dal mio blog http://ilblogdimikidelucia.myblog.it le foto choc della tragedia Haiti, il governo: «140mila vittime»Italiano sotto le macerie, 21 i dispersi

HAITI-140 MILA VITTIME UN ITALIANO SOTTO LE MACERIE  21 DISPERSI

Haiti, almeno 140 mila morti

I senza tetto sono 1.500.000 milioni. Cuba apre lo spazio aereo agli Usa. Nelle strade bande armate di machete

 

 

PORT-AU-PRINCE – Almeno 140 mila morti (40 mila quelli già seppelliti ammasati in attesa di sepoltura), non meno di 250 mila feriti e 1,5 milioni di senza tetto, secondo la stima di ciò che resta del governo haitiano. Morti ovunque. Devastazione. Dolore. Aiuti a rilento. Proteste, saccheggi e un pericoloso vuoto di potere. Nelle strade della capitale di Haiti regna il caso e ci sono gruppi armati di machete che si muovono dettando la legge del più forte nel cercare di accaparrarsi quanto si può: cibo, acqua, vestiti. A tre giorni dal devastante terremoto che ha colpito Haiti radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i primi soccorritori – sabato arriva il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, per accertarsi di persona della situazione – arrivati sull’isola caraibica si sono trovati di fronte scene agghiaccianti. «Mancano acqua potabile e cibo, le vittime sono ammassate in strada», racconta all’Ansa l’ambasciatore di Haiti a Roma, Geri Benoit. È ancora troppo presto per tracciare un bilancio della tragedia. Lla Panamerican Health Organization, il braccio americano dell’Organizzazione mondiale della sanità, stima sull’isola caraibica ci siano tra i 50 e i 100 mila morti, ma si teme che le vittime possano essere alcune centinaia di migliaia. Secondo quanto riferisce l’Onu, sono circa 3,5 milioni e mezzo le persone che vivono nelle zone interessate dal sisma. I senzatetto a Port-au-Prince, dove il sisma ha distrutto il 20 per cento degli edifici, sono almeno 300 mila. Le squadre di ricerca e di soccorso scavano alla ricerca di superstiti: 23 sono stati ritrovati sotto le macerie dell’Hotel Montana. La situazione sicurezza è comunque «buona», assicura il ministro della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates. E il Pentagono annuncia che più di 9 mila soldati americani giungeranno ad Haiti entro lunedì, per assistere i terremotati e prevenire eventuali disordini.

TRA LE MACERIE – Nella capitale si tenta – tra mille difficoltà – di dare assistenza ai feriti (guarda il video). I soccorritori hanno ritrovato 23 superstiti sotto le rovine dell’hotel Montana, dove risiedevano la maggior parte dei funzionari internazionali in missione ad Haiti. «Li abbiamo ritrovati durante la notte», ha detto l’inviato della presidenza cilena sull’isola, Juan Gabriel Valdes, a Radio Cooperativa. Tra i superstiti c’è di sicuro un americano, Richard Santos. «Ho passato 50 ore là dentro, 50 ore», ha urlato l’uomo uscendo dai resti dell’edificio In quel che resta dell’albergo continuano a lavorare le squadre di soccorso di diversi Paesi. Al momento invece non risulterebbero italiani tra le vittime del crollo dell’Hotel Montana Come nel caso del’americano Santos, anche Kelly Bastien, presidente del Senato di Haiti, è stato ritrovato vivo sotto i resti del Parlamento. «È un miracolo» ha dichiarato dopo essere rimasto intrappolato per ore sotto le macerie del suo ufficio. Diversi ministri ed esponenti politici hanno però perso la vita nel sisma. Secondo l’ambasciatore di Haiti a Berlino, Jean-Robert Saget, tra le vittime ci sono il titolare della Giustizia, Paul Denis, e l’esponente dell’opposizione Michel Gaillard.

