L’Africa-mania invade l’Italia

Sarà per i Mondiali di calcio che si disputano in Sudafrica, sarà perché sono sempre più numerosi gli appassionati di stile etnico, ma il dato è certo: in tutta Italia è afro-mania. Dalla moda che vede in testa alle classifiche dei modelli più venduti frange e sandali bassi in pelle alla musica e la danza. Per non parlare del cibo che in tutte le grandi città italiane porta al ristorante sperimentatori e non. In particolare in quest’ultimo settore si è verificato un boom della partecipazione soprattutto femminile: donne di ogni età si iscrivono ai corsi di ballo e il trend aumenta con l’avvicinarsi dell’estate. Voglia di cambiare stile di vita? Può darsi. Montesquieau diceva che i costumi non cambiano mai a caso, che dietro a ogni usanza c’è sempre un messaggio, diretto o meno. Allora forse sposare le trazioni africane può essere un modo per sfuggire ai ritmi frenetici, all’economia in crisi, al consumismo, allo stress. Per rivedere i proprio valori in un contesto diverso nel quale è più facile sentirsi un tutt’uno con la natura e con la terra. E musica e danza per l’Africa sono fondamentali perché rappresentano linguaggi con cui comunicare con il resto del mondo.


“L’Italia è in ritardo rispetto a Paesi come Francia, Germania e Belgio. Là il grado di integrazione tra popoli è molto più elevato. Sono Paesi ex colonialisti in cui sono migrati artisti africani che hanno portato con sè tradizioni e usanze”. Lorenzo Gasperoni è musicista e etnomusicologo. Da anni si occupa dello studio e della diffusione della cultura afro anche attraverso le attività dell’associazione Karamogò , nota in tutta Italia, di cui è fondatore e coordinatore.

“Parlare di danze africane non ha molto senso, si tratta di tante culture differenti ognuna con le proprie caratteristiche. In realtà quelle che vengono insegnate e praticate in Europa sono le danze dell’Africa occidentale, come quelle del Mali e della Guinea. Certo, ci sono delle caratteristiche che le accomunano; la principale è l’uso dei tamburi che sono tantissimi e di diverse speci. Fanno parte della cultura popolare del continente e rendono la danza energetica e incalzante”. E continua: “La danza afro è innanzi tutto un linguaggio. Attraverso il movimento e la melodia gli africani comunicano i propri stati d’animo, celebrano momenti importanti della vita come i battesimi, i compleanni, ma anche il raccolto e la semina. Poi rispettano e dialogano con la natura”. Il rapporto con la natura è un elemento chiave nei costumi delle popolazioni africane. La loro concezione della religione è animistica e la natura, dunque, ha una sua vita e anima. “Le piogge e ogni fenomeno naturale vengono letti come degli eventi con cui dialogare e la danza è uno dei linguaggi con il quale esprimersi in questo dialogo

Alla domanda sul successo di questa pratica non ha dubbi: “Piace alle donne di una certa età perché permette di sentirsi giovani e alle ragazze perché le aiuta a trovare femminilità. In una società che spesso impone degli schemi, riscoprire la natura dentro di sè può essere un atto liberatorio”.

Poi la vuvuzela. Nonostante il Sudafrica sia uno stato con una storia e una tradizione a parte rispetto al resto del continente, qualcosa di rappresentativo ce l’ha: “E’ di plastica, non è certo uno strumento tradizionale, ma la passione e la foga con cui viene suonata nello stadio è emblematica della quotidianità di quelle popolazioni. Amano vivere gli eventi con partecipazione, lo fanno anche al cinema: qui siamo abituati al silenzio, nelle sale africane invece, da Nord a sud, si parla, si soffre, ci si spaventa. E con la stessa intensità loro vivono i Mondiali…”

 

L’Africa-mania invade l’Italiaultima modifica: 2010-06-20T11:47:47+02:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento