La difesa di papà Tulliani -Mio figlio non è un viveur

tulli_b1.jpg

Studiava dai preti, non ha preso in giro Gianfranco. La casa? Presto parlerà

«Pronto?». La prima volta risponde lei, Francesca Frau, la mamma di Elisabetta e Giancarlo Tulliani. La signora, 63 anni, nata a Bonorva, provincia di Sassari (dal latino bonus orbis = buona terra), ha riflessi prontissimi, le serve giusto un nanosecondo per intuire l’ostacolo e schivarlo: «No, guardi, ha sbagliato numero…». Più lesta quasi della gatta Piumina, la gatta della contessa Anna Maria Colleoni, che lasciò ad An la casa di Montecarlo in eredità. «No, guardi, ha sbagliato numero…». Una sfinge.

Del resto altrimenti non si spiegherebbe l’incredibile scalata della signora Frau, da semplice casalinga del Logudoro a imprenditrice rampante nel ramo tv. Ma il numero di cellulare è giustissimo e infatti più tardi risponde lui, Sergio Tulliani, 67 anni, funzionario dell’Enel in pensione, il papà di Elisabetta e Giancarlo. Fino a oggi aveva fatto perdere le sue tracce, inutile cercarlo a Roma, Ansedonia, perfino Sabaudia, nella casa di via del Caterattino, comprata con tanti sacrifici insieme a sua moglie nel 1992. I condomini della casa di via dei Quattro Venti, a Monteverde, dove abitava la famiglia Tulliani prima di trasferirsi oggi a Valcannuta, lo raccontano come «un uomo preciso, pignolo, responsabile». E infatti lui al telefono non mente. Sergio Tulliani risponde con gentilezza: «Guardi, lei può capire il momento — sospira —. Ma insomma mio figlio Giancarlo non è come l’avete descritto voi. Cioè un viveur! Piuttosto, lui è buono, semplice, onesto…». E già, ma scusi Tulliani: la casa a Montecarlo, la Ferrari F458 da 197 mila euro, la polo Ralph Lauren e i jeans di Dolce & Gabbana, la fidanzata con ai piedi le zeppe di Prada. Suo figlio, adesso, è sulle copertine di tutti i giornali. Ma il padre, fermo, eccepisce: «Giancarlo ha studiato dai preti, viene dall’Azione Cattolica, sono tutte fregnacce quelle che avete scritto…».

Ecco, «fregnacce». Il signor Sergio è romano verace, suo papà Giacomo faceva il camionista e viveva a Lungotevere Tor di Nona, in pieno centro storico, era il primo di undici fratelli, attaccatissimo ai genitori Leonina e Pasquale, i nonni di Sergio. E «fregnacce» in dialetto romanesco vuol dire più o meno: balle, fesserie, esagerazioni, cose non vere. «Appunto — continua il papà di Giancarlo —. Io sono sicuro che mio figlio non ha neanche lontanamente mai pensato di voler prendere in giro il presidente della Camera. Questo sento proprio di poterlo dire. E vedrete che presto tutto si chiarirà». Sicuramente ha la voce di un padre che sta soffrendo. Il signor Tulliani, piccoletto, magro, calvo, sin dai tempi dell’Enel fece di tutto per far crescere bene i propri figli. Elisabetta anche lei studiò «dai preti», al Nazareno, a scuola dai Padri Scolopi, ambiente raffinato, esclusivo, liceo-museo del centro di Roma, tra una Pietà del Giambellino e un Amorino di Baciccia. Intanto, però, Gianfranco Fini in questi giorni viene descritto come «furibondo» e avrebbe anche avuto una brutta discussione proprio con Elisabetta. Vero, signor Tulliani? «No, guardi, questi però sono fatti privati e adesso la devo lasciare perché sono arrivate delle persone…». In effetti, si sentono voci in sottofondo, bambini. È l’ora di pranzo. Sergio Tulliani saluta e spegne il telefonino.

Fabrizio Caccia              miki de lucia

La difesa di papà Tulliani -Mio figlio non è un viveurultima modifica: 2010-08-13T12:32:24+02:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento