P3, Verdini interrogato nega tuttoDimissioni? Da Fini richiesta impropria

20100727_verdini_2.jpg

Cittadini sbatacchiati, meno male che c’è Berlusconi»
Riesame: P3 società in grado di interferire sulle istituzioni

ROMA (27 luglio) – E’ finito ieri intorno alla mezzanotte, dopo nove ore, l’interrogatorio di Denis Verdini, il coordinatore del Pdl indagato assieme a Marcello dell’Utri, Flavio Carboni e Massimo Lombardi per violazione della legge sulla costituzione di società segrete nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Verdini è indagato anche nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per l’eolico. L’interrogatorio da parte del procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, era iniziato alle 15.

Verdini nega partecipazione a società segreta.
«Non si è parlato dell’associazione segreta perché neghiamo in radice qualsiasi partecipazione a società segreta o pubblica. La posizione di Verdini è assolutamente chiara» ha detto l’avvocato Franco Coppi, uno dei difensori del coordinatore del Pdl, al termine dell’interrogatorio. «C’erano diversi argomenti da affrontare – ha aggiunto i penalista – e Verdini è stato minuziosissimo nelle risposte a tutti gli argomenti che costituiscono oggetto di accusa». Parlando poi della lunghezza dell’atto istruttorio, Coppi ha spiegato che la verbalizzazione non è avvenuta tramite registrazione, ma «è stata vecchio stile». Coppi ha aggiunto che Verdini non ha esercitato «nessuna pressione per la nomina di Ignazio Farris all’Arpas della Regione Sardegna» e, rispondendo a domande sulla movimentazione di denaro attribuita a Verdini ha aggiunto che «non ci sono stati grandi movimenti se non un’operazione del 2004 che abbiamo spiegato». Circa i rapporti con Flavio Carboni, Copi ha sottolineato che il suo assistito ha fornito elementi «che possono essere riscontrati con documentazione bancaria e testimonianze». In merito agli incontri nella casa di Verdini a palazzo Pecci Blunt, il legale ha affermato che questi sono stati «almeno 500, ma quelli oggetto di indagine possono essere al massimo uno, due, tre».

Verdini: impropria la richiesta di dimettermi da parte di Fini. «Bisogna vedere le motivazioni della richiesta di Fini. E’ una richiesta largamente impropria e penso di non avere nessun motivo per dimettermi – ha detto Verdini al termine dell’interrogatorio – Fini conosce il procedimento giudiziario? Al momento io sono solo indagato, ci sono tre gradi di giudizio, bisogna ascoltare anche la difesa. Ciò vale per Fini e per quelli come lui».

«Cittadini sbatacchiati, meno male che c’è Berlusconi». «Voi giornalisti violate le regole del segreto istruttorio, e fate bene, ma i cittadini vengono sbatacchiati. Poveracci, meno male che c’è Berlusconi» ha detto Verdini commentando la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Firenze nell’inchiesta sui rapporti economico finanziari tra il Credito cooperativo fiorentino (Ccf), la banca di cui non è più presidente da venerdì scorso, e la Baldassini Tognozzi Pontello (Btp) dell’amico Riccardo Fusi, dimessosi mesi fa dalla presidenza del suo gruppo. Il coordinatore del Pdl ha puntato il dito contro i giornalisti anche a proposito delle sue dimissioni dal Credito cooperativo fiorentino: «E’ grazie a voi che avete esercitato una pressione mediatica senza eguali che io e gli altri esponenti del cda ci siamo tolti un problema, perchè sono state riportate inesattezze e conclusioni tratte in fretta. E’È un imbroglio per chi legge, ma non che voi siate imbroglioni». Definendosi tranquillo e soddisfatto per l’esito dell’interrogatorio, Verdini ha aggiunto che ora si dedicherà solo alla politica: «Ai magistrati ho dato risposte e in politica dò risposte. Bisogna essere coerenti con se stessi e con ciò che abbiamo intorno».

Riesame: P3 società in grado di interferire sulle istituzioni. La società segreta riconducibile a Flavio Carboni «era ed è un’organizzazione in grado di interferire sulle scelte delle istituzioni»: è una delle motivazioni che hanno indotto il Tribunale del Riesame di Roma, presieduto da Guglielmo Muntoni, a mantenere la custodia in carcere di Flavio Carboni e del giudice tributario Pasquale Lombardi, due dei principali indagati nell’inchiesta sulla P3. Nel provvedimento di 65 pagine è detto che «si devono confermare le esigenze cautelari in quanto appare necessario impedire la prosecuzione dell’attività delittuosa della “societas sceleris” e ciò, per il collegio competente sulla legittimità delle misure restrittive «per garantire l’affidabilità di istituzioni pubbliche tra cui gli uffici giudiziari». Per il Tribunale del Riesame, quindi, il rigetto delle richieste di scarcerazione appare necessario «per evitare i pericolo di reiterazione dei reati». Nel provvedimento vengono ripercorse tutte le tappe della vicenda tra cui le riunioni in casa Verdini, le pressioni sul Csm, il caso della esclusione della lista del governatore della Lombardia Formigoni, l’avvicinamento dei giudici della Consulta per il Lodo Alfano e il caso del falso dossier per screditare il governatore della Campania Stefano Caldoro.

ilmattino

P3, Verdini interrogato nega tuttoDimissioni? Da Fini richiesta impropriaultima modifica: 2010-07-27T11:42:24+02:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento