Sulle strade della California in crisi perfino la vacanza si è trasformata in «staycation»

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SAN DIEGO – Finalmente «è arrivato “July ray”», festeggiano gli abitanti del sud della California, con l’entusiasmo di un milanese al primo bagno in mare di inizio giugno. «Sai, usciamo ora da “june gloom” e “may gray”», rincarano. Le spiagge si affollano di surfisti e saltimbanchi, i turisti sono accolti con toni trionfalistici («welcome to the Golden West»). Anche perché sono meno degli anni scorsi. «Con la crisi sono calati di circa il 30%», racconta una commessa. Alle sue spalle, per una bizzarra coincidenza, un cartello indica uno sconto del 30% su tutti i prodotti. I californiani stessi, per le loro estati in tempi di austerity, hanno inventato un neologismo. «Staycation», crasi di “stay” (stare a casa) e vacation (vacanza).

La crisi finanziaria ha minato i profitti delle aziende, ridotto i posti di lavoro, il turismo (che per la California è una voce di ricavi importante) e reso difficile, per uno stato che da solo rappresenta circa il 13% del pil statunitense, reperire finanziamenti sul mercato. Risultato: le casse dello Stato guidato da Arnold Schwarzenegger oggi hanno un deficit di 19 miliardi di dollari.

Lo sanno tutti. Abituati a raccontare agli occhi ingenui e ammirati degli europei le meraviglie della regione più “verde” d’America, dove sono nati Google e i Guns ‘n Roses, c’è Hollywood, le onde di “Point Break”, i capelli ingellati di Brandon in “Beverly Hills 90210” e il costume rosso da Baywatch di Pamela Anderson, oggi gli abitanti della West Coast devono rispondere dei cartelli “for sale” fuori dalle case e la situazione dei conti pubblici. Lo sguardo si fa serio e, dal taxi al ristorante, si può parlare di tasse, austerity e ripresa.

Sul “San Diego Union Tribune”, quotidiano della seconda città della California per numero di abitanti, trova ampio spazio il dibattito sulla decisione del consiglio comunale, che ha approvato la realizzazione di una grossa biblioteca di cui in città si parla dal 1977. Un progetto da 185 milioni di dollari a cui hanno contribuito in maniera cospicua i privati e che dovrebbe concludersi a luglio 2013. Solo che mancano 32 milioni di dollari e la città di San Diego ha un deficit di 72 milioni. «Dobbiamo farla proprio ora?», si chiedono gli oppositori.

Il deficit dello Stato si fa sentire. Tutta la West Coast ha rischiato di non festeggiare il 4 luglio (festa dell’indipendenza) con i tradizionali fuochi d’artificio perché mancavano i soldi. In molte spiagge hanno risolto i privati. Vale lo stesso per il mantenimento dei “firepits”, i fuochi di fronte al mare dove si radunano i ragazzi per le feste, la sera. Anche i lifeguards quest’anno sono meno del solito, mentre alcuni docenti delle scuole pubbliche hanno già ricevuto una lettera di avvertimento: l’anno prossimo potrebbero non trovare una cattedra.

«La situazione è drammatica ed è tutta colpa di Obama – dice un tassista – sarebbe capace di affermare che questa felpa (bianca) è nera! E poi lui non è americano…». «Tutti parlano di crisi – spiega un suo collega – ma non sta succedendo nulla di drammatico. Solo è un po’ peggio del solito, passerà». Tra populismo e saggezza popolare l’economia dà qualche segnale di miglioramento (in particolare il prezzo delle case, in crescita da 12 mesi consecutivi), ma gli esperti invitano alla prudenza.

Mentre i californiani si ingegnano. «Tutti stiamo soffrendo questa congiuntura economica – spiega Tom, quasi quarant’anni, direttore finanziario di una grossa catena di ristoranti – molti hanno cambiato stile di vita. Cucinare a casa è diventato molto popolare. Ma qualcosa sta cambiando, forse grazie all’abitudine. Le persone iniziano a uscire la sera, hanno voglia di socializzare. Soprattutto sta tornando la voglia di dire sì». E l’ironia. Un homeless (soltanto in California ce ne sono 8.500, il 7,8% in più rispetto a un anno fa) pochi giorni salutava i passanti con un cartello. «Non sono un senza tetto, semplicemente mi si è ristretta la casa».

Sulle strade della California in crisi perfino la vacanza si è trasformata in «staycation»ultima modifica: 2010-07-07T09:17:53+02:00da michelepositano
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