Caso Verdini, ora la finanza -indaga su 2,6 milioni di euro

averdini.jpg

I pm e Carboni: una lettera per riavere la tangente

ROMA — L’indagine sull’associazione segreta che sarebbe stata messa in piedi dal faccendiere Flavio Carboni e dai suoi amici Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi continua a concentrarsi su passaggi di soldi che avrebbero riguardato gli indagati, in particolare i politici. Mentre i carabinieri del reparto operativo di Roma acquisiscono il carteggio tra la società Vienord e la Hgp, che aveva ottenuto un appalto per la riqualificazione delle stazioni delle Ferrovie Nord Milano, la Guardia di Finanza punta a un versamento che sarebbe finito al coordinatore del Pdl Denis Verdini. In totale sono due milioni e 600 mila euro usciti dalla Società Toscana Edizione (Ste) che edita il Giornale della Toscana, pagati a lui e Massimo Parisi, responsabile della coalizione di centrodestra in Toscana. La segnalazione è arrivata dagli ispettori della Banca d’Italia da mesi impegnati a verificare l’attività del Credito Cooperativo Fiorentino di cui Verdini è presidente.

La traccia è emersa esaminando i bilanci dell’Istituto relativi al 2008 nei quali era annotato un credito verso terzi per 2,6 milioni di euro, la cui natura non era chiara né sufficientemente documentata. E agli inizi del maggio scorso sono arrivati documenti che provano un’uscita verso Verdini e Parisi giustificata con un «acquisto quote relativo al 2005», ma i controlli dovranno adesso stabilire la reale natura di questo trasferimento. Accertamenti contabili che si affiancano a quelli disposti per chiarire l’operazione Ferrovie del Nord e stabilire chi sia il vero beneficiario dei 30.000 euro della società Hgp per l’appalto sulla riqualificazione delle stazioni e a chi fossero destinati gli altri 900 mila euro (divisi in due contratti da 450 mila euro l’uno) che si era impegnata a versare in seguito. I magistrati ritengono infatti che quei soldi versati a titolo di consulenza a Marco Mazarino De Petro, uno dei collaboratori del governatore Roberto Formigoni già coinvolto nell’indagine «Oil for food» e condannato a due anni per corruzione internazionale, siano in realtà la tangente destinata a un pubblico ufficiale che aveva il potere di agevolare la concessione della «commessa».

Nei giorni scorsi era già stato interrogato Massimo Iafisco, il titolare della Hgp che negli atti processuali viene indicato come il prestanome di Carboni. Un ruolo che lui nega categoricamente spiegando che «Carboni non l’ho mai visto, né avrei mai potuto immaginare che fosse coinvolto nell’affare. Anzi, posso dire che se lui ci fosse stato—visto quello che sta emergendo —forse avremmo avuto maggiori possibilità di conservare il lavoro. Il nostro referente è sempre stato Riccardo Piana». Si tratta di uno dei soci di Carboni, impegnato con lui anche nelle attività che dovevano portarli ad aggiudicarsi alcuni appalti nel settore dell’eolico. La vicenda è stata in parte ricostruita attraverso l’esame delle conversazioni telefoniche intercettate e soprattutto di una lettera spedita il 7 settembre 2009 dai legali della Hgp a quelli della Vienord. Nella missiva si chiedevano chiarimenti sulla decisione di rescissione del contratto, ma soprattutto si faceva riferimento chiaro ai soldi versati al consulente. «A riprova degli impegni assunti da Hgp nella fase propedeutica alla stipula dell’Accordo Quadro dietro esplicita richiesta della Vienord —si legge nel documento— giova citare il pagamento di 30 mila euro al dottor De Petro che Vienord aveva assunto l’impegno di rimborsare nel caso in cui il progetto non fosse partito e tali costi non fossero stati riassorbiti». Due settimane dopo, mentre parla al telefono con Piana, Carboni afferma: «Se l’avessi letta io… non sarebbe partita. Se si parla di soldi, di cose così certo è un errore grosso». E Piana risponde: «Lui ha detto che bisogna distruggere tutte le copie e soprattutto che non le devi avere neanche tu». Replica Carboni: «Eh, ho capito quello è un reato… scusami eh». Il «lui» al quale fanno cenno è Arcangelo Martino, arrestato insieme allo stesso Carboni e al geometra che svolgeva attività di giudice tributario, Pasquale Lombardi.

Secondo quanto risulta nell’informativa consegnata dagli investigatori al pool di magistrati, in quel periodo i due soci sono impegnati «nella definizione di importanti aspetti in ordine alla costituzione delle società da utilizzare nell’operazione pale eoliche». E in tutti gli affari che cercano di concludere «si avvalgono in maniera pressoché sistematica di strumenti e condotte apparentemente illecite che si concretizzano tra l’altro nell’avvicinamento degli uomini politici e di altri pubblici ufficiali competenti ad adottare provvedimenti d’interesse per le finalità del sodalizio». Un’attività ritenuta illegale dai magistrati, ma alla quale Vienord dice di essere completamente estranea. E in una nota afferma: «Hgp stipulò un contratto quadro con Vienord, relativamente allo sviluppo delle attività commerciali all’interno delle stazioni, che è stato risolto per totale inerzia e incapacità all’adempimento di Hgp stessa. Pertanto Hgp non ha mai ricevuto un solo euro a nessun titolo da Vienord. Vienord ha già messo a disposizione dell’autorità giudiziaria competente la documentazione relativa a tale rapporto e rimane a completa disposizione per ogni approfondimento di indagine».

Fiorenza Sarzanini

Caso Verdini, ora la finanza -indaga su 2,6 milioni di euroultima modifica: 2010-07-21T09:44:26+02:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento