con esso; il rafforzamento in senso federale dell’autonomia del Veneto, rivendicando e attuando ulteriori competenze e risorse; il principio di responsabilità per tutelare le generazioni future, riconoscendo senza pregiudizio il loro diritto a disporre di risorse naturali ed economiche adeguate.

E ancora: un’attività amministrativa orientata al risultato, che si svolge in modo semplice, economico e privo di formalità;  il riconoscimento di particolari autonomie alla Provincia di Belluno, ai territori montani ed altre specificità, introducendo il principio di federalismo a geometria variabile per gli enti locali; la creazione del patto di stabilità regionale, con l’adattamento alla specificità del Veneto dei vincoli posti dalla legislazione statale in materia di coordinamento della finanza pubblica.

Poi, la lotta all’evasione fiscale puntando sulla collaborazione tra cittadino e istituzioni e sulla buona fede del contribuente; l’istituzione di decreti legislativi regionali; la nuova denominazione del Presidente della Regione che diventa Governatore della Regione del Veneto; la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 60 a 48 e la limitazione nella formazione di microgruppi consiliari; le funzioni dell’opposizione, di proposta, critica e controllo, con adeguati spazi nelle discussioni dei provvedimenti consiliari e la possibilità di individuare un proprio portavoce.
Infine, l’introduzione della possibilità di porre la fiducia da parte del Governatore per rendere più agevole l’azione di governo e scongiurare l’eccesso di manovre ostruzionistiche.

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Luca Zaia

Siamo ad uno spartiacque cruciale nella storia del Veneto. Con la proposta di Statuto presentata abbiamo l’occasione di dare al popolo veneto la sua Carta fondamentale, e di fare della nostra regione un avamposto di modernita’ che abbia come suo faro illuminante il federalismo e le sue radici nell’identita’ condivisa della nostra comunita’. Si tratta di un passo importante per compiere quel cambio di marcia che avvii una nuova stagione di riforme, indispensabile per l’amministrazione e per il contesto socio-economico e culturale del Veneto”. Cosi’ il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha commentato la proposta del Nuovo Statuto regionale. “Prima il Veneto: e’ evidente nel testo questo principio che ispira la nostra azione politica e che non e’ affatto sinonimo di egoismo, ma della volonta’ di riconoscere il valore della nostra identita’ e di offrire ai territori nuove opportunita’ di cambiamento. Credo si tratti di una proposta rivoluzionaria, che prende come suo punto di riferimento l’approccio federalista per garantire alla nostra regione un’autonomia reale, moderna e in armonia con il Governo nazionale. E che intende snellire l’amministrazione e il processo decisionale, per poter rispondere al meglio alle istanze della comunita’”.

 E’ POLEMICA. L’opposizione spara a zero contro la bozza-Zaia. Le parole più dure arrivano dall’Idv. Mentre da Messina il segretario dell’Italia dei Valori Salvatore Mammola, con la benedizione di Di Pietro, presenta l’ennesima denuncia a Bossi per vilipendio (il Senatùr aveva parlato in un comizio di “Stato delinquente che ha portato via le risorse al Nord”), tocca a Leoluca Orlando bollare come “razzista e secessionista” la bozza di statuto del Veneto. Critiche anche dal Pd. “La Lega si attarda su problemi inutili buoni solo a distogliere l’attenzione dalla crisi”  –  dice il veneziano Davide Zoggia, responsabile nazionale degli Enti Locali  –  Se gratti sotto il verde, ormai trovi solo la ruggine”. Per il finiano Benedetto Della Vedova è invece “irragionevole, affermare il principio secondo cui prima vengono i veneti. È una formula inconsistente“. Critica anche l’Udc: “I principi fortemente autonomisti enunciati in quella bozza  –  dice Antio De Poli  –  nel migliore dei casi rimarranno parole al vento”.

MA LA COSTITUZIONE INTRALCIA LA LEGA. Lo Statuto di ogni Regione, non solo del Veneto, va infatti approvato seguendo una procedura precisa stabilita dalla Costituzione. Il percorso è disegnato dall’art. 123 che stabilisce l’obbligo dell’approvazione, o della modifica, con legge approvata a maggioranza assoluta dei Consiglieri regionali e ”con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi”.

Sullo Statuto non può far sentire la propria voce il Commissario del Governo. Ma è lo stesso esecutivo che può attivarsi, laddove ritenesse opportuno, e promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla sua pubblicazione. Se non si muove il governo, possono muoversi i cittadini residenti nella Regione.

Avviando la macchina referendaria, operazione abbastanza semplice. Purchè ne facciano richiesta, entro tre mesi dalla pubblicazione dello Statuto, almeno un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale.

”Lo statuto sottoposto a referendum – stabilisce sempre l’art. 123 della Costituzione – non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi”. Questo è il percorso per quanto riguarda la procedura di approvazione o di modifica di uno Statuto. Ancora più esplicita è la Costituzione per quanto riguarda i contenuti e il merito di ogni Statuto regionale.

E’ l’art. 120 a fissare i paletti che delimitano i campi di intervento e l’esercizio della potestà legislativa della Regione. ”La Regione – spiega il comma 1 dell’art. 120 – non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale”.

Tradotto: riservare corsie preferenziali nei concorsi pubblici o nell’assegnazione delle case ai cittadini residenti nel Veneto, prefigura una limitazione alla libera circolazione delle persone e delle cose? Se poi il governo ritiene che una delibera regionale sia stata adottata in violazione ”di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”, allora può sostituirsi alla potestà legislativa della Regione.

In questo caso, la legge definisce le procedure per garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto ”del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.

La secessione della Padania. La profezia in Fratelli d’Italia

Viene un momento in cui una serie di forze muovono quasi contemporaneamente su un obiettivo. Vuoi per coincidenza, vuoi per intenzionalità, vuoi per un oggettivo comporsi delle cose e degli scenari, ad una certa ora il leader si scopre vulnerabile, e quando lo diventa – e tutti lo sanno – è solo questione di tempo perché qualcuno lo colpisca”. E’ uno dei passaggi centrali del capitolo quarto “La caduta” del libro Fratelli d’Italia dell’informatissimo anonimo sulla secessione della Padania. Curato da Davide Corritore e Paola Domenichini, il libro, pubblicato da Affaritaliani.it e in vendita su Bow.it, ha anticipato il boom della Lega alle ultime elezioni e i futuri scenari politici: dalla Lega che farà cadere il governo alla secessione che inizia dal Veneto con Luca Zaia, uno dei personaggi chiave del libro che come presidente porterà il Veneto all’indipendenza, e poi si estende a tutta la Padania.

ECCO L’ULTIMO DRAMMATICO CAPITOLO: THE END: UNA FAVOLA MENZOGNERA di “Fratelli d’Italia?”: “Noi italiani non siamo ‘normali’, o per meglio dire uniformabili. Ciò che voglio dire è che, perlomeno da noi, l’appartenenza, il senso identitario non sono misurabili necessariamente con parametri che si richiamano all’attaccamento alla nazione”.

“Al momento della secessione, da noi non mancava nulla, anzi forse c’era troppo, troppo di tutto: interessi da difendere, ricchezza da conservare, egoismi da coltivare, e anche appartenenze da reclamare… Per questo, come notavi all’inizio ‘tutto sembrava come prima, tutti si comportavano come se appartenessero ad un unico Paese..’.

FRATELLI D’ITALIA

Prefazione di Davide Corritore e Paola Domenichini e indice

Il capitolo 1

Il capitolo 2

Il capitolo 3

Il capitolo 4

Il capitolo 5

Il capitolo 6

Il capitolo 7

Il capitolo 8

ECCO L’ULTIMO DRAMMATICO CAPITOLO: THE END: UNA FAVOLA MENZOGNERA 

‘Fratelli d’Italia?’ sbarca a Roma, Zaia: “Il governo non cadrà e la secessione è ormai solo parte della storia della Lega

Non c’era affatto un clima da fine impero, mercoledì sera al Cenacolo di Marco Antonellis presso il ristorante Margutta, a Roma, dove il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, ha presentato “Fratelli d’Italia

ECCO L’ULTIMO DRAMMATICO CAPITOLO: THE END: UNA FAVOLA MENZOGNERA di “Fratelli d’Italia?”, il libro dell’informatissimo anonimo sulla secessione della Padania che sta facendo tremare il Palazzo, e non solo: “Noi italiani non siamo ‘normali’, o per meglio dire uniformabili. Ciò che voglio dire è che, perlomeno da noi, l’appartenenza, il senso identitario non sono misurabili necessariamente con parametri che si richiamano all’attaccamento alla nazione”.

