Obama come Bush: siamo in guerra

Obama serio 

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Terminate le vacanze nelle Hawaii il presidente Obama farà ritorno a Washington e nell’ Oval Office incontrerà i suoi consiglieri militari per studiare la possibilità di bombardare lo Yemen

 

Terminate le vacanze nelle Hawaii il presidente Obama farà ritorno a Washington e nell’ Oval Office incontrerà i suoi consiglieri militari per studiare la possibilità di bombardare lo Yemen dove – insistono – i terroristi si addestrano. La notizia è ufficiale, la conoscono tutti. Anche gli yemeniti che aiutano i terroristi in quel territorio. Manca soltanto che la Casa Bianca indichi il giorno in cui sganceranno le bombe, l’ora esatta e la località da colpire. Così i terroristi avranno tutto il tempo necessario per rifugiarsi nelle caverne dell’Arabia Saudita o trasferirsi nel Sudan o in altre parti. Quindi non cambierà molto.

Questo perché nessuna delle nazioni forti vuole considerare il terrrorismo come una “normale” guerra. Eppure il nemico atacca e uccide, brucia e conquista. Che cosa c’è di diverso dalle guerre contro la Germania nazista e il Giappone? Dice: sì, ma dove sono, dove li trovi i nemici? Chi è del mestiere sa dove si trovano per cui non si puo’ dire: sì, ma dove sono, dove andiamo a trovarli. Tutta la commedia (tuttavia necessaria) degli aeroporti sotto chiave perché c’è qualcuno che ha una bomba nelle sue mutande va risolta chiedendosi seriamente da dove viene il terrorista pronto a farsi saltare in aria, come facevano i kamikaze giapponesi. Partire da lì, allora..Colpire e distruggere i ponti di chi li ospita con piacere, attaccare le loro basi, bombardare a tappeto dove si addestrano, proprio come intendono fare nello Yemen, ma senza il preavviso. Insomma,questi terroristi ci fanno paura sì o no,ci ammazzano sì o no. E allora? Perché cosiderarli martiri senza un punto d’origine?
 
Non sono gli “angeli di Allah” che attaccano i cattivi dell’Occidente. Sono i nemici e basta. Colpisce ora il “voltafaccia” di Barack Obama che, secondo i suoi avversari, prima delle elezioni aveva detto che avrebbe cambiato le cose a modo suo, parlando con i musulmani, riaprendo le conversazioni con loro. Dentro la Casa Bianca, ci hanno riferito sottovoce, tutti gli  uomini del presidente sono rossi dalla rabbia perché furono loro a
insistere: noi non saremo Bush, noi faremo le cose senza versare sangue. Non sarà così se bombarderanno lo Yemen. Si puo’ facilmente immaginare la reazione dei musulmani sui civili americani e europei. Ci sarà sangue.
Tutto questo insegna qualcosa al mondo: cioè che non è saggio dire non farò come il mio predecessore, per noi i
musulmani sono amici .Ora gli americani non  credono piu’ alle “profezie” di Barack Hussein Obama. Forse stiamo assistendo al lavoro di un altro “chief” statunitense che non andrà oltre i quattro anni del suo mandato, proprio come Carter.

Benny Manocchia

Obama come Bush: siamo in guerraultima modifica: 2010-01-03T15:13:25+01:00da michelepositano
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