Di Pietro, il viaggio negli Usa -e il mistero di quell’assegno

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Di Domenico: ci portò un falso ingegnere, poi candidato

— Di viaggi negli Stati Uniti Antonio Di Pietro ne avrà fatti tanti, ma di uno s’era dimenticato. Quello cominciato il 28 ottobre di dieci anni fa, l’anno del Giubileo. Quando partì per Washington con il suo più caro nemico, visto che si tratta dell’ostinato Mario Di Domenico, ex amico ed ex segretario dell’Idv, l’avvocato delle foto con Bruno Contrada, autore di un libro ancora in bozze, il tono del Saint Just lanciato contro il partito che con Di Pietro ha fondato e dal quale è stato espulso. È la ricostruzione di un viaggio oltreoceano a caccia di finanziamenti, circostanza che l’altra sera a Montecitorio proprio non ricordava Di Pietro: «In America con Di Domenico? Lo escluderei. Credo proprio di no…».

E invece che fa il legale abruzzese con la passione degli statuti medievali? Apre il suo cassetto senza fondo e tira fuori una foto in cui i due inseparabili nemici sorridono seduti su un divano del Ponte Vedra Beach Resort di Miami. E racconta: «Partimmo alla conquista dell’America, spinti dal signor Gino Bianchini, un falso ingegnere… ». Ecco un altro passaggio di quella caricatura di spy story che Di Pietro smonta con ironia, autodefinendosi «James Tonino Bond», ma bollando come un acrobatico grafologo il suo accusatore che ha perduto le 19 querele seguite a liti e veleni. La foto «americana » però c’è. Anzi, Di Domenico ne mostra diverse, tutte legate al viaggio che si comincia a preparare nei primi di ottobre, «quando la segreteria Idv a Busto Arsizio riceve una mail da parte di un tal ingegner Gino Bianchini, con un’intestazione intrigante, come se la comunicazione pervenisse dalle organizzazioni ecclesiastiche Vaticane: “Sanctuaryrome”».

Di Pietro chiama subito Di Domenico: «Prendi contatti». E viene fuori che l’«ingegnere» senza laurea, come poi scopriranno, garantisce «cospicui finanziamenti », stando anche ad un capitolo del libro: «Bianchini parlava di suoi potenti amici dell’ambiente politico e imprenditoriale sostenitori di Al Gore negli Stati Uniti d’America…». Tutti in volo il 28 ottobre. A bordo, oltre a presidente e segretario, ci sono Silvana Mura, oggi deputato, e Bianchini con due influenti personaggi al seguito, l’avvocato Sharon Talbot e l’imprenditore Randy Stelk, «tutti in vena di attenzioni verso il nostro Paese in vista di un totale rinnovamento politico…», come avrebbe detto lo stesso Bianchini, stando ai ricordi di Di Domenico, subito sorpreso dallo scambio proposto, «perché tutto era condizionato alla candidatura dell’”ingegnere” al Senato». Scalo a Londra, prima tappa Washington e poi «a scorrazzare lungo tutta la East Coast, fino a Miami in Florida, alla ricerca dei dollari», insiste di Domenico ricordando la prima vera lite con Di Pietro: «Ogni sera tavolate imbandite in nostro onore. Ma mentre io, da ligio segretario del partito, ripetevo il solito ritornello della povertà francescana, Di Pietro puntualmente si alzava e si allontanava con un pretesto qualsiasi non appena si parlava di quattrini. Una, due, tre volte, la cosa insospettiva. Mi lasciava solo ad affrontare scabrosi discorsi».

L’assegno di Bianchini consegnato a Di Domenico

Poi il clou: «Una sera Bianchini mi allungò un assegno di 50 mila dollari, ma con scadenza “13 maggio 2001”, il giorno delle Politiche, con la ragione causale “elections”. In pratica, mi veniva detto dai suoi sostenitori che quello sarebbe stato solo l’anticipo della ben più cospicua somma di finanziamento. Si parlava addirittura di somme dieci volte maggiori… ». Sarebbe stata questa la molla della crisi interna al vertice Idv. Con Di Domenico che, senza rimpianti per la mancata elezione di Bianchini, quell’assegno non cambiò mai. E infatti lo sventola insieme con le foto «americane».

Felice Cavallaro
05 febbraio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

Di Pietro, il viaggio negli Usa -e il mistero di quell’assegnoultima modifica: 2010-02-05T10:37:04+01:00da michelepositano
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