Le multinazionali italiane (ed europee) non reggono il ritmo delle americane

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Le multinazionali mondiali hanno messo a segno un forte rimbalzo nei primi tre mesi del 2010, ma le big italiane non hanno agganciato la ripresa con la stessa intensità delle rivali estere. È quanto emerge dallo studio annuale di Mediobanca-R&S sul settore. Anche se va attesa la conferma rispetto all’assai deludente primo trimestre 2009, il fatturato delle multinazionali in media è cresciuto del 22% e l’utile netto addirittura del 210 per cento.

Brilla il settore energetico (+46% il fatturato e +85% l’utile), ma buoni progressi emergono anche per auto, pneumatici e cavi, chimica-farmaceutica e utilities (+22%). L’unico settore ancora in difficoltà è quello dei materiali da costruzione, mentre le telecomunicazioni mostrano un modesto recupero.

La crisi, sia chiaro, ha riportato le multinazionali a livello globale ai livelli di 4-5 anni fa e ha pesato molto di più sulle europee che sulle americane. Dopo avere tenuto nel 2008 (+9,4%), nel 2009 il fatturato delle multinazionali dei paesi avanzati ha segnato un calo medio del 20%, riportando il relativo indice ai livelli del 2004-2005. Ci vorranno quindi anni per la ripresa, sempre ammesso che il rimbalzo emerso nei primi mesi del 2010 abbia continuità.

A livello di risultato corrente già nel 2008 la crisi ha lasciato il segno, in Europa (margine in calo al 10,3% del fatturato dal 12,5%), in America (12,4% dal 13%) e soprattutto in Giappone (0,9% dal 7%) e ha messo fine, almeno per ora, al movimento di avvicinamento dei margini europei rispetto agli Usa iniziato nel 2002.

La forbice tra le due sponde dell’Atlantico si è allargata con la crisi anche a livello di rapporto tra utile netto e fatturato: Usa ed Europa coincidevano al 5,8% nel 2008, poi il Nordamerica è migliorato all’8,5%, mentre l’Europa è arretrata al 4,3%. L’evoluzione del Roe (Return on equity, ovvero l’indice di redditività del capitale definito dal rapporto tra utile netto e patrimonio netto societario) amplifica il divario tra i due continenti: 9,5% nel 2009 per le europee e 20,3% per le nordamericane, più efficienti anche nell’uso dei mezzi propri.

Rispetto alle medie di settore, le multinazionali italianenel primo trimestre dell’anno non hanno registrato una ripresa delle vendite particolarmente brillante. Fiat (+15%) e Finmeccanica (+3%) si confrontano con il +32% del settore dei mezzi di trasporto, Prysmian (+5%) e Pirelli (+16%) contro il +24% settoriale, Parmalat (+6%) contro il +11% dell’alimentare, Eni (+5%) contro il +46% del comparto energetico, Italcementi (-11) e Buzzi Unicem (-22%) accusano flessioni più gravi della media del settore (-6%).

Anche a livello di struttura finanziaria, mentre nella media mondiale si segnala un irrobustimento dei mezzi propri rispetto al debito, le italiane risultano meno capitalizzate ed evidenziano quindi una relativa fragilità rispetto ai benchmark settoriali. Come nei casi di Prysmian (68% contro 81%), Eni (229% contro 424%), Telecom Italia (66% contro 116%), Enel (68% contro 68%), Fiat (41% contro 64%) e Indesit (89% contro 332%). Italcementi (137%) e Buzzi Unicem (157%) hanno invece una struttura finanziaria più solida della media settoriale (119%).

Mediobanca-R&S passa al setaccio 374 gruppi, di cui 18 italiani stilando una classifica che vede al primo posto, per capitale investito, Toyota con 174,6 miliardi di euro, seguita Royal Dutch Shell (120 miliardi) e PetroChina (116) e da un’altra big dell’auto, la Volkswagen (115 miliardi). Prima tra le italiane è Eni, tredicesima (74,9 miliardi), in calo di una posizione. Considerando la capitalizzazione di Borsa, la palma va ad ExxonMobil dall’alto di 379,6 miliardi (ma è solo decima per asset con 86,8 miliardi), davanti a PetroChina, con 245,1 miliardi. Sotto questo profilo Toyota è 15esima ed Eni, con 71,3 miliardi, scivola al 25esimo posto dal 18esimo del 2008.

Enel sale al primo posto mondiale (dal secondo) tra le multinazionali del settore utilities, con un capitale investito di 111 miliardi di euro che le ha permesso di strappare il primato a Gdf Suez (108 miliardi). Per capitalizzazione di Borsa la palma va tuttavia ad Edf con 76,8 miliardi (terza per asset), davanti alla connazionale Gdf Suez (68,5) e alla tedesca E.On (58,2 miliardi). Enel è quinta con 38 miliardi, in miglioramento dal settimo posto del 2008.

Le multinazionali italiane (ed europee) non reggono il ritmo delle americaneultima modifica: 2010-07-06T09:37:26+02:00da michelepositano
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