Le donne non “fottono” per comandare

eros uomo donna 

A Giuseppe Morello che sconcertato da Bertolaso&company conclude: “comandare per fottere e fottere per comandare” attribuendo il primo motto ai maschi ed il secondo motto alle donne.

Le reazioni a caldo spesso risultano eccessive e non lucide.
G. Morello esplora la sfera del potere e lo divide in due gruppi: il gruppo maschio delinquente e puttaniere, il gruppo femmina-puttana.
L’assunto è che i maschi cercano il potere per inebriarsi nel sesso mentre le donne usano il sesso come strumento per raggiungere il potere.
Ma, cos’è il Potere? E’ la capacità di determinare gli eventi in funzione di uno “scopo” che si intende raggiungere. Lo “scopo” può avere natura personale, sociale, o risultare una miscellanea dei due nel quale un ingrediente prevale sull’altro in funzione del grado di moralità del soggetto che determina.
I mezzi per l’esercizio di tale “capacità” sono tre: la politica, il denaro, la religione.

La politica in quanto disciplina dei diritti e dei doveri nelle nazioni e tra le nazioni e quindi nella sfera del “noto”. La religione come disciplina dei diritti e dei doveri tra il “noto e l’ignoto” introdotta per placare o contenere la massima fonte di inquietudine umana che è nel mistero della morte.
Ai soggetti che praticano, professionalmente, la politica e la religione è richiesta una grande capacità dialettica; ai soggetti (gli imprenditori) che creano valore, che trova il suo corrispettivo nel denaro, è richiesta, innanzitutto, la capacità di fare.

Tutti i “soggetti”, gli umani, sono, perennemente sospesi tra la vita e la morte. E, non solo la morte è la grande incognita ma si accompagna, esasperando l’inquietudine,  alla totale assenza del controllo del tempo nel quale si presenta per chiudere gli occhi di uomini e donne.
A questa straordinaria inquietudine nessuno sfugge, né Berlusconi, né Clinton, né Bertolaso, né Moshe Katsav citati da Morello, nessuno.

Nella sospensione tra la vita e la morte, il maschio scopre di essere sempre passivo in quanto non è attore né della vita, né della morte e questa consapevolezza, più alta nei soggetti intellettualmente dotati, è devastante e conduce alla ricerca spasmodica di una qualche forma di compensazione. Quindi, il sesso, la misurazione e l’affermazione costante della virilità come auto-affermazione. Il sesso come contraltare alla morte che, infida, incombe. Le donne subiscono l’ineluttabilità della morte al pari degli uomini ma dai loro corpi si genera la vita e di questo immenso e naturale privilegio le donne sono consapevoli.

In quanto generatrici di vita le donne, rispetto agli uomini, hanno, della vita stessa e in ogni sua espressione, un supremo rispetto poiché generare la vita è un privilegio ma è anche una sofferenza; il parto, come noto, è doloroso. Segue, poi, la fase dell’allattamento e insieme la dedizione totale e le cure che ogni madre ha per il figlio. Insomma, un impegno totalizzante e faticoso ma, al contempo, gratificante. Generare la vita allontana lo spettro della morte e conduce le donne su un loro particolare percorso nel quale costante è la replica dell’atteggiamento materno: in casa, in ufficio, in politica, nella religione, nell’impresa, ovunque. Ogni attività ha una sua coniugazione al femminile e nel suo esplicarsi prevalgono la passione, l’amore, la generosità, la sensibilità, l’equilibrio, il senso del dovere e dell’equità , in sintesi prevale il maternalismo nella sua accezione migliore. Prevale sta per non-sempre.

Per questo Giuseppe Morello ha esagerato. Le donne, ovunque siano, qualunque cosa facciano, non fottono per comandare. Se comandano è perché la loro statura politica, morale, professionale è stata riconosciuta; grazie allo studio, grazie all’impegno, grazie al lavoro, alla pazienza, alla saggezza, grazie alla loro intelligenza. Teorizzando “le quote rose” sarebbe più saggio considerare che ai vertici della politica, delle imprese, delle banche, ovunque, la maggior presenza femminile più che convenire alle donne sarebbe una conquista per tutti a partire dalla questione morale.

Giannina Puddu
Presidente Free&Partners

Cherchez la femme: aveva capito tutto Dumas quando mise in bocca a un suo personaggio questa espressione. Cercate bene, guardate meglio: dietro a ogni caso c’è sempre una donna.

Gli scandali sessuali che coinvolgono uomini di potere ormai dilagano, senza alcuna distinzione tra schieramenti politici, settori e latitudini. Ormai ad elencarli si riempiono pagine: Clinton, Berlusconi, Mosley. E poi i più recenti casi italiani come Delbono, Marrazzo, e ora anche Bertolaso. Nemmeno il conflitto permanente in Medio Oriente inibisce il testosterone e infatti sono stati beccati con la patta dei pantaloni aperta sia il presidente di Israele Moshe Katsav, che il numero due dell’Autorità Nazionale Palestinese e capo di gabinetto del presidente Abu Mazen, Rafik Al Husseini.

Sembrano tutti intenti nei loro impegni, appaiono davanti alle telecamere con la gravità di chi si occupa dei destini del mondo, e invece a cosa stanno pensando? Banalmente: alla figa, per dirla in poesia. Niente di più e niente di meno dell’elettrauto che si eccita davanti al calendario sexy o al settimanale scollacciato. Da non credere.

Viene da rimpiangere i vecchi notabili democristiani, che avevano il chiodo fisso del potere, ma il sesso o non lo praticavano o lo facevano molto di nascosto.

L’impressione oggi è che gli uomini ambiscano al potere per poter fare sesso (mentre le donne fanno sesso per arrivare al potere). Uomini ricchi e potenti che come adolescenti complessati cercano esperienze erotiche facendo leva sul loro ruolo e usano il “lei non sa chi sono io” per rimediare una sveltina.
Invecchia tutto, anche l’adagio “comandare è meglio che fottere”. Oggi il motto è “comandare per fottere”.
 
giuseppe.morello@affaritaliani.it


Le donne non “fottono” per comandareultima modifica: 2010-02-13T17:03:38+01:00da michelepositano
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