D’Alema: Fini compagno, una caricatura. E cambiare il segretario del Pd

D’Alema: Fini compagno, una caricatura. E cambiare il segretario del Pd

Dopo Fini un viaggio lungo 20 anni nelle dichiarazioni di Massimo D’Alema. Si tratta di un articolo patafisico. Di un esercizio di stile alla Queneau, che mette insieme come in un collage dichiarazioni autentiche dell’esponente del Pd.

Sono disposto a governare l’Italia con chi ha fatto certe cose fino ad oggi, se è disposto a non farle più per cambiare questo paese. Perché per fare i grandi cambiamenti di regime ci vogliono le grandi amnistie.

Evidentemente, non conta più ciò che si dice, l’informazione si fa sulla base di schemi precostituiti ai quali vengono piegate, distorcendole, le cose che vengono dette. Tutto ciò mi conferma nel giudizio che questo modo di fare informazione rappresenta un residuo sgradevole della vecchia politica. Sono venuto in barca da Reggio Calabria, vengo qui poco prima dell’appuntamento privato con Buttiglione e chi ci trovo? I giornalisti. Se fosse per me, inserirei nel codice penale un articolo per mandar via dalle p… i giornalisti.


Pruriti al centro (Foto Chi)

Siamo pronti a farci carico dell’esigenza di fare un governo e di concorrervi con tutte le forze democratiche per fare le riforme necessarie prima di andare alla elezioni. Resto convinto che si debba dare vita ad un governo di tregua, che consenta di svelenire la vita politica. E guarderò Fini, aspetterò anche lui per sapere quale Fini quel giorno sarà in aula: quello che voleva votare a giugno e poi al massimo in autunno altrimenti era la dittatura, oppure quello doroteo che da qualche ora dice ‘dipende’? Fuori della tana li aspetto quel giorno.

Io ho fatto parte del movimento del ’68, ho tirato bombe molotov a Pisa, quando ero studente alla Normale. Veltroni invece ha fatto la carriera del funzionario. Siamo ragionevoli. Abbiamo l’equilibrio e la moderazione che consentono di rappresentare tutti gli italiani, compresi quelli che non ci votano.

Io sono garantista, chiedo scusa. E non perché mi voglio mettere d’accordo con Berlusconi. Lo sono da antica e insospettabile data. Ricordatevi che con le mie cene a Gallipoli ho garantito una certa evoluzione politica in questo Paese. Giudicherà la storia.

Il Polo appare molto più unito, spesso la confusione è colpa nostra. Ho detto ciò che penso; con qualche asprezza, probabilmente non necessaria, ma per costruire non per distruggere. Ditelo ai giornalisti che il sottoscritto non è un freddo burocrate, ma uno che sa anche combattere con passione, altrimenti non ce l’avremmo fatta. Non mi riferisco solo a quello che a sta a cuore a Berlusconi, sul quale forse si poteva fare un provvedimento ad hoc, facendo meno danno. La sinistra non può prendersi la colpa della legge sul conflitto d’interessi che ha fatto Berlusconi. Il confronto sulle riforme deve cominciare con una legge che investa la libertà dell’informazione che costituisce uno dei principi base di una democrazia moderna. Le ragioni di una svolta sono sotto gli occhi di tutti la tendenza è chiara ed è di caduta di consenso e credibilità dell’attuale governo. Una caduta alla quale Berlusconi reagisce con un crescendo di aggressività che rivolge soprattutto ai suoi vicini e sodali. In questo momento Berlusconi è un po’ come un Re Mida alla rovescia: tutto quello che tocca lui perde di credibilità agli occhi di milioni di italiani.

Ci occupiamo dei problemi dei cittadini, del futuro dell’ Italia, dei giovani e del potere di acquisto delle famiglie. Mi sarei aspettato che, visto che in Europa a fare le liberalizzazioni sono le destre, questo governo facesse di più in questo senso. La flessibilità può risultare utile ma deve pur sempre interessare una stagione della vita e non essere utilizzata come pretesto per affermare forme di precariato a vita.