“Al momento della secessione, da noi non mancava nulla, anzi forse c’era troppo, troppo di tutto: interessi da difendere, ricchezza da conservare, egoismi da coltivare, e anche appartenenze da reclamare… Per questo, come notavi all’inizio ‘tutto sembrava come prima, tutti si comportavano come se appartenessero ad un unico Paese..’.

‘FRATELLI D’ITALIA?’ SBARCA A ROMA Di Francesco Cocco. Non c’era affatto un clima da fine impero, mercoledì sera al Cenacolo di Marco Antonellis presso il ristorante Margutta, a Roma, dove il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, ha presentato “Fratelli d’Italia”: ovvero, la fiction-profezia politica pubblicata a puntate dal quotidiano online. Nel raffinato locale dell’omonima celebre via, tra una platea di politici di alto rango, giornalisti, intellettuali, regnava un’atmosfera elegante, animata e divertita; e questo nonostante il testo, offerto ai lettori di Affaritaliani.it e pubblicato in volume, disegni uno scenario da incubo: con un’Italia frantumata e in preda alla guerra civile, dopo la secessione del Veneto e delle altre regioni del Nord.

Ad aumentare il fascino della narrazione, è senz’altro il fatto che il libro sia anonimo e che sull’identità dell’informatissimo autore si sia scatenata una marea di ipotesi. Un vero e proprio giallo, che sta mettendo a soqquadro il mondo politico italiano ed è approdato su media ragguardevoli come il Corriere della Sera, L’Espresso, il sito internet di Repubblica. Un mistero che il direttore Angelo Maria Perrino non ha voluto svelare; ripercorrendo, puttosto, l’avvincente trama. E soffermandosi in particolare su quel governo istituzionale – susseguente alla caduta dell’esecutivo Berlusconi – che nel romanzo viene immaginato come il brodo di coltura della secessione incipiente: un governo di saggi che dovrebbe salvare il Paese e che invece, riprendendo l’efficace espressione di Angelo Maria Perrino, “creerà solo pasticci”.

Fra i protagonisti della bella serata, il ministro leghista dell’Agricoltura, Luca Zaia. Oltre a essere uno dei personaggi chiave del libro (come presidente che porterà il Veneto all’indipendenza), è fra le personalità maggiormente accreditate quale autore dell’inquietante apologo. Ipotesi che il ministro ha smentito simpaticamente. Zaia (che era accompagnato da un nutrito gruppo di parlamentari leghisti) ha poi escluso che il governo di Silvio Berlusconi possa cadere. “Mi dispiace – ha sussurrato con un sorriso sornione – per i tanti che lo sperano”. Non solo. Ha anche affermato che non ci sarà mai alcuna secessione. “La secessione – ha spiegato – fa ormai parte della storia della Lega”. Possibilità ben più concrete sono quelle che lo vedono prossimo candidato del Pdl alla presidenza della sua regione (si verificherebbe, in caso di elezione, una delle circostanze del racconto). Ebbene, Zaia ci ha scherzato su: “Vorrà dire che, quando durante la campagna elettorale mi chiederanno l’ultimo libro che ho letto, potrò rispondere: Fratelli d’Italia”.

Una serata, come dicevamo, onorata da una platea politica bipartisan: dal vicepresidente del consiglio comunale di Milano, Davide Corritore (che ha anche firmato la prefazione del libro insieme a Paola Domenichini, analista di comunicazione politica e anche lei presente a Roma), al presidente del Comitato Nazionale per il Microcredito ed ex ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini (Pdl) con la moglie; da Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, al parlamentare del Pd, Emanuele Fiano, membro del Copasir. Quest’ultimo ha voluto mettere un po’ di pepe nella discussione. “Nel libro non si parla molto di Gianfranco Fini, e invece proprio lui…”, ha ammiccato, sottintendendo che il presidente della Camera possa diventare l’uomo del destino (almeno, del destino immaginato da “Fratelli d’Italia”). Una piccola provocazione, la sua, salutata dai politici di governo con cordiali risate. E, forse, con qualche segreto scongiuro.

Tra gli altri ospiti anche Pierluigi Mantini, ex Democratico ora dell’Udc di Casini, la giovane deputata del Pd, Alessai Mosca, milanese, con il padre, i senatori della Lega Massimo Garavaglia e Stefano Filippi, l’assessore alla sanità della regione Veneto della Lega Nord, Sandro Sandri.

affaritaliani.it

Statuto/ Il Veneto verso la secessione. La profezia in Fratelli d’Italiaultima modifica: 2010-08-13T12:47:22+02:00da michelepositano
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