Inutile illudersi e illudere. Vi spiego perché la riforma elettorale del «porcellum» non si farà

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Si parla di nuovo di riforma elettorale, di modificare la cosiddetta legge “porcellum” di Roberto Calderoli. Il tema viene collegato all’eventuale formazione di un governo tecnico che dovrebbe nascere in caso di crisi. Mettiamo pure da parte la questione della legittimità politica – non giuridica – di un esecutivo che escluda Pdl e Lega e fissiamo l’attenzione sui contenuti di un’eventuale riforma che il governo tecnico dovrebbe elaborare e il parlamento approvare prima del ritorno alle urne

Quale legge elettorale? Il primo a non essere in grado di rispondere a questa domanda è proprio il Pd, cioè il partito che più di ogni altro sta sollevando la questione. Da una parte ci sono i fautori del ritorno al proporzionale nella forma di una qualche versione del sistema tedesco. Il capofila di questa corrente è D’Alema. Dall’altra ci sono i sostenitori del maggioritario con collegi uninominali e magari doppio turno. Il capofila è Veltroni.
In mezzo c’è Bersani che difende il bipolarismo e il diritto degli elettori a scegliere i candidati ma sulla formula elettorale tace. Non basta dire che i collegi uninominali sono una buona cosa perché questi ci sono sia in Germania che in Gran Bretagna e Francia ma sono molto diversi nei loro effetti. In Germania non servono a bipolarizzare la competizione, negli altri due paesi sì.

In generale tra le opposizioni esiste un largo schieramento a favore di un ritorno al proporzionale. D’Alema, Rutelli, Casini, Lombardo sono tutti favorevoli a questa soluzione. Di Fini non si sa. Una volta era un convinto sostenitore del maggioritario ma erano altri tempi. Tra i vari tipi di proporzionale il modello tedesco è quello preferito. Il motivo è semplice. Si tratta di un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 5%, ma visto che ci sono anche i collegi uninominali si presta bene a far passare l’idea che ci sia una componente maggioritaria capace di mantenere in piedi il bipolarismo. È un’idea sbagliata perché i collegi uninominali tedeschi sono ben diversi da quelli inglesi e francesi. Semplicemente non sono veri collegi maggioritari. E proprio per questo motivo il sistema tedesco lascia liberi i partiti di decidere dopo il voto con chi allearsi e non li obbliga a farlo prima, come avviene con il sistema di voto vigente oggi in Italia e come avveniva con la legge Mattarella.
Questa è la differenza cruciale ed è esattamente la ragione della popolarità di questo modello nelle fila della opposizione. Se le alleanze non si fanno prima del voto in maniera vincolante salta il bipolarismo e si arriva alla scomposizione degli attuali schieramenti politici. In questo modo si rimescolano le carte e Berlusconi perde il vantaggio competitivo di cui gode ora.
Questa è la convinzione dei proporzionalisti. In mancanza di coesione si attribuisce al sistema elettorale la responsabilità del successo di Berlusconi, mentre la vera ragione sta nell’incapacità delle opposizioni di superare le loro divisioni e costruire un’alternativa di governo capace di raccogliere più voti di quella offerta da Pdl e Lega Nord. Quindi l’eventuale governo tecnico – che se si facesse si reggerebbe su una maggioranza risicata – dovrebbe fare una legge elettorale proporzionale contro la volontà dei due maggiori partiti della destra e una buona fetta del Pd.

Quanto ad altri sistemi elettorali, la loro approvazione in questo momento è altrettanto irrealistica. Qualcuno parla di un ritorno alla “legge Mattarella” o comunque di sistemi con collegi uninominali maggioritari. Ma anche questa ipotesi non sta in piedi. D’Alema, Casini, Rutelli, Lombardo non vogliono un sistema maggioritario. A Berlusconi oggi potrebbe anche andare bene. Ma come si fa ad immaginare che Pd, Idv, Udv, Mpa, Api e magari Fini e la Sel di Vendola possano trovare un accordo per spartirsi i collegi per quote come avveniva con la vecchia legge Mattarella? Non esiste. E senza un accordo del genere, Pdl e Lega sarebbero fortemente avvantaggiati da un sistema con collegi uninominali.

Resta un’altra opzione per la riforma elettorale. Si tratta di correggere l’attuale sistema reintroducendo le preferenze e modificando il meccanismo di assegnazione dei premi al Senato per dare agli elettori la possibilità di eleggere chi vogliono e per evitare o almeno limitare il rischio di maggioranze diverse tra le due Camere.

Su questi cambiamenti forse Berlusconi potrebbe essere d’accordo. Certo gli dispiacerebbe privarsi della possibilità di scegliersi i candidati per trasferirla agli elettori, ma se in cambio ottenesse l’eliminazione del rischio di non vincere al Senato lo scambio tutto sommato gli converrebbe. E l’opposizione? Ci starebbe a privarsi dell’unica carta che oggi ha in mano per impedire la vittoria di Berlusconi?

In conclusione, la riforma elettorale non si farà oggi. Inutile illudersi e illudere. Domani, se le urne produrranno un parlamento diviso, lo scenario cambierà radicalmente e potrà succedere di tutto. Anche un governo tecnico

sole24ore

                               miki de lucia

Inutile illudersi e illudere. Vi spiego perché la riforma elettorale del «porcellum» non si faràultima modifica: 2010-08-13T08:58:44+02:00da michelepositano
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