Il calcio, in fondo, è solo un gioco…

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Non si può morire per il calcio. No, non si può, non si deve, non è concepibile. Il Festival della banalità, penserete voi. Un tremendo dato di fatto, mi permetto di scrivere io. Chiedo venia per questo attacco piuttosto forte, me ne rendo conto, ma rispecchia perfettamente il mio stato d’animo odierno. Vi siete mai chiesti il perché dell’esistenza di quelli che noi tutti definiamo luoghi comuni, frasi fatte? Rispecchiano il senso delle cose, le verità che si palesano di fronte a noi ogni giorno. E, se personalmente ho accolto con un moto di tristezza infinita l’incidente occorso pochi giorni fa a Pietro Taricone, mi sono innervosita e non poco nel venire a conoscenza di quanto accaduto ad Haiti dopo il quarto di finale tra Olanda e Brasile.

Un bilancio da far rabbrividire: quattro morti, di cui due suicidi, un accoltellato, e una vittima di infarto. E tutto per l’eliminazione dei verdeoro dal Mondiale. Non posso pensare che uno sport possa portare a queste drammatiche conseguenze. Qualche giorno fa una delle mie più grandi amiche ha perso una persona cara. Due giorni dopo, lei che avrebbe avuto bisogno di essere consolata, si è ritrovata a dover rassicurare me, amareggiata per problemi e situazioni decisamente più leggeri e risolvibili dei suoi. Sta di fatto che, vedendomi triste, mi ha scritto un sms che vorrei condividere con voi. “In un attimo è cambiato tutto. Tante persone intorno a lei avrebbero voluto dire e fare qualcosa, ora non potranno più fare né dire nulla. Piangersi addosso è quanto di più egoista tu possa fare, la vita è preziosa, noi abbiamo il dovere di darle valore. Quindi smettila di frignare e svegliati!”. Niente di nuovo, niente che io non sapessi o non pensassi, ma a volte anche ribadire un concetto così apparentemente ‘banale’ può essere utile alla causa…

Purtroppo quel che è accaduto ad Haiti non è un caso isolato. Ricorderete tutti, tra i tanto episodi che hanno scosso il mondo del calcio, il drammatico ‘caso Andrés Escobar’. Correva l’anno 1994 quando la Colombia fu eliminata dai Mondiali statunitensi per mano dei padroni di casa degli USA. Un’autorete di Escobar contribuì all’esclusione colombiana dalla kermesse. Al rientro in patria, la sera del 2 luglio, Andrés fu freddato a colpi di mitragliatrice all’uscita da un ristorante da un gruppo di narcotrafficanti. Probabilmente il movente fu la grossa perdita di denaro nel giro delle scommesse clandestine a causa di questa esclusione prematura.

E’ proprio in giorni come questo che mi chiedo quanto sia giusto, o, perché no?, intelligente arrabbiarsi, infuriarsi, innervosirsi o rattristarsi per una partita di calcio. Non sono affatto esente da colpe. Imparziale nel lavoro, come tutti ho una squadra del cuore, e non nego di aver avuto talvolta reazioni eccessive, di gioia o di disperazione, per l’esito di un match. Mi sono avvicinata al calcio in piena adolescenza, e ricordo ancora le lacrime copiose e il senso di estasi del primo scudetto da ‘tifosa’. Così come non dimentico la rabbia e la frustrazione di una finale persa di Champions League. Insomma, non sono decisamente tra le persone più equilibrate quando si parla di calcio. Sento la tensione delle grandi sfide giorni e giorni prima, il famoso mal di pancia di Ibrahimovic non è niente rispetto al mio. Cerco ovunque segni, curiosità, statistiche, coincidenze che non fanno altro che alimentare l’ansia dell’attesa. E’ un limite, forse, ma anche il bello di questo sport. Purché il segno non venga oltrepassato…purché lo spirito resti sano!

Il calcio è, in fondo, solo un gioco…

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Il calcio, in fondo, è solo un gioco…ultima modifica: 2010-07-06T12:59:51+02:00da michelepositano
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