Da ragazzino sognavo di fare due cose: il segretario di partito e il ministro degli Esteri, per questo ora mi sento una persona privilegiata. Il governo Prodi ha portato avanti con successo la sfida del risanamento finanziario ed è ora in grado di affrontare la sfida della ricerca e dell’innovazione.

La vicenda di Berlusconi, che da noi viene occultata si presenta sulla scena internazionale come un fattore, una metafora della decadenza del nostro paese. La lettura della stampa libera, come quella che si produce al di fuori dei confini del nostro paese, in me ha prodotto questa sensazione: all’inizio mi dava soddisfazione, oramai sento un sentimento di umiliazione.

Gianfranco Fini rappresenta la destra politica e l’idea che sia diventato un ‘compagno’ è solo
una caricatura
. A differenza del berlusconismo, abbiamo un punto di contatto con la sua linea politica che è rappresentata dal senso dello Stato e dall’impegno per il bene della collettività. Non voglio lo scontro con Franceschini. Ma è curioso che il segretario del mio partito, per andare sui giornali, debba attaccare me. Forse è una delle ragioni per cui bisogna cambiare il segretario. Io sono contrario alle polemiche: in realtà bisognerebbe discutere con maggior distacco di Craxi, che è stato una figura importante della politica italiana.

Una delle grandi fortune di Berlusconi è che la gente dimentica quello che dice. Ad esempio, l’operaio leghista guarda la sinistra come la forza che non è stata capace di mantenere la sua promessa storica. La politica italiana non va guardata con il metro delle dichiarazioni quotidiane. All’inizio del 2001 Bossi chiamò Berlusconi ‘mafioso’, Berlusconi lo denunciò e dopo qualche settimane fecero un accordo per governare il Paese che ancora dura. Sarei cauto.

Lo so che la Cina fa paura, ma l’Unione europea non deve avere nessuna paura della Cina. In Cina ho visto tanti negozi di Armani e le Ferrari quello è il secondo mercato del lusso al mondo, e il lusso
è ancora in gran parte italiano. Una sinistra priva di soggetti collettivi, priva di un fondamento nella società che vivrà nell’attesa che arrivi un Obama bianco, una personalità in grado di emozionare il Paese, in grado di soppiantare il populismo berlusconiano con un populismo buono. La Lega è un gigantesco bluff. Ha costruito le sue fortune su Roma ladrona e da otto anni Roma ladrona sono loro. Mi fa piacere se Vendola viene considerato giovane, mi sento ringiovanire anch’io. Lo conosco da 35 anni, da quando era nella Fgci, di cui ero segretario.

[Dichiarazioni di Massimo D’Alema, riportate da: La Repubblica, 18 settembre 1991; Corriere della Sera 22 ottobre 1992; Corriere della Sera, 8 agosto 1994; Adnkronos, 14 dicembre 1994; La Repubblica, 19 maggio 1995; L’Unione Sarda, 24 luglio 1995; Corriere della Sera, 20 dicembre 1996; Corriere della Sera, 22 giugno 1997; Corriere della Sera, 26 settembre 1998; Corriere della Sera, 22 settembre 1999; La Repubblica, 24 Novembre 2000; Ansa, 14 maggio 2001; Ansa, 20 ottobre 2001; La Repubblica, 1 marzo 2002; Rai News 24, 19 settembre 2003; Ansa, 1 giugno 2004; Ansa, 21 Gennaio 2006; Ansa, 1 febbraio 2006; Ansa, 2 marzo 2006; Agi, 1 aprile 2006; Sky Tg 24, riportata da Ansa, 10 luglio 2006; Ansa, 8 gennaio 2008; Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2009; Ansa, 11 settembre 2009; Adnkronos, 12 ottobre 2009; Ansa, 13 gennaio 2010; Ansa, 27 maggio 2010; Ansa, 6 giugno 2010; Adnkronos, 8 giugno 2010; Adnkronos, 25 giugno 2010; Ansa, 8 luglio 2010; Ansa, 15 luglio 2010; L’Unità, 29 luglio 2010]

Bloghigno di Francesco Signor

D’Alema: Fini compagno, una caricatura. E cambiare il segretario del Pdultima modifica: 2010-08-07T07:26:00+02:00da michelepositano
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