Caos liste, non c’è accordo-Slitta il Consiglio dei ministri

Incontro di un’ora tra il premier e il capo dello Stato. Il Cavaliere avrebbe proposto un dl. No comment del Colle

MILANO – Su come risolvere il caos delle liste venutosi a creare in Lazio e in Lombardia non c’è accordo. Governo e maggioranza cercano una «soluzione politica» ma non è ancora chiaro come proveranno praticamente a uscire dall’impasse. La questione è stata oggetto dell’incontro di circa un’ora, tenutosi in serata al Quirinale, tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano. Il premier, secondo quanto si è appreso, avrebbe proposto al capo dello Stato un decreto legge che fisserebbe nuovi termini per gli adempimenti relativi alla presentazione delle liste per le regionali. Ma l’ipotesi non avrebbe convinto Napolitano. Dal Quirinale non è arrivato comunque nessun commento ufficiale sull’incontro, al termine del quale avrebbe dovuto svolgersi un Consiglio dei ministri straordinario, slittato all’ultimo minuto. Dopo l’incontro con il Capo dello Stato, il premier ha fatto rientro a palazzo Chigi dove si è svolto comunque un vertice tra il Cavaliere e alcuni ministri.

LE IPOTESI – Due l’ipotesi su cui per tutta la giornata ha lavorato il governo: da un lato quella di un decreto legge, dall’altra quella di una leggina da approvare con il consenso dell’opposizione. L’effetto dovrebbe essere sempre lo stesso. Rinviare il voto delle regionali o riaprire i termini di presentazione delle liste per permettere l’inserimento delle liste escluse. Il Pdl nel pomeriggio, aveva dato mandato al premier «per valutare qualsiasi soluzione con le forze politiche e istituzionali per sanare il vulnus democratico» che si determinerebbe se il partito di maggioranza non potesse concorrere alle elezioni in Lazio e in Lombardia.

 

LE PAROLE DEL PREMIER – «Basta polemiche inutili, dobbiamo difenderci uniti contro chi continua ad attaccarci. C’è stato semplicemente chi ha osteggiato fisicamente la presentazione delle nostre liste. Certo, è evidente l’eccessiva fiscalità, ma ci sono ora delle soluzioni. L’importante è non criminalizzare nessuno, neanche i rappresentanti delle liste e soprattutto il partito» aveva detto Berlusconi all’ufficio di presidenza del Pdl (il Cavaliere non ha preso parte alla manifestazione indetta da Renata Polverini), lanciando un appello all’unità. «C’è il modo per far votare i nostri cittadini in Lombardia e nel Lazio» aveva detto il premier. Sul tavolo resta il decreto. Più probabilmente una proroga dei tempi di presentazione delle liste, più difficile invece lo spostamento di 15 giorni delle elezioni. La decisione di spostare le elezioni potrebbe infatti essere impugnata dalla conferenza Stato-Regioni.

NAPOLITANO – D’altra parte, prima di ricevere il premier, il presidente della Repubblica Napolitano aveva spiegato ai giornalisti: «Ancora non c’è nulla di definito, in alcun modo. Quando arriverò a Roma stasera, vedrò». Quanto alla eventualità di una soluzione politica, il capo dello Stato non aveva usato mezzi termini? «Se qualcuno mi spiega cos’è, e da parte di chi e su che cosa, la esaminerò» aveva risposto.

MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE – In salita la strada di un accordo tra maggioranza e opposizione su una leggina da portare in Parlamento. Il Partito democratico, che inizialmente sembrava appoggiare l’ipotesi, ha detto poi no all’accelerazione impressa nelle ultime ore dalla maggioranza e il segretario Pier Luigi Bersani ha chiuso gli spiragli che aveva aperto informalmente fino a giovedì mattina. «Il nervosismo del centrodestra è alle stelle: mette in giro voci di accordi più o meno taciti che non esistono» ha chiarito il leader dei democratici. «La nostra posizione è chiara – ha ribadito Bersani – si lascino lavorare gli istituti preposti al controllo. Ogni intervento in corso d’opera su regole elettorali sarebbe, come è ovvio, assolutamente inaccettabile». Altrettanto duro Antonio di Pietro, leader dell’Idv, che ha paragonato l’ipotesi di un dl ad un «golpe». «È democrazia permettere ai cittadini di partecipare alle elezioni, ma la democrazia si esercita nel rispetto delle forme di legge e, secondo le prime decisioni dei magistrati, la legge è stata violata da chi ha presentato alcune liste in modo difforme», ha detto l’ex pm.

LA POSSIBILE INTESA – Eppure le voci sulla possibile intesa maggioranza-intesa erano insistenti , tanto che erano anche circolate le voci su quali potessero essere i punti dell’accordo. «Niente decreto legge, deve essere di iniziativa parlamentare, una leggina firmata dai capigruppo, frutto di un accordo politico, da approvare subito in Parlamento». «Chiaro – aveva detto un parlamentare del Pdl – che ci deve essere l’accordo con le opposizioni; altrettanto chiaro che dentro ci sarebbe l’anticipo del voto a Bologna e anche l’abolizione del regolamento Rai della “par condicio”, non potremmo dire di no. A questo punto, insomma, tutti gli attori si assumono la responsabilità di dire: la partita così non si può giocare, quindi la rinviamo».

FORMIGONI-POLVERINI – In giornata, il governatore Roberto Formigoni ha duramente attaccato la Corte d’appello di Milano. I legali del presidente e della lista del Pdl hanno depositato al Tar della Lombardia due ricorsi contro l’esclusione del listino dalle regionali. Anche qui c’è però stato un piccolo siparietto. Beniamino Caravita di Torritto, l’avvocato del presidente Formigoni, che ha deciso di presentare un ricorso a titolo personale è arrivato poco prima dell’una. L’avvocato della lista, Luca Giuliante, è invece arrivato quando ormai il portone del Tar era chiuso. All’interno, da circa mezz’ora, erano però presenti due avvocati che lavorano con lui, Santamaria e Staiano, come ha sottolineato lui stesso all’uscita. Gli avvocati hanno parlato con il presidente della quarta sezione del Tar che si occupa della vicenda. Giuliante ha spiegato che al presidente è stato esposto il caso con le varie richieste e «ci faranno – ha spiegato – sapere». Il Tar ha comunque già dato l’autorizzazione «alla notifica – ha concluso il legale – a mezzo fax ai controinteressati» cioè alle liste candidate alle prossime regionali.

LAZIO – A Roma, la Corte d’appello ha riammesso il listino della Polverini. l’Ufficio centrale regionale della Corte d’appello di Roma ha pubblicato online le motivazioni alla base del ricorso del Pdl respinto mercoledì: «Alle ore 12 del 27 febbraio all’interno dell’area delimitata ove sostavano coloro che potevano ancora presentare le liste, si trovavano in attesa quattro delegati e fra questi non vi erano quelli del Pdl», scrivono. Pertanto «è inammissibile l’istanza per il “completamento” di una procedura per la presentazione della lista, procedura che mai ha avuto inizio».

Redazione online
                                 corriere.it           inserito da michele de lucia

Caos liste, non c’è accordo-Slitta il Consiglio dei ministriultima modifica: 2010-03-05T07:57:29+01:00da michelepositano
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