SOCCORSI – Gli aiuti cominciano intanto ad arrivare. Un volo dell’Unicef ha portato beni di prima necessità: l’organizzazione ha anche distribuito 2.500 kit contenenti utensili per cucinare e 5 mila sacchetti d’acqua da un litro. Un aereo cargo di Medici senza Frontiere ha scaricato materiale sanitario, coperte, teli, set da cucina, tende. «Il livello di devastazione diHaiti non ha precedenti e le perdite registrate sono strazianti», ha affermato Barack Obama. Il presidente americano, alle prese con la prima massiccia emergenza umanitaria della sua amministrazione, ha ordinato giovedì l’invio immediato di oltre 5.500 militari e di una flotta di navi militari. Sabato il presidente Usa incontrerà l’ex presidente e inviato dell’Onu Bill Clinton, e George W. Bush per discutere del loro ruolo nella ricostruzione di Haiti. I soldati Usa già arrivati sull’isola hanno preso il controllo dell’aeroporto di Port-au-Prince e stanno regolando il traffico nello scalo per garantire un ordinato arrivo degli aiuti. I primi sono stati distribuiti nella tarda mattinata haitiana. Tra l’altro, la Casa Bianca annuncia che Cuba ha accettato di aprire il proprio spazio aereo agli Usa per evacuare dalla base di Guantanamo le vittime del sisma. Dal suo esilio in Sudafrica l’ex presidente di Haiti, Jean Bertrand Aristide, si è detto pronto a tornare nel suo paese per «portare aiuto alla ricostruzione». E mentre la Farnesina è al lavoro per cercare di rintracciare le decine di italiani che mancano ancora all’appello, sul fronte degli aiuti si muove anche il nostro governo: «Ad Haiti siamo stati come forze armate i primi a partire con un ospedale da campo», ha detto il ministro delle Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo alla trasmissione Mattino 5 . Successivamente, ad Affaritaliani.it, ha affermato che è caduta l’ipotesi di inviare una nave della Marina militare, la cui idea era stata avanzata dalle Froze armate brasiliani: «Le navi ci metterebbero 15-20 giorni, a seconda del tipo. Ma i soccorsi americani e dei Paesi vicini sarebbero già stati più utili di quanto potremmo fare noi».

VIA TERRA – I primi a passare all’alba la frontiera tra Repubblica Dominicana e Haiti sono stati i soldati di Rafael Delapena, il capo delle forze armate dominicane, che sta coordinando assieme ai suoi colleghi haitiani i primi aiuti via terra diretti a Port-au-Prince. Con il convoglio di aiuti ci sono numerose auto affittate dai giornalisti e una lunga colonna di volontari di tutto il mondo. Oltre a medicine, macchinari sanitari, nei loro convogli portano acqua e benzina, i due beni di prima necessità che scarseggiano nella capitale che dista dalla frontiera circa 28 chilometri di strada tutta dissestata e a curve continue.

 


CAOS
– La gente però è esasperata e alcuni imprecano contro Obama che non li avrebbe aiutati. I medici dell’ospedale Argentino di Port-au-Prince hanno assistito in queste ore a «scene terrificanti, per esempio bambini e anziani abbandonati davanti all’ingresso dell’ospedale». Molti circolano con un fazzoletto davanti alla bocca e alcuni scelgono la più macabra delle proteste: secondo un fotografo del settimanale americano Time, per le vie di Port-au-Prince sono stati eretti blocchi stradali utilizzando le macerie e i cadaveri che ancora aspettano una sepoltura. Il presidente haitiano, Renè Preval, ha reso comunque noto che 7 mila corpi sono stati interrati in una fossa comune. Oltre 1.500 morti sono stati ammassati nell’obitorio del policlinico di Port-au-Prince, dove camion requisiti dalla polizia continuano incessantemente a trasportare cadaveri in decomposizione per il caldo tropicale raccolti dalle strade o estratti dalle macerie. Tra le vittime figurano anche 37 membri della missione Onu ad Haiti, i dispersi 330 e le speranze di trovarli in vita si affievoliscono con il passare delle ore. «Andrò lì molto presto» ha assicurato il segretario generale delle Nazioni Ban Ki-moon.

 

VUOTO DI POTERE – Nelle ultime ore si segnalano anche numerosi saccheggi di negozi di generi alimentari della capitale e la missione di peacekeeping Onu è preoccupata per l’eventuale saccheggio di armi; tranquilla al momento la situazione nei magazzini del Pam, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Quattromila detenuti sono fuggiti dalla prigione centrale di Port-au-Prince, dopo il crollo dell’edificio causato dal sisma. Il presidente Preval, scampato al crollo della residenza ufficiale, è ricomparso in pubblico ma il caos regna sovrano nella capitale haitiana. Preval ha chiesto al Brasile di inviare al più presto armi e munizioni non letali per sedare eventuali rivolte nel Paese. In una nazione che nel recente passato ha visto succedersi guerre civili e colpi di Stato, il rischio che qualcuno possa approfittare della situazione per conquistare con le armi il potere è infatti alto. L’ambasciatore Benoit ricorda che in febbraio sono previste le elezioni legislative e in novembre quelle presidenziali. «Al momento non so però dire cosa succederà, un rinvio appare probabile», ha detto l’ambasciatore haitiano a Roma che comunque non vuole nemmeno sentire parlare di rischio golpe. «Non esiste il pericolo, le priorità sono altre. E poi i nostri alleati americani si sono mobilitati per aiutarci».

FRONTIERA – Al varco di frontiera più importante tra Repubblica domenicana e Haiti, a un’ora di strada dall’inferno di Port-au-Prince, «tutto procede bene – racconta all’Ansa un ufficiale dell’esercito dominicano – sono passati solo tantissimi feriti con ogni mezzo, ma è tutto tranquillo… almeno per ora». Ma sotto l’apparenza, cresce il timore che una grande massa di disperati haitiani possa forzare la mano pur di passare il confine. Tanto che giovedì le autorità dominicane avevano lanciato l’allarme alle proprie forze armate, poi rientrato, circa i rischi di un’ondata di profughi alle frontiere. Sono gli stessi ufficiali di polizia doganale dominicana ad avvertire i giornalisti: «Di là dalla frontiera vi attende l’inferno. È quello che vedrete. Molte carceri sono crollate e ci sono molti criminali in giro per Haiti. State molto attenti anche all’igiene. Portate molta acqua con voi, perché di là è quasi esaurita. Anche guanti e mascherine perché c’è il pericolo di infezioni».

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Quel che resta di Haiti è l’enorme nube di polvere che si alza sui palazzi che furono del potere. Niente ospedali, niente scuole. Solo morti e distruzione. La capitale Port-au-Prince sembra un grande cimitero. Fosse comuni di cadaveri ovunque. Bambini, tantissimi, una vera strage. E poi c’è chi è sopravvissuto, e si accalca nelle piazze (ma camminare è molto difficile) e prega per essere ancora vivo. Tutto è stato distruto dal terremoto che ha scosso il paese più povero del mondo. Il sisma ha buttato giù perfino la prigione, quella che si chiamava fortezza per definizione, lasciando fuggire migliaia di detenuti, criminali, ladri, assassini.

“E’ una catastrofe, i morti sono centomila”, urla a ogni microfono di radio e tv del mondo l’ambasciatore negli Usa Raymond Joseph. Ma nessuno riesce a tenere davvero la contabilità dell’orrore. I cadaveri non si contano, non si possono contare. “Sono ovunque”. Haiti non c’è più.

LA PRIMA VITTIMA ITALIANA – “Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port au Prince da genitori italiani è la prima vittima ‘italianà del tremendo terremoto che ha distrutto Haiti”. A rivelarlo è «La Gente d’Italia», il quotidiano d’informazione indipendente diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.

ARRIVANO I PRIMI AIUTI – E il mondo, commosso, corre in soccorso di Haiti: la Croce Rossa haitiana ha stimato tra 45.000 e 50.000 vittime fino a 3 milione di persone colpite. Un piccolo miracolo si è verificato nel quartier generale delle Nazioni Unite dove una squadra di soccorso Usa, a oltre 48 ore dal sisma, ha estratto illeso dalle macerie un agente estone. Nell’edificio, completamente distrutto, hanno perso la vita almeno 36 caschi blu e altri 150 mancano all’appello

MANCANO CENTO ITALIANI ALL’APPELLO – La Farnesina ha reso noto che sono “circa cento” gli italiani ad Haiti “contattati direttamente o indirettamente” dal ministero degli Esteri. Il capo dell’unita’ di crisi Fabrizio Romano ha aggiunto però che “diverse decine mancano ancora all’appello”. Il primo aereo italiano con una “advanced team” di esperti per coordinare gli aiuti è atterrato a Port-au-Prince.

100 MILIONI DAGLI USA – Barack Obama ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari e ha affidato i suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton il compito di coordinare gli aiuti. Gli Usa hanno messo in campo un’imponente operazione di soccorsi: navi da guerra, elicotteri, aerei da carico e portaerei oltre ad equipe civili e militari di risposta ai disastri, insieme a 5.500 soldati che sono in cammino verso Haiti. Dall’aeroporto di Pisa il C130J dell’Aeronautica militare italiana, con a bordo un ospedale da campo, beni di prima necessità e personale medico sanitario della Protezione civile. Si sono mossi anche Belgio, Lussemburgo, Francia, Regno Unito, Islanda. Tra i primi ad arrivare a Port-au-Prince un team di 60 specialisti cinesi in tuta arancione, veterani del terremoto del Sichuam, due anni fa, quando morirono 90.000 persone. Ma gli aiuti non arrivano con la rapidità di cui ci sarebbe bisogno.

DIFFICOLTA’ NEI SOCCORSI – Trascorse quasi quarantott’ore dal sisma di 7,3 gradi della scala Richter, non si vedono ancora i soccorsi: nessuna ruspa, nessuna ambulanza, nessun soldato nelle strade. Molte zone di Port-au-Prince sono ancora senza energia elettrica né acqua. La città è devastata e nelle strade si ammassano cataste di cadaveri coperte con lenzuola; i superstiti vagano alla ricerca dei loro cari tra le case crollate, guidati dalle grida di aiuto di quanti sono intrappolati sotto le macerie

Haiti, le testimonianze dei sopravvissuti

All’inizio, ho pensato che si trattasse di un terremoto normale”. Così Pedre Carel, conduttore di un programma in un’emittente radio di Port-au-Prince, ha raccontato la sua esperienza del sisma. “Ero in macchina – ha detto a ‘Liberation’ – diretto al lavoro. Ho sentito che la mia macchina sobbalzava un pò. E questo è durato tra i 6 ed i 10 secondi. Ho guardato davanti a me e ho constatato che molte persone cadevano per terra. All’inizio, pensavo si trattasse di un terremoto normale. Ho proseguito a piedi per raggiungere la radio ed è a quel punto che ho realizzato la portata della catastrofe. Le case crollavano, i feriti chiedevano aiuto”. “Poi, la gente è dovuta uscire di casa. Non c’è più elettricità, si dorme in strada. La gente ha iniziato ad aiutarsi a vicenda. Io sto negli uffici della mia radio, ho passato la notte a rispondere ai mezzi di informazione internazionali per testimoniare quanto accaduto. Tra poche ore, sorgerà il sole, la gente comincerà a cercare i feriti. Per il momento non abbiamo idea della portata dei danni perchè ci sono grossi problemi di comunicazione. Non so neanche se i miei famigliari si trovino in un luogo sicuro

 stata come un’ondata. Subito dopo la scossa abbiamo iniziato a vedere persone bruciate, seminude, che correvano disperate. Alcuni ora cantano: sentiamo dei canti religiosi che vengono dalla strada». E’ il racconto di un antropologo brasiliano, che al momento del terremoto si trovava davanti ad una libreria francese, «subito crollata»

“Ero in strada, guidavo alla ricerca di mia figlia” racconta un dj. “Vedevo la gente scappare e gli edifici crollare. Adesso le line telefoniche sono interrotte, funziona solo Skype. La gente cerca di autarsi, ma le comunicazioni sono difficili. I bambini cercano i loro genitori. Ma è tutto molto difficile. E’ difficile che i feriti vengano raggiunti dai medici». Poi un attimo di silenzio. «Ecco c’è un’altra scossa, trema tutto”.

Ciao a tutti,

Cerco di essere breve perché cerchiamo di fare economia di batterie. Il terremoto è avvenuto alle 17, mentre ci accingevamo a chiudere gli uffici di PV. Gli uffici terreno erano già invece tutti chiusi.

La prima scossa è stata fortissima ed è durata sicuramente più di un minuto. Appena possibile abbiamo lasciato i locali. Constatato che non c’erano danni rilevanti, siamo andati tutti a casa. Le strade però si sono rivelate una trappola. Io e la seconda macchina con Jean Philippe e un collega haitiano siamo rimasti bloccati per ore. Alla fine abbiamo deciso di far ritorno all’ufficio.

Ci siamo riforniti di acqua potabile e ci siamo diretti alla ex casa Zorzi, unica meta raggiungibile. Qui però ci ha sorpresi la seconda scossa, al che abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere casa mia, abbiamo chiesto ospitalità presso una struttura dell’ambasciata brasiliana che dispone di un grande cortile e che sapevamo avere internet. Da lì vi abbiamo scritto il primo messaggio.

Quando la situazione nelle strade si è un po’ normalizzata, verso le 22.00, ci siamo avventurati verso casa mia. Abbiamo praticamente attraversato la città. Il panorama è devastante. I piu importanti edifici sono scomparsi. Danni ingenti si registrano ovunque. Solo da quello che abbiamo visto noi, i morti non possono che contarsi a migliaia. Interi edifici di diversi piani sono completamente rasi al suolo.

Gravissimi danni ha subito un noto supermercato che a quell’ora non poteva essere che pieno di gente. È praticamente ridotto a niente. Verso mezzanotte ho potuto ritrovare mio marito, quindi abbiamo fatto un giro a casa di Jean Philippe, che è gravemente danneggiata e chiaramente non più abitabile. Quindi per ora sta da me.

Casa Edoardo-Alberta non sembra apparentemente aver subito gravi danni. Il nostro ufficio PV è integro. Rientrando a casa ho trovato l’accesso a internet e posso confermare che a LC la situazione non è grave e che i colleghi stanno bene.

Attraversando la chota abbiamo visto scene di devastazione terribili. Abbiamo notizia di almeno due colleghi che hanno trovato la casa rasa al suolo. (d’altronde anche quella di fianco alla mia non esiste più).

Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili. Il nostro viaggio verso casa è durato oltre due ore per fare meno di 10 chilometri. E per fortuna avevamo la jeep. Abbiamo cercato di portare aiuto come potevamo per trasportare i feriti, almeno i bambini non accopagnati, ma ci siamo presto resi conto di quanto poco servisse rispetto alla dimensione di questa tragedia. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è; rimasto sotto le macerie e i parenti impotenti che si disperano. Mancano luci per illuminare la scena e continuare a scavare, ora che è notte. Non possiamo che attendere domani mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi.

Il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani, non esiste più. Sul posto la minustah ha montato luci a grande potenza per poter continuare l’opera di soccorso. L’hotel Montana, dove oggi ho pranzato con la capa-missione Flasco è semidistrutto e conta 200 dispersi. Non ho sue notizie, ma a quell’ora avrebbe dovuto essere altrove. Spero per lei

Tutti i mezzi della missione ONU sono mobilitati per portare aiuto, ma le Nazioni Unite stesse hanno subito gravi danni, con il loro quartier generale semi distrutto e diversi impiegati civili dati per dispersi. In tutta la città la gente resta in strada: chi non ha più una casa, ma anche chi teme nuove scosse.

Della maggior parte dei colleghi haitiani non abbiamo notizie, come anche di moltissimi amici e colleghi. Abbiamo incontrato in strada il capo-missione di ACF (action contre la faim). Ci ha raccontato che il loro edificio è interamente distrutto e che per ore hanno cercato i colleghi vittime del crollo. Un loro collega haitiano manca e all’appello. Lo stesso capo-missione era leggermente ferito e cercava a piedi di raggiungere la propria abitazione e avere notizie della famiglia.

Ciò che abbiamo visto con Jean Philippe nell’attraversare la città è spaventoso. Non so davvero da che parte potremo ricominciare domani mattina. E mancano solo due ore all’alba, per fortuna. È terribile affrontare la notte in quste condizioni. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: «come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c’è più?». Li abbiamo lasciati nelle mani di un motociclista perché con la nostra auto non si andava più né avanti né indietro. Dove saranno ora?

Pregate per questo paese sfortuntissimo

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dal mio blog http://ilblogdimikidelucia.myblog.it le foto choc della tragedia Haiti, il governo: «140mila vittime»Italiano sotto le macerie, 21 i dispersiultima modifica: 2010-01-15T09:32:00+01:00da michelepositano
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