Obama crolla al minimo storico. E il Tea party esulta

Obama Tea Party

Tempi duri per il presidente Obama. La marea nera è stata bloccata ma per il presidente americano è ancora un agosto nero. A 18 mesi dall’ insediamento alla Casa Bianca la sua popolarità ha raggiunto il minimo storico: -22%. L’indice, fornito dall’istituto Rasmussen, è ottenuto calcolando la differenza tra quanti approvano totalmente l’operato del presidente (solo il 24%) e coloro che (il 46%) ne sono profondamente insoddisfatti.

Ma una boccata d’ossigeno per il presidente arriva dalle primarie che si sono tenute in quattro stati chiave in vista delle elezioni di metà mandato e governatoriali del 2 novembre. Non solo per i risultati in casa democratica, dove hanno vinto i candidati moderati più vicini al presidente e sono stati respinti quelli più radicali (come il miliardario Ned Lamont che nel 2004 provò a fermare il senatore democratico Joe Lieberman). Ma anche per ciò che è successo tra i repubblicani, dove il movimento dei tea party, cioè l’ala estremista del mondo conservatore, ha sbaragliato i candidati dell’establishment di Washington nominando una serie di candidati poco strutturati, di scarsa esperienza e capaci di gaffe fantasmagoriche.

Obama Tea Party
In rete ironizzano sul Tea Party

LE GAFFE AIUTANO OBAMA. Il vincitore in Colorado, Ken Buck, ha detto che il successo contro la candidata avversaria gli spettava perché lui non porta “i tacchi alti”. Il prescelto per le elezioni a governatore del Colorado, Dan Maes, sostiene che il programma di bike-sharing (biciclette pubbliche) di Denver “minaccia le nostre libertà personali”. Il candidato in Minnesota, Tom Emmer, ha proposto di diminuire il minimo sindacale dei camerieri tenendo conto che poi recuperano con le mance. Obama ha investito tempo, uomini e denaro per far vincere il senatore Michael Bennet, in Colorado. Il suo sfidante era sostenuto da Bill Clinton. Se l’uomo caro alla Casa Bianca avesse perso sarebbe stato un danno di immagine devastante per l’autorevolezza di Obama.

COLORADO. Alle primarie democratiche per il Senato ha vinto l’incumbent Michael Bennett, candidato appoggiato in modo convinto dalla Casa Bianca. Lo sconfitto, Andrew Romanoff, aveva accusato il Team Obama di avergli offerto posti nell’Amministrazione per ritirare la sua sfida a Bennett. Uno scontro che ha portato ad una primaria al calor bianco, con Bill Clinton sceso in campo contro il candidato del presidente. Il successo di Bennett, più ampio del previsto, regala ad Obama un sospiro di sollievo, dopo alcune sconfitte subite negli ultimi mesi. Un successo reso ancora più importante dalla natura dello Stato. Il Colorado è stato uno dei simboli della trionfale campagna del 2008, ma dopo salvataggi e stimoli pubblici l’anima libertaria del West ha trascinato verso il basso l’apprezzamento di Obama.

REPUBBLICANI IN DIFFICOLTA’. Qualche grattacapo anche per il partito repubblicano. I candidati che correranno per il seggio senatoriale in Connecticut e Colorado sono abbastanza deboli, e la deriva movimentista dell’elettorato conservatore sembra mettere a rischio vittorie previste come già successo per Nevada e Kentucky. Il vento spira ancora nelle vele del Gop, ma la gara a destra dei candidati repubblicani potrebbe far fuggire molti indecisi. Un inesperato aiuto per non pochi Democratici, che al momento pagano la responsabilità di guidare gli Usa in un momento di grande difficoltà economica.

EXPLOIT DEL TEA PARTY. Il Tea Party guadagna posizioni in vista delle elezioni di medio termine, che si terranno a novembre negli Stati Uniti. Nelle primarie repubblicane in Colorado ha avuto la meglio sul candidato sponsorizzato dal vertice del partito. Ken Buck, che aveva volutamente dato di se’ l’immagine di un perdente e non si era risaprmiato in gaffes ni confronti del rivale, ha battuto con il 51% dei voti Jane Norton. Buck ha vinto per pochi voti, e della battaglia alle primarie rimarrà celebre il video con il suo motto : “Votatemi perché non porto i tacchi alti”. Immagini che saranno trasmesse senza sosta negli spot democratici da qui a novembre 

Affrontera’ a novembre il senatore democratico Sean Bennet, il vincente scelto da Barack Obama in una rinnovata sfida con il candidato dei Clinton, Andrew Romanoff. Bennet ha guadagnato il 54% dei voti, Romanoff il 46%. 

In vista delle elezioni del Midterm i sondaggi danno i repubblicani sulla via per riconquistare la maggioranza della Camera. Più difficile un ribaltone al Senato, dove i repubblicani dovrebbero guadagnare 10 seggi sui 34 in palio. L’ala libertaria del mondo conservatore ha preso fiducia e ha trasmesso agli elettori repubblicani l’idea che il radicalismo paga, al contrario dell’inciucismo dei politici di professione. I giornali hanno dato legittimità a questa analisi, prevedendo che il 2010 sarà l’anno del sentimento anti establishment, anti Washington, anti governo. Per ora è così solo nel partito repubblicano. Buone notizie per Obama.


affaritaliani.it

Obama crolla al minimo storico. E il Tea party esultaultima modifica: 2010-08-12T12:36:19+02:00da michelepositano
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