Gay e lesbiche star del nostro secolo

grande fratello veronica sarah bacio

Oggi come nell’antica Grecia, dove l’omosessualità era cosa nota e accettata. Sono in tanti a citare il mondo classico come simbolo di una società libera dai pregiudizi. Ultimo di una serie di casi, il dibattito di ieri su canale 5 in cui Maicol Berti, ex concorrente del Grande Fratello, racconta in tv di voler cambiare sesso. L’omosessualità tra antico e moderno è un tema caldo. Se ne sente parlare nei talk show, in radio, al cinema. Un dato non indifferente è il successo che sta riscuotendo in tutta Italia il film di Ferzan Ozpetek, Mine Vaganti. Ma non è esatto pensare che nella polis tutto fosse concesso. Il filosofo Maurizio Migliori racconta ad Affari come vivevano i gay ai tempi di Platone e Aristotele, al di là dei luoghi comuni.

Si parla molto di omosessualità in questi giorni. Maicol, un ragazzo omosessuale che era al Grande Fratello ieri è stato al centro di una lunga trasmissione e anche i rapporti tra donne sono un argomento che piace molto ai media. Nonostante le difficoltà esistenti in molti parlano di rottura dei tabù e citano l’antica Grecia come simbolo sociale per la libertà sessuale. Che cosa ne pensa?
“In realtà nella Grecia di Platone c’era ben poca libertà. Forse concettualmente c’erano meno pregiudizi, ma il modo di vivere e le decisioni da prendere non erano affatto facili. Oggi si è liberi di decidere con chi condividere la vita e si hanno le possibilità per farlo, ai tempi di Platone non esisteva scelta: se era l’amore l’obiettivo, in senso platonico, non potevi che scegliere un uomo, ma questo non eliminava i tuoi doveri verso la generazione successiva. La famiglia ti collocava socialmente e ti permetteva di avere dei figli. La vita dei giovani poi era davvero ambigua: ogni ragazzo prima o poi doveva attraversare la fase della protezione e spesso anche lì si trovava privato di ogni possibilità di esercizio del proprio libero arbitrio. Sono libertà di origine diversa. Nella società di oggi sono ancora molti i passi da fare e, compatibilmente con la cultura occidentale, l’Europa si sta muovendo”.


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Che cosa ci narrano i testi di Platone sul modo di vivere l’omosessualità nella Grecia antica?
“Una precisazione: omosessualità è un termine che possiamo utilizzare a posteriori, gli antichi non ne avevano cognizione, i rapporti e le relazioni amorose non avevano differenziazioni di questo tipo. La pratica amorosa e il sentimento tra persone dello stesso sesso era molto comune. Era quello che banalmente si può definire normale. Ritroviamo nella letteratura svariate figure omosessuali, la più nota è forse quella tra Achille e Patroclo. I testi di Platone, come altre opere filosofiche e letterarie, per certi versi chiarificano le motivazioni di questo fenomeno. Il fattore determinante era la presenza di modelli solo ed esclusivamente maschili. I ragazzi crescevano e venivano educati tra uomini, gli intellettuali, i filosofi erano uomini, i valorosi guerrieri erano uomini. Di conseguenza solo il genere maschile possedeva le caratteristiche per suscitare quell’interesse e quella necessità di condivisione delle esperienze tipica di un rapporto di coppia”.

Il Festival della Filosofia che si tiene a Milano proprio in questi giorni tratta il rapporto tra eros e filosofia. Richiama in causa teorie classiche e rilancia la lussuria come motore per la conoscenza…
“Nella Grecia classica l’amore nel senso proprio del termine era l’amore per la virtù e per le doti intellettuali. E’ detto Eros Celeste, perché è il sentimento puro dell’anima, che conserva uno statuto a sè ripetto ai risvolti erotici e alle esperienze carnali. Non è un caso che per Platone e Socrate il rapporto amoroso perfetto fosse quello tra due uomini adulti, capaci di dilettarsi insieme in un reciproco scambio intellettuale, nel cammino verso la forma più alta di virtù. Socrate diceva: ‘l’età più bella è proprio quella in cui cresce la barba’. I problemi sorgono poi per tre importanti fattori: il primo era l’esigenza, comunque presente, di procreare e formare delle famiglie, il secondo, ancora più complesso, era tenere distinto l’amore intellettuale dalle esigenze sessuali e il terzo riguarda le dinamiche di integrazione sociale”.

A questo proposito, che ruolo avevano le donne e qual era il senso dell’amore coniugale e della famiglia?
“Tutto il discorso non esclude affatto l’amore eterosessuale. Non si può sottovalutare una delle prime esigenze dell’uomo, ovvero quella di procreare. La coppia nel senso naturale del termine era eterosessuale. Tutti avevano una moglie, la famiglia aveva un ruolo importante, ma il sentimento amoroso di fondo era diverso, più vicino all’affetto, e dettato da esigenze diverse: l’economia della società. La donna, salvo rarissime eccezioni, permetteva la procreazione e curava l’economia domestica, ma se avessimo chiesto a Socrate del suo rapporto con Santippe, ci avrebbe risposto elencando tutti i limiti e le discrepanze del loro rapporto intellettuale. Socrate, nel Fedone, passa l’intera giornata di festa in compagnia di moglie e figli, ma quando, in punto di morte, deve parlare del concetto stesso di morte, manda via Santippe per poter affrontare l’argomento tra uomini”.

L’amore in senso forte del termine si trovava dunque fuori dalla coppia, tra uomini. Socrate, Platone come leggono l’aporia creata dall’inconciliabilità tra ‘relazioni naturali eterosessuali’ e amore? “Socrate e Platone considerano in effetti contro natura i rapporti tra persone dello stesso sesso. Lo apprendiamo dai testi, ma non condannano moralmente tali rapporti. Il lato essenziale della relazione amorosa è il fatto che essa si possa realizzare come eminentemente spirituale; in Platone l’amore in quanto tale, lo ripeto, è amore per la virtù. I testi di Platone alludono alla relazione sessuale, quasi certa, tra Socrate e Alcibiade, ma non ne deriva una condanna perché il problema non è essenzialmente morale nei confronti del sesso, siamo in un mondo pre-cristiano che non conosce determinati pregiudizi, è semplicemente fondamentale che si mantengano, con un valore autonomo, dei rapporti ‘tra due cuori’, ‘due menti’, ‘due spiriti’.Platone forma le proprie opinioni sulla distinzione teoretica tra i due tipi di amore e condanna solo nel momento in cui l’estrema commistione di essi genera rapporti turpi ed eccessivamente indirizzati a fini materiali e poco virtuosi. I rischi di ambiguità in questo senso erano molti”.

In che senso?
“Uno dei rapporti più comuni nella Grecia antica era quello ‘tra giovane e vecchio’. Erano molto diffusi, si prestavano alle esigenze della società del tempo. Permettevano la coesistenza di due componenti, quella sessuale, di cui beneficiava il vecchio e per la quale il giovane era lo strumento, esponendosi a pesanti lazzi anche da parte dei coetanei, d’altra parte il giovane riceveva protezione nel senso più ampio del termine: della sua persona, della sua cultura, del suo potere. Nel senso anche più ambiguo del termine: protezione della sua ricchezza. Il rapporto si tramutava spesso in una relazione di mercimonio. Il senso della loro relazione doveva ideologicamente essere una sorta di insegnamento, il vecchio doveva essere esempio di virtù per il giovane. La funzione è quella che oggi dovrebbe avere la famiglia o la figura classica del padre. Ma il passaggio successivo, tenendo soprattutto conto dei modelli di bellezza puramente maschile di cui anche la statuaria ci è testimone, di cui tutti subivano il fascino, era l’instaurarsi di una relazione a sfondo sessuale”.

Una mercificazione del sesso dunque?
“Niente di più di quello che accade oggi nelle relazioni eterosessuali. Con l’aggravante che allora il senso dell’amore era concettualmente ben definito. Il pericolo che Platone vede è che le due diverse tipologie di amore, celeste e terreno,  possano mischiarsi e che quella sorta di ‘guida spirituale’, ripettata e stimata, possa diventare anche ‘amata’, nel senso meno sublime del termine. I rapporti tra uomini potevano essere estremamente sublimi, se riflettevano ‘l’amore intellettuale tra spiriti’, ma in un batter d’occhio raggiungere le connotazioni più turpi. L’omosessualità in sé era normale, ma presentava rischi di forte ambiguità. A Sparta la stessa cosa avveniva tra commilitoni. Erano eserciti fatti tutti di coppie, basti pensare ai poemi omerici,  in cui la morte del partner era l’evento che spingeva a compiere gesta eroiche, ma poteva diventare anche sintomo di corruzione morale e non solo”.

Quale poteva essere la via d’uscita da questa situazione ambigua secondo Platone?
“Per Platone il rapporto maestro-allievo doveva potersi mantenere separato dal rapporto amante-amato. I piani erano e dovevano mantenersi ben distinti: amore d’intelletto da un lato ed esigenza sessuale dall’altro. Il primo avrebbe sempre dovuto avere un status ed una considerazione superiore. In questo modo sarebbero stati moralmente accettabili tutti i tipi di rapporti”.

Prima ha accennato al Cristianesimo, è stato un punto di svolta?
“Apparentemente sì, in realtà il Cristianesimo ha solo portato alle estreme conseguenze un pensiero che era presente nell’antica Grecia, riguardo al rapporto omosessuale come contro-natura. Come dicevo prima anche Platone lo giudicava tale, ma non c’erano i presupposti per renderlo oggetto di una condanna morale. Il suo andare contro natura non ne determinava un giudizio di condanna. Era un rapporto d’amore tra spiriti in cerca di virtù? In tal caso poteva dirsi Amore. Platone da un quadro estremamente esaustivo in questo senso, come abbiamo visto. Materiale e spirituale, anima e corpo erano binomi già presenti in Platone. Il cristianesimo ha assolutizzato il discorso, conferendo un valore morale all’essenza innaturale dell’omosessualità e da allora non è più stato l’amore in quanto tale l’oggetto delle riflessioni, ma l’omosessualità”.

Per spostarci su un piano differente, abbiamo incontrato nella storia della cultura diversi artisti e intellettuali omosessuali, esiste una relazione tra omosessualità e genio? Nell’antichità ma non solo c’è un’evidente relazione tra  i due elementi, in che senso?
“E’ una questione di punti di vista. Uno degli elementi del genio è lo sguardo trasversale, duplice. La capacità di vedere le cose da più punti di vista. Credo che l’omosessuale sia nella condizione di creare spunti originali e innovativi grazie alla sua spiccata capacità percettiva. Ha una chance in più. Nell’antichità c’era questa componente e in più il ‘gioco dei modelli’ di cui abbiamo parlato. In questo senso gli omosessuali di tutti i tempi hanno una possibilità in più di essere geni!”.

affaritaliani.it

Gay e lesbiche star del nostro secoloultima modifica: 2010-03-16T10:03:54+01:00da michelepositano
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