Portafoglio/ Fare affari col solleone: l’estate fa decollare i conti di alberghi e tour operator

donna spiaggia

 

Che cosa pensano gli analisti finanziari quando, come il sottoscritto, sono in vacanza al mare (in questo caso quello, splendido, della costa ionica della Calabria)? A parte rilassarsi e divertirsi, ogni tanto il pensiero divaga e cade su costi e ricavi delle attività turistiche, uno dei business più importanti di queste zone ma anche a livello mondiale. Un business che in borsa ha avuto rendimenti altalenanti, dipendendo da una serie di variabili esogene ed endogene non sempre facilmente gestibili, dagli attentati terroristici ai disastri naturali, dall’andamento dell’economia alla concorrenza tra località e operatori.

Basti vedere il grafico di un titolo come I Grandi Viaggi, che dai 3 euro del maggio 2007 ha toccato un minimo attorno a 0,62 euro per azione nel dicembre del 2008, per poi recuperare in parte sino agli attuali 0,85-0,86 euro a titolo. Ad altri operatori italiani, come Cit Viaggi, società turistica inizialmente controllata dalle Ferrovie dello Stato ceduta nel 1998 all’imprenditore varesino Gianvittorio Gandolfi ma poi finita in crisi nel 2004.  Sbarcata in borsa (mercato Ristretto, poi Expandi) nel 2002, Cit venne revocata nel marzo del 2007 a seguito della dichiarazione di stato di insolvenza (una sorte di poco diversa ha subito I Viaggi del Ventaglio, sospesa a tempo indeterminata dal settembre del 2009).

Dopo una travagliata amministrazione straordinaria,il gruppo Cit è stato rilevato nel 2007 dal gruppo Soglia ed è tornato pienamente in attività dall’anno seguente. Rispetto a I GrandiViaggi i villaggi di Cit sono spesso di una categoria (e quindi di una fascia di prezzo) inferiore, pur essendo di buona qualità: per fare un esempio mentre a Capo Rizzuto, presso il club Le Castelle (un cinque stelle), le quotazioni in questi primi giorni d’agosto partono da almeno 1.300 euro a settimana per ospite adulto, a pochi chilometri di distanza, a Cuprani Marina, il residence-hotel Riviera del Sole (tre stelle) si possono ancora trovare combinazioni da 1.000-1.300 euro a coppia a settimana.

Ma quali sono i “segreti” per riuscire a guadagnare gestendo un villaggio turistico? A Riviera del Sole vi sono non meno di una quarantina di addetti impegnati a tempo pieno, dall’animazione (una quindicina di persone), alla sala ristorante, dall’accoglienza alla security sino ai bagnini. A questi occorre poi sommare il personale delle imprese di pulizia e di giardinaggio. Le camere a disposizione, affittate con varie formule dal residence alla pensione completa, sono circa180-200. Facendo calcoli molto approssimativi, il personale non può costare meno di 50-60 mila euro al mese, le tasse probabilmente altrettanto e le quote ammortamento/mutui o concessioni (a seconda che siate il proprietario degli immobili o solo il gestore dell’attività) all’incirca altrettanto.

Se nell’arco del mese fosse possibile tenere tutte le camere occupate per l’intero mese si potrebbero incassare dai 600 agli 800 mila euro nell’arco del mese (prezzi d’agosto, negli altri mesi probabilmente gli incassi calano ma così pure il numero del personale presente e quindi i costi relativi). Quindi dopo una settimana di attività si riuscirebbero a coprire le principali voci di costo variabile ed entro la seconda anche il fisco (e gli ammortamenti, dunque la copertura dei costi fissi) sarebbero stati soddisfatti. Resterebbero due settimane su quattro di puro guadagno. La realtà tuttavia non è mai così rosea e nell’estate 2010 siamo ben lontani dal tutto esaurito (per lo meno per tutto il mese di agosto) e quindi è possibile stimare un tasso d’occupazione tra il 40% e il 60%. Il margine di redditività di una struttura come Riviera del Sole oscillerà quindi attorno al 20%-30% e tenendo conto che in altri mesi il tasso d’occupazione delle camere è verosimilmente più basso (mentre i costi fissi non calano, a differenza dei costi variabili), è probabile che su base annua non si vada oltre il 15%-20% di Margine operativo lordo.

Nel complesso una attività interessante, ma molto dipendente dall’abilità del management delle singole strutture nel ridurre al minimo i costi variabili, nel contenere per quanto possibile quelli fissi (almeno in fasi economiche non particolarmente vivaci, che inducono ad una riduzione anche delle spese destinate alla vacanze) e soprattutto nella gestione dei rapporti con le banche. Ruotando infatti intorno a complessi immobiliari più o meno grandi, chi come Igv o Cit gestisce decine di strutture turistiche quasi mai acquista direttamente la struttura con mezzi propri e ricorre invece all’indebitamento bancario. Col che si sottopone ad un ulteriore rischio, quello che l’andamento dei tassi e dell’economia in generale lo portino a lavorare non per il proprio profitto ma per ripagare il debito contratto col proprio banchiere. Fare affari sotto l’ombrellone, insomma, è possibile e in qualche caso anche molto vantaggioso, a patto, come in qualsiasi altra  attività umana, di saperlo fare. Un particolare da non sottovalutare nel momento in cui foste tentati anche solo di investire in borsa puntando sui titoli di qualche famoso tour operator italiano o mondiale. Buone vacanze!

Luca Spoldi

 

 

Portafoglio/ Fare affari col solleone: l’estate fa decollare i conti di alberghi e tour operatorultima modifica: 2010-08-07T07:23:47+02:00da michelepositano
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