Dopo dodici mesi riecco i Kiwi”-Lippi “Bisogna giocare a palla bassa”

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A un anno di distanza le scelte di Lippi sono completamente diverse dalla squadra di allora sia sotto l’aspetto del modulo che delle individualità in campo e di quella squadra. Ma oggi la partita è decisiva, e non si può sbagliare

Per settimane si è parlato di strano esperimento, novità assoluta, adattamento che avrebbe (e ha) comportato più rischi che benefici. Il riferimento era al 4-2-3-1 peraltro abbandonato dopo la prova col Paraguay. Nessuno che si sia ricordato che un anno fa, l’11 giugno, Lippi affrontò la Nuova Zelanda nella Confederation Cup con questa squadra: Amelia; Santon Legrottaglie Gamberini Dossena; Gattuso Palombo; Pepe Rossi Quagliarella; Gilardino. Un 4-2-3-1 senz’altro più corretto e logico di quello presentato nella prima mondiale con Marchisio trequartista, ancorché anomalo – sottolineo, per urgenza di chiarezza, che la risposta di Herbert fu Moss; Mulligan Vicelich Boyens Lochhead; Brockie Brown Elliott Bertos; Killen Smeltz.

Finì 4-3: e furono i neozelandesi a passare in vantaggio con Smeltz.

Dodici mesi e nove giorni dopo, ci risiamo con la Nuova Zelanda, ma la partita conta molto di più, ha un valore alto e definitivo. La nostra Nazionale è totalmente diversa da quella confederale: resistono soltanto Pepe e Gilardino, oltre a Zambrotta, Montolivo, Camoranesi e Iaquinta che entrarono insieme a Pirlo nella ripresa.

Quattroquattrodue, dunque, salvo sorprese dell’ultimo momento, con una novità, al massimo due: Camoranesi per Marchisio e Di Natale per Iaquinta variazioni sul tema. Possibili e auspicabili.

Già, perché a questo punto non rinuncerei a Di Natale, più immediato, leggero e brillante di Iaquinta. Di Natale che come il nero sta bene su tutto: spalla di Gilardino o Pazzini, ma anche – eventualmente – di Iaquinta in un tridente (con Pepe) occasionale “alla udinese”.

Nelspruit, provincia del Mpumalanga, l’ex Transvaal, il Mozambico è a un’ora d’auto, l’inverno breve e accettabile nelle ore di sole. Non sembra: ma è proprio la Vigilia Di Natale e annuncia un altro possibile salvatore della patria meridionale. In effetti non è una novità per l’Italia. Torno indietro con la memoria restando entro i confini del calcio moderno, quindi non oltre l’82. In Spagna l’uomo del Mondiale fu Paolo Rossi, pratese, oggi 54enne. Quattro anni dopo, nell’86, ci provò Beppe Galderisi, salernitano, ma con pochissimo successo: ci eliminò la Francia. Nel ’90 ecco il secondo uomo del Sud: Schillaci ci portò fino alla semifinale con l’Argentina ma un’indimenticabile “intuizione” di Vicini con l’Argentina a Napoli (dentro Vialli per Baggio) e i rigori non gli consentirono di entrare nella storia con entrambi i piedi e gli occhi spiritati.

Il ’94 fu l’edizione di Roberto Baggio da Caldogno, un veneto integrale che ancora oggi si chiede come abbia fatto a calciare alto (“in carriera avrò battuto cento rigori e una sola volta ho tirato sopra la traversa, a Pasadena”). Fuori ai rigori anche in Francia dove lo stesso Baggio e Inzaghi, piacentino, fecero cose buone ma non decisive. Il 2002 segnò il fallimento di Bobo Vieri, bolognese di nascita, e Del Piero, veneto. La Germania premiò invece Cannavaro che conquistò anche il Pallone d’oro.

Intanto da Casa Azzurri rimbalza una quasi certezza: giocherà Iaquinta. Dicevamo del cambio con Di Natale: possibile, auspicabile, utile, ma non secondo Lippi.

Dopo dodici mesi riecco i Kiwi”-Lippi “Bisogna giocare a palla bassa”ultima modifica: 2010-06-20T11:29:56+02:00da michelepositano